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sabato 20 maggio 2017

IL NAPOLI E' SPACCATO:COMUNICATO DEI GIOCATORI SEGUITO DA QUELLO DELLA SQUADRA (11/05/1988)

Di Giampaolo Carboni.


Ecco il comunicato dei giocatori del Napoli: "Premesso che siamo professionisti seri e che nessuno questo può negarlo, a seguito della situazione che si è venuta a creare, noi riteniamo giusto chiarire la nostra posizione. La squadra è sempre stata unita e l' unico problema è il rapporto mai esistito con l' allenatore, soprattutto nei momenti in cui la squadra ne aveva bisogno. Nonostante questo gravissimo problema, la squadra ha risposto sul campo sempre con la massima professionalità. Di questo problema la società era stata preventivamente informata". Firmato: I giocatori del Napoli. Alle 12,10 Garella è uscito dallo spogliatoio con le ciabatte di plastica ai piedi, l' accappatoio bianco e azzurro della società malamente allacciato in vita. In mano aveva un foglio scritto da entrambe le parti a stampatello, con una biro, anche lei azzurra, come tutto nelle mattine al San Paolo, sotto il cielo chiaro e caldo. Garella inizia a leggere quello scritto pieno di correzioni, quello che presto diventerà un comunicato del Comitato di Liberazione da Bianchi. Il portierone scandisce le parole, preso dal momento estremo, con quel suo lieve fischio nella dizione che aggiunge un po' di imbarazzo alla sua intelligenza, così come in porta con la sua goffaggine si è sempre sposata all' agilità. Garella, dopo la dichiarazione di guerra, è rientrato velocemente negli spogliatoi, stringendo l' accappatoio e quello che restava della grandezza del Napoli. Non era mai successo che una squadra rigettasse un allenatore, non era mai successo una tale pubblica disperazione dopo uno scudetto perso, dopo i litigi nascosti, in una squadra che non è ai piedi ma ai vertici del calcio e dei suoi fenomeni. Si concludeva così con due giorni di silenzi e di grida improvvise, con Maradona ancora latitante e altri giocatori, come De Napoli, che improvvisavano attacchi contro il tecnico. All' allenamento di ieri mattina c' era la curiosità, l' argentino aveva preannunciato la sua presenza, poi era arrivato Signorini, preparatore atletico personale che annunciava invece l' addio di Maradona al campionato, la sua andata in vancanza. In campo Bianchi seguiva l' allenamento un po' più da vicino, questione di pochi metri, rispetto alle distanze anni-luce dalle quali osservava di solito le partitelle dei suoi. Quella distanza sembrava un messaggio: guardate questi scavezzacollo come fanno e come riusciranno a mandare in malora quattro punti di vantaggio. Ma i pochi passi di Bianchi non sono bastati, c' era la tempesta già pronta e la multa che stava per colpire Garella, dopo le sue dichiarazioni post Firenze. Si cercava il capro espiatorio, si voleva colpire il primo per poi colpire altri, e allora i giocatori hanno risposto, con una guerra civile dove da una parte c' è Bianchi e dall' altra i mille interessi diversi di una decina di professionisti. Ma quando è stato deciso il comunicato? "L' abbiamo preparato adesso" dice Giordano, il primo a uscire dallo spogliaotio, "ma da tempo era pronto!". I giocatori escono tutti insieme, Francini e Careca non parlano, Carnevale dice solo che "che siamo d' accordo nel non fare altri commenti". Escono insieme come operai di Danzica, forse non hanno vinto, forse il loro padrone è un' entità astratta e lontana, certo hanno fatto bene la loro politica, hanno lanciato una sfida che dovrà essere raccolta e costringerà la società e Bianchi a schierarsi. La città negli ultimi giorni aveva cominciato a puntare i giocatori, i tifosi hanno attaccato i loro manifesti, su Garella e compagnia si stava per abbattere l' ira degli scugnizzi, per quanto questi abbiano ancora voglia di rovinarsi la vita con le amarezze del pallone. E si sono ritrovati così, compatti, a difendere il loro portiere e a chiedere la testa di Bianchi. Garella poi ha continuato, salvando la gestione di Ferlaino. "Il mio rapporto con il presidente è perfetto" ha aggiunto, indicando così al popolo il buono e il cattivo di questo Napoli. "Mentre invece per ricucire il mio strappo con Bianchi non basterebbe un chilometro e mezzo di filo". Ma il Napoli, il suo refe ha tentato di usarlo subito. Alle 12,37, mentre ormai si respirava aria di Bastiglia, arrivava al campo Moggi, direttore sportivo di una squadra in rivolta. Le panche dello spogliatoio vedevano un altro incontro di tensione, con Bianchi, presente