Di Piera Serusi.
La Saras, c'è da scommetterci, rimetterà in pista la sua agguerrita squadra di avvocati e presenterà ricorso al Consiglio di Stato. Intanto, però, ad Arborea ci si gode la vittoria e il sindaco Manuela Pintus annuncia una grande festa: «La mobilitazione popolare non è stata vana. Questa buona notizia dà nuova linfa anche alla protesta di altre comunità». Una buona notizia mentre, fra l'altro, la Sardegna (come altre regioni) si prepara al referendum antitrivelle. A tre mesi esatti dall'udienza al Tar di Cagliari, quando una truppa di cittadini piombò in piazza del Carmine sventolando le bandiere del comitato “No al Progetto Eleonora”, arriva la sentenza con cui i giudici amministrativi respingono il ricorso della società petrolifera contro il no del Savi (il servizio che fa le valutazioni d'impatto ambientale), dichiarano inammissibile la richiesta di risarcimento danni (7 milioni di euro) inoltrata alla Regione, e bocciano così, su tutta la linea, il progetto per l'attivazione di un pozzo di ricerca del gas metano nella piana di Arborea. Una tegola non da poco sulla testa della Saras, e proprio nel giorno in cui la compagnia organizza una festa nell'anno del mezzo secolo di attività in Sardegna. Che sia l'esito fausto di una sola battaglia o la vittoria della guerra, certo è che le trivelle che dovevano cercare il gas sotto i verdi pascoli della cittadina dell'Oristanese non canteranno. «L'analisi fatta dai giudici è ineccepibile e non fa altro che dar conto dell'ineccepibilità del percorso procedimentale seguito dal Savi», sottolinea l'avvocato Mauro Barberio, legale del Comune, che nell'udienza del luglio scorso ribadì i costi dell'operazione. «Con l'estrazione del gas, alla Regione, e nemmeno al Comune, andrebbero 3 milioni di euro l'anno di royalties; che per vent'anni (la vita preventivata del pozzo, ndr ) fanno 60 milioni. Ebbene, ad Arborea solo il comparto lattiero caseario vale 150 milioni di euro ogni dodici mesi; e 45 milioni quello ortofrutticolo, e 25 milioni l'itticoltura». A settembre dello scorso anno il Servizio di sostenibilità ambientale della Regione aveva bocciato il progetto con cui Saras chiedeva il via libera all'attivazione di un pozzo di 2.850 metri, poco distante dallo stagno di S'Ena Arrubia e a tre chilometri e mezzo dal centro abitato. Un piano archiviato con dichiarazione di «improcedibilità» e con l'interruzione della procedura di Via (valutazione di impatto ambientale), perché «in contrasto con atti di pianificazione regionali e comunali». Ovvero Piano paesaggistico e Puc. I giudici amministrativi si soffermano pure su un altro punto, ovvero sul fatto che «l'opera prevista non può ragionevolmente considerarsi precaria e temporanea », così come sostiene la Saras. Non può esserlo perché, a parte la durata dell'intervento, la struttura del pozzo è ovviamente ancorata a terra con una torre alta 40 metri e un piano in cemento. «Non è un rilievo da poco», avverte l'avvocato del Comune di Arborea.
Ieri Saras ha diffuso un comunicato assai stringato, ma tra le righe s'indovina già la battaglia a colpi di carte bollate. «Prendiamo atto della decisione assunta dal Tribunale amministrativo regionale. Al di là degli aspetti legali che saranno oggetto di valutazione - è scritto nella nota -, fin dal principio ci siamo impegnati in un progetto imprenditoriale sviluppato secondo i migliori standard tecnici e di ricerca della compatibilità ambientale, anche in linea con i permessi di ricerca regionali». Il ricorso al Consiglio di Stato è dietro l'angolo. Ad Arborea, intanto, si festeggia. Questa è la cittadina dove, alle ultime elezioni amministrative, il comitato anti-trivelle ha conquistato il Comune. «La nostra forza - ripete il sindaco Manuela Pintus - è legata alla mobilitazione popolare». È quel che dice pure Paolo Piras, portavoce del comitato “No al Progetto Eleonora”: «Questa è una sentenza che rende finalmente giustizia alla fatica e alla passione che migliaia di sardi, cittadini di Arborea ma non solo, hanno messo in questi anni nella difesa della propria terra. C'è una nuova coscienza civica che ci spinge a continuare l'impegno per la difesa della Sardegna dai tentativi di assalti speculatori».
(Da "L'Unione Sarda")
Ieri Saras ha diffuso un comunicato assai stringato, ma tra le righe s'indovina già la battaglia a colpi di carte bollate. «Prendiamo atto della decisione assunta dal Tribunale amministrativo regionale. Al di là degli aspetti legali che saranno oggetto di valutazione - è scritto nella nota -, fin dal principio ci siamo impegnati in un progetto imprenditoriale sviluppato secondo i migliori standard tecnici e di ricerca della compatibilità ambientale, anche in linea con i permessi di ricerca regionali». Il ricorso al Consiglio di Stato è dietro l'angolo. Ad Arborea, intanto, si festeggia. Questa è la cittadina dove, alle ultime elezioni amministrative, il comitato anti-trivelle ha conquistato il Comune. «La nostra forza - ripete il sindaco Manuela Pintus - è legata alla mobilitazione popolare». È quel che dice pure Paolo Piras, portavoce del comitato “No al Progetto Eleonora”: «Questa è una sentenza che rende finalmente giustizia alla fatica e alla passione che migliaia di sardi, cittadini di Arborea ma non solo, hanno messo in questi anni nella difesa della propria terra. C'è una nuova coscienza civica che ci spinge a continuare l'impegno per la difesa della Sardegna dai tentativi di assalti speculatori».
(Da "L'Unione Sarda")
Nessun commento:
Posta un commento
Qualsiasi commento anonimo o riportante link NON sarà pubblicato
Any anonymous or linked comments will NOT be published