Di Umberto Aime.
Alcoa ha ceduto. Il muro americano è crollato. Finalmente. Tutti lo hanno preso a picconate: gli operai, commoventi nella protesta fino a tarda notte, il ministro Corrado Passera, che dopo aver delegato Cladio De Vincenti, sottosegretario, è entrato a gamba tesa sulla multinazionale Usa. Poi a caricare sono stati i parlamentari sardi, l’assessore all’industria Alessandra Zedda, Tore Cherchi, presidente della Provincia Carbonia-Iglesias, e soprattutto Ugo Cappellacci. Il risultato è che i lavoratori riceveranno la busta paga piena fino al 31 dicembre 2012. In assenza di un acquirente la fabbrica continuerà a marciare fino al 31 ottobre, in caso di vendita sarà fermata un mese prima, per essere poi consegnata al nuovo padrone. Eventuale cassa integrazione soltanto dal primo gennaio 2013. Il governatore lo aveva giurato, lunedì a Villa Devoto: «Se non c’è l’accordo, alzeremo le barricate e vedremo chi vincerà il braccio di ferro». L’esercito di Sardegna ha risposto duro a uno degli inviati americani, il responsabile mondiale della produzione, che continuava a dire no a ogni proposta: «La vostra arroganza — ha replicato Cappellacci — comincia a essere insopportabile». Alle 21, dopo dieci ore, il colosso si è sbriciolato pressato dalla ribellione, dal governo, dalla Regione, dalla Provincia e da una pattuglia di sindacalisti rocciosi, Bruno Usai, Massimo Basciu, Rino Barca, Franco Bardi, Daniela Piras e Massimo Cara. Fra otto giorni non partiranno le lettere di licenziamento, a luglio non ci sarà il blocco degli impianti. Se continueranno a esserci gli attuali potenziali compratori, in testa oggi ci sono i tedeschi della Hammerer, fra pochi mesi Alcoa sarà venduta come una fabbrica a pieno regime, e che anche a febbraio ha chiuso il bilancio in utile. Solo se nessun acquirente formalizzerà l’offerta partirà la cassa integrazione. Ma gli stessi americani hanno svelato: «In molti hanno già bussato alla nostra porta». Fino ad agosto, ma potrebbe essere anche dicembre, l’Alcoa continuerà a sfruttare le tariffe agevolate accettate dall’Europa, e potrà avere anche qualcosa di più con la proroga prevista dell’indennizzo «super interrompibilità», oltre 34 euro per ogni megawatt. Agevolazione confermata da Passera, col lasciapassare di Bruxelles, perché «l’alluminio deve continuare a essere un’attività strategica del Paese». Con o senza gli americani, questo è il messaggio dal fronte, ribadito dal segretario regionale della Cisl Giovanni Matta. Cappellacci lo dirà soddisfatto poco prima delle 23: «È stata una trattativa estenuante. Ma noi non siamo mai arretrati un passo e la vecchia Alcoa ha chinato il capo». E gli operai hanno applaudito.
(Da "La nuova Sardegna").
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