l' allenatore in seconda Casati e il segretario di Moggi, Pavanese. Un' ora e dieci di colloquio drammatico, e guardarsi nelle mani quello che non c' era più. Alle 13,47 Bianchi è uscito ed è scappato via, lasciando sulle rovine del miracolo che aveva costruito solo poche frasi smozzicate. "Il calcio è questo. Non ho nulla da dire. Prendo atto del comunicato. Avrò anch' io qualcosa da dire". Forse anche Moggi aveva qualcosa da dire ma non ci riusciva, apparendo stanco e distrutto, senza una verità da poter dare subito alla gente. "Ferlaino è a Roma. Quando rientrerà valuteremo le risposte da dare". Come a dire che lui è sorpreso e non sa gestire questa emergenza, così come è stata insufficiente, durante l' anno, la mediazione con i giocatori e i vertici. "Qualcosa non funziona. Ma noi non abbiamo sottovalutato nulla". Hanno sottovalutato invece, per esempio, il voltafaccia di Bagni, dopo un campionato alla Enrico Toti, imposto in squadra da Bianchi contro il volere dei compagni; aveva chiesto un contratto biennale, gli è stato negato, lui ha promesso di andare anche a Cesena, ma dopo aver lasciato dietro di sè qualche cadavere ed essersi ricongiunto ai compagni "in lotta". "Avessimo vinto lo scudetto non sarebbe successo" ribadisce De Napoli, uno del quale si ignoravano finora i rancori. "Ma la situazione era nota da tempo". Solo che la società ha sperato che le liste di epurazione arrivassero prima dello scoppio della guerra. E mentre si ergono le barricate c' è chi dice e non si espone. Maradona, pare, è informato della cosa, fa sapere Ferrara, ma quel che pensa non fa parte del pensiero comune. I pensieri degli altri, invece, sono semplici e terribili: il presidente ha una squadra dissolta, unita, ma agonisticamente dissolta; un allenatore deve decidere se andare in panchina domenica prossima a dare ordini a gente che lo disprezza; c' è un direttore tecnico venuto qui con un terzino che era nazionale, e che adesso si ritrova con un crac completo nel suo rapporto con i giocatori. 
Il Napoli, incassato nella mattina il colpo dai giocatori, si è subito messo in moto per restituirlo. A sera la società ha diffuso il suo controdocumento. "La S.S.C. Napoli, di fronte al comunicato firmato dai calciatori, non può che rammaricarsi per l' inopportunità e la scorrettezza di quanto affermato, ricordando che il campionato non è ancora concluso e va condotto sino in fondo con professionalità e agonismo nel rispetto del proprio pubblico e della maglia di campione d' Italia. Il Napoli invita, dunque, i propri calciatori, protagonisti di una stagione comunque prestigiosa, a una serena riflessione, mentre ribadisce la fiducia nel proprio allenatore". Giocatori "scorretti" quindi: una risposta dura, anche se rimanda a tra quattro giorni, a dopo la partita con la Sampdoria, la resa dei conti. Quello che è certo è che, se la richiesta implicita dei calciatori erano le dimissioni di Bianchi, su questo punto la sconfitta è stata totale. Il Napoli ha subito ribadito la fiducia nell' allenatore, anche se Moggi non ha voluto definirla un' automatica riconferma. Per ora non ci saranno neanche misure disciplinari, che probabilmente incendierebbero ancora di più la situazione senza portare nessun giovamento: la stagione è finita, tanto vale passare direttamente all' allontanamento dei giocatori. Ferlaino veniva dato fuori Napoli fino a sera, ma contatti tra lui e i vertici della società sono avvenuti nel pomeriggio, per preparare la controffensiva della società. Ufficialmente il Napoli parlerà con i giocatori domani mattina prima dell' allenamento al San Paolo. Il discorsetto potrà essere duro o di circostanza, ma certo sarà differenziato tra chi resta e chi parte: per spaccare il fronte della protesta è probabile che la società abbia ascoltato alcuni "guaglioni" già da ieri pomeriggio. Su tutti, poi, l' incognita Maradona. Si ignora se anche lui abbia concordato il comunicato di protesta. "Ma io vedo la firma di tutti i giocatori del Napoli" diceva Moggi. La sua opinione ufficialmente è ignota, però senza le sue idee il nuovo Napoli non può nascere. Che resti anche Bianchi, basta che mi diano una squadra che vince, è il credo da sempre dell' argentino. La protesta poi è contagiosa, e in ultimo è arrivata anche l' Associazione Italiana Napoli Club a lamentarsi: domenica esporranno striscioni per invitare alla punizione dei responsabili della "resa" e chiedono, inoltre a Ferlaino, un colloquio a fine campionato per discutere di quello che è accaduto alla squadra.
