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lunedì 13 febbraio 2017

LA CULTURA SPORTIVA? QUELLA DEL DENARO (13/02/2017)

Di Oliviero Beha.


A proposito di stadi. Naturalmente in un Paese senza memoria ci si è completamente dimenticati dell’epopea disastrosa di Italia’90 in cui ovviamente gli stadi (e le persone: Carraro, Montezemolo, il Caf…sembrano le guerre puniche) hanno fatto la parte del leone. Chi si ricorda dei costi decollati? E dei morti nei cantieri? E oggi di quegli stadi che ne è stato, a 27 anni di distanza? Quello delle Alpi ha permesso all’astuto club targato Fiat di farci sopra l’ormai leggendario “Juventus Stadium” (si fanno tanti punti in più in casa, recita il tifoso…), l’Olimpico di Roma per essere coperto (altrimenti non poteva ospitare la finale, sperata per l’Italia, Carraro dixit e poi smentì anni dopo) violò l’armonia del rapporto monte-fiume, resi visualmente incomunicabili, scandalizzando gli ambientalisti e qualche figura pubblica di buona volontà. Poche. Degli altri stadi, all’epoca oggetto di fantasmagorici spot televisivi da parte di registi famosi, c’è poco da dire se non che risultarono presto per un motivo o per l’altro tutti inadeguati. L’esempio contrario l’avrebbe dato successivamente lo stadio di Udine, alias “Dacia Arena”, un vero gioiello costruito su quello esistente, pian piano, senza aumento di cubature estranee e grazie a un accordo con il Comune per varie decadi, come vorrebbe quando possibile l’omonima legge passata all’inizio del 2014 dopo una bagarre di anni. E ci credo: quella degli stadi era stata immediatamente concepita come un’occasione d’oro di cementificazione al di fuori di ogni Piano regolatore, meglio se sotto forma di edilizia residenziale (Lotito docet…). Ci pensavo, all’indomani dell’orgia sanremese che non ci ha risparmiato Totti vessillifero del nuovo stadio come lo era stato per i Giochi del 2024, al genetliaco di un italiano famoso nel mondo, leggermente più di Renzi. Sto parlando di Franco Zeffirelli, autore di uno spot splendido all’epoca, gli occhi ancora scintillanti a 94 anni, la croce della Regina d’Inghilterra sul petto in una giacca di velluto viola scuro, lui tifosissimo della Fiorentina e felice perché finalmente sta per inaugurarsi la sua Fondazione nel vecchio Tribunale di Piazza San Firenze, a un fiato da Palazzo Vecchio. Uomo generoso come pochi e artista fin nel midollo, che piacciano o no le sue opere, avrebbe potuto godere di un appoggio per questa iniziativa da parte di Diego Della Valle, esperto invece in Colossei. Niente. Vedremo se e quanto sarà speculativo il nuovo stadio della Fiorentina, annunciato da anni. Speculativo in dosi industriali, con tutti i risvolti politici romani e nazionali che quotidianamente conoscete, è il progetto per la Roma di Pallotta e Parnasi. È evidente a chiunque non sia accecato dal tifo o non abbia pesanti interessi nel “Business Park” del “Business Stadium”con tre “Business Towers” in un terreno inadatto (cfr. qui Vittorio Emiliani giorni fa), che si sta per commettere un delitto alla moviola. E la resistenza della Raggi e dell’amministrazione capitolina è una zeppa in un ingranaggio già avviato da tempo. Per non essere stritolati (cfr. Di Maio cuor di leone) si affannano ora a dire che nessuno gli toglierà lo stadio, bisognerà solo renderlo compatibile con la quantità di cubatura nuova. Se vi andare a riprendere la smozzicata legge del 2014, non è davvero a questo progetto che mirava, bensì alla protezione urbanistica del territorio prospiciente agli stadi (come a Torino, come a Udine). Qui si vuol mangiare la foglia, l’albero, la foresta ed edificarci sopra…Non voglio convincere nessuno, ormai in quest’Italia delitto più delitto meno… ci penseranno figli e nipoti, spero… Ma almeno una cortesia: come per le Olimpiadi, non si dica che chi non le vuole o chi vuole “solo” uno stadio corredato da un cordone di negozi, meglio se all’interno (cfr. gli ultimi stadi del Nord Europa) è contro lo sport o contro il calcio. Qui lo sport e il calcio sono ospiti pretestuosi. In ballo c’è una precisa cultura che di sportivo ha poco o nulla, quella del denaro, e solo quella. “Fondamentalismo finanziario”, per dirla secondo la terminologia anti Isis parafrasata. E la pagheremo noi…

(Da "Il Fatto Quotidiano")

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