Di Erminio Ariu.
È ripartita, dopo due anni, la protesta dei lavoratori Alcoa. Ieri prima giornata di mobilitazione fuori dai cancelli, con una forzatura simbolica ma significativa, ai cancelli della base militare di Decimomannu. Poi un incontro “politico” con il prefetto Giovanni Balsamo. Il rappresentante del governo ha smorzato i pochi entusiasmi presenti nei lavoratori della grande fabbrica di alluminio: la crisi è globale, soluzioni semplici non ve ne sono. Sveglia di notte per gli operai ieri mattina. Prima delle cinque erano già davanti allo stabilimento. Poi la tromba usata come urlo di battaglia, ha dato il segnale di partenza e 100 auto hanno preso la direzione di Villamassargia. La meta concordata dai segretari territoriali di Fiom-Cgil, Fms-Cisl e Uilm è rimasta coperta per evitare che le forze dell’ordine, presenti in massa, con una trentina di uomini di Polizia e Carabinieri potessero presidiare l’obiettivo prescelto. Si temeva un passaggio all’aeroporto di Elmas invece al bivio per Villasor l’auto apripista pavesata dalle bandiere del sindacato ha svoltato verso la base militare di Decimomannu. L’effetto sorpresa ha funzionato: la sentinella appena si è vista circondata da uomini con il volto coperto da passamontagna ha dato l’allarme, ma i manifestanti avevano superato il primo sbarramento ed erano già entrati in zona militare, senza però superare il secondo cancello della base. Si è temuto lo scontro: da una parte una quarantina di uomini in divisa e dall’altra gente disperata che urlava a squarciagola. Al secondo cancello si è formato formato un robusto schieramento di tute mimetiche e di ufficiali in grigio verde, con un gigantesco mezzo antincendio dell’Aeronautica usato come deterrente. Man mano che i metalmeccanici avanzavano il fronte opposto si rafforzava. «Sparate se siete capaci», urlavano gli operai. Franco Bardi, Rino Barca, Daniele Piras e Angelo Diciotti, di Cgil, Cisl, Uil e Cub hanno fermato il primo tentativo di sfondamento. «Non facciamo sciocchezze, sapete a quali conseguenze si va incontro». A cercare di mediare si sono alternati i dirigenti del commissariato di Carbonia, Cosimo Bari e Fabrizio Selis. Alla fine il capitano dei carabinieri di Iglesias Raffaele Cossu, è riuscito a stabilire un contatto con il comandante dell’Aeroporto Militare e a sottoscrivere l’armistizio. Nel contempo il prefetto confermava la volontà di ricevere i sindacalisti. Mossa che ha stemperato gli animi. Il lungo serpentone metallico si è rimesso in moto in direzione di Cagliari, dove sono stati ricevuti dal prefetto poco dopo le 12. A lui Massimo Cara (Cisl) ha regalato un casco segnato Alcoa come simbolo di una lotta che deve avere come alleati anche i rappresentanti del governo. «Il problema - ha detto il prefetto - non è di facile soluzione. La crisi è mondiale e dalle recenti dichiarazioni del presidente della banca centrale europea, Mario Draghi, si avverte che la situazione e più grave del previsto. Occorre tamponare questa falla e mi farò carico dei vostri problemi».
(Da "La nuova Sardegna")
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