Le poche righe firmate da tutti i giocatori del Napoli hanno un effetto raggelante e devastante. Uscire allo scoperto, anche in un modo così drastico, è sempre meglio dei sussurri di spogliatoio e delle confidenze ("da non scrivere") ai giornalisti amici. E' un gesto, apparentemente, di responsabilità e richiama alla mente una uscita analoga dei giocatori del Barcellona, però contro il presidente Nunes. Qui, ancora, c' è un uomo solo sul banco degli imputati: l' allenatore Bianchi. Rapporto inesistente, due parole pesanti. Nemmeno deteriorato, proprio inesistente. Per chi vuole andarsi a rileggere le sbrodolate encomiastiche degli stessi giocatori verso lo stesso tecnico, artefice primo del primo scudetto napoletano, gli archivi sono aperti. Ma c' è un dubbio: i giocatori raccontavano bugie allora o le raccontano adesso? Oppure, come è possibile che una squadra stia cinquanta domeniche in fuga, come ha fatto il Napoli, senza un minimo di feeling fra spogliatoio e panchina, fra giocatori e tecnico? Posso supporre che i giocatori del Napoli, quelli dati per partenti e quelli che resteranno uniti nel sottoscrivere, siano rimasti più atterriti dalla prospettiva di un' altra stagione con Bianchi in panchina che dall' amarezza loro e dei tifosi per aver perso la volata col Milan. Ora la patata bollente passa a una società che ha la grande colpa di non aver saputo intervenire in tempo, per ricucire lo strappo. Ormai è tardi, è frattura netta. Qualcosa è cambiato nelle strutture: nella funzione di "cuscinetto" fra le posizioni di giocatori non sempre facili da gestire e di un tecnico che certamente morbido non è, prima c' erano Allodi e Marino. Forse più collaudati, come esperti dei luoghi, di Luciano Moggi. In questa circostanza, difendere Bianchi, lavoratore serio e tecnico preparato al di là di certi spigoli e ombrosità, è fin troppo ovvio, ma tanto vale scriverlo chiaramente. In questo gioco al massacro (noi siamo bravi professionisti, non è colpa nostra, è colpa sua) mi riesce veramente difficile capire le ragioni dei giocatori. Qualche errore Bianchi può averlo fatto, ma non può avere sbagliato tutto. Se ci sono episodi particolarmente gravi, i giocatori ce li raccontino. Ma questa scissione di responsabilità, a scudetto non ancora ufficialmente perso (altro piccolo dettaglio) sa più di "mors tua vita mea" che di nobile insurrezione. E' inaccettabile nei tempi nei modi e nella sostanza. Diciamolo a voce bassa, non è il caso di indignarsi per queste faccende di retrobottega. A uscirne male è l' immagine di un Napoli ridotto allo sfascio, in cui ben si inserisce il manifesto che invita i tifosi a disertare il San Paolo. Consentite, infine, un modesto consiglio indirizzato al mostro di Brescia: salutare e togliere il disturbo.

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