Di Erminio Ariu.
Ore decisive per l’Alcoa. Dal Sulcis sono partiti 400 operai in vista del vertice di stamane al Ministero. Cappellacci lascia trapelare che non sono escluse barricate. E i partiti si mobilitano. Il segretario del Pdl, Angelino Alfano, fa sapere al governatore di aver contattato Passera chiedendo il suo intervento diretto alla riunione. «La Sardegna con voce unitaria ribadisce che il sito di Portovesme ha un futuro ed è strategico: per la nostra isola e per l’intera economia nazionale». Così il presidente della Regione. Intanto, secondo fonti sindacali, alle tre note (delle svizzere Glencore e Klesch, oltre che dell’austriaca Hammerer Aluminium Industries), si sarebbero aggiunte altre due manifestazioni d’interesse per la fabbrica. Una arriva da un industriale, l’altra da un fondo finanziario statunitense. Il Pd in direzione nazionale esprime solidarietà ai lavoratori di Alcoa, Eurallumina e aziende collegate. I parlamentari democratici si dicono impegnati «a promuovere e sollecitare l’intervento del governo per misure che creino strutturali condizioni nel Paese per lo sviluppo della filiera-alluminio». Al di là della presenza di Passera all’incontro odierno, comunque, un fatto sembra evidente: dal vertice di oggi dipende la sorte dello stabilimento. Quel polo che Alcoa ha deciso di smantellare mettendo tutti insieme alla porta 501 dipendenti: per precludere – pensano i sindacati – ad altri mille operai delle imprese d’appalto e dei servizi la possibilità di timbrare il cartellino per le manutenzioni. L’energia a costi competitivi resta quindi la richiesta più pressante di Cgil, Cisl e Uil: «Che si chiami contratto bilaterale o che abbia un altro nome poco importa, serve un importo di Mwh in linea con le condizioni europee», spiega Daniela Piras, della Uilm del Sulcis. Cioè stessa soluzione che per Alcoa è stata adottata in altri Paesi europei. In fase di preparazione, ieri a Cagliari si è svolto un incontro alla Regione. Presenti capigruppo, parlamentari e la presidente del Consiglio, Claudia Lomardo. La riunione è stata giudicata deludente dai segretari di Fiom Cgil, Fim-Cisl e Uilm. Questo perché nelle ultime settimane a Roma, oltre agli impegni assunti dal sottosegretario allo Sviluppo economico, Claudio De Vincenti, non si sarebbe mossa foglia. Le insistenti richieste di un accordo bilaterale Enel-Alcoa per la fornitura di energia elettrica a prezzo accettabile non avrebbero prodotto effetti nelle due aziende. «Così partiamo preoccupati – dice Roberto Puddu, della Cgil – Avvertiamo che i responsabili della politica industriale nazionale e regionale continuano a scaricare su terzi le responsabilità di essere nella fase iniziale della vertenza. È un ritornello che ha stancato e che rischia di cancellare un settore come quello dell’alluminio. A parole si dice che il comparto è strategico, poi nessuno si muove per salvaguardarlo». A ogni modo, oggi, il sindacato è deciso a strappare la conferma che la fabbrica non sarà chiusa prima del trasferimento a terzi degli impianti. «C’è un’altra ipotesi da valutare attentamente – insiste la Cgil – Il governo pretenda da Alcoa la restituzione di 400 milioni. E allora, se la società non dovesse ottemperare agli impegni, si proceda a farla fallire». Ieri pomeriggio, in un clima di altissima tensione dallo stabilimento di Portovesme sono uscite quasi 300 tute blu che hanno preso posto nei 5 pullman messi a disposizione dal sindacato per il viaggio verso Roma. «Siamo decisi a farci valere – sostengono Franco Bardi (Fiom Cgil) e Daniela Piras (Uilm)- Il nostro obiettivo è rientrare con la garanzia che la fabbrica continuerà a produrre». Altri operai sono partiti in aereo da Elmas. «Domani davanti al Mise saremo quasi 400», annuncia Rino Barca, segretario della Fim Cisl.
(Da "La nuova Sardegna")
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