mercoledì 26 febbraio 2014

L'UCRAINA TRA IL NUOVO GOVERNO ED IL MANDATO INTERNAZIONALE CONTRO YANUKOVICH (26/02/2014)

Di Giampaolo Carboni.

C'è un paese che in piazza celebra i funerali di quei giorni tragici alle spalle non sapendo ancora come vivrà i prossimi e che futuro avrà la propria nazione mentre Mosca,come detto e per sua sicurezza,allerta le proprie truppe in Crimea.
Nella Piazza Indipendenza di Kiev sembra che la cosa,eventi luttuosi da celebrare con tragica sequenza a parte,non faccia alcuna differenza specie in chi crede ancora in un Ucraina unita in un unico stato come è stata in questi oltre venti anni e così si prosegue dritti senza remora alcuna per la propria strada e nomina primo ministro del dopo Yanukovich un fedelissimo dell'ex imprigionata Yulia Tymoshenko: si tratta di Arseny Yatseniuk, designato nella cosiddetta “veche”, un’assemblea popolare ispirata alle antiche tradizioni tribali slave. È la piazza a decidere, come fece a suo tempo la Tahrir che al Cairo cacciò dal potere Hosni Mubarak per poi farsi scippare la rivoluzione prima dai Fratelli Musulmani e poi dalla giunta militare tornando così al passato con un inutile quanto infruttuoso spargimento di sangue civile. 
Non è detto che accada anche a Kiev, ma oggi la Tymoshenko ha segnato un altro punto a suo favore, dopo la nomina di un altro fedelissimo, Oleksander Turchinov, alla presidenza a interim della Repubblica ex sovietica. La stessa assemblea ha oggi prescelto Oleksander Shlapak ministro delle Finanze, Andriy Deshchytsya agli Esteri e Andriy Paruby, ministro della Difesa. Le designazioni dovranno essere confermate domani dal Parlamento e resteranno in vigore fino alle presidenziali del 25 maggio prossimo. Hanno tutti dovuto dimostrare di avere i requisiti prescritti per gli aspiranti a una carica nel governo: il non aver esercitato funzioni governative dall’inizio del 2010, quando salì al potere Yanukovich, l’alta statura morale e quindi non esser stati coinvolti in scandali, la piena e incondizionata adesione ai principi della rivolta. Ulteriore passo per rimuovere l’eredità del presidente filo-russo Viktor Yanukovich, è stato sciolto il “Berkut”, il corpo speciale della polizia anti-sommossa responsabile della feroce repressione delle settimane scorse. La procura ha spiccato una mandato di cattura internazionale per l’ex presidente, di cui si sono perse le tracce, e chiesto alle autorità internazionali (non meglio identificate, però) il congelamento dei suoi beni all’estero e la verifica di tutti gli accordi commerciali da lui sottoscritti negli ultimi 4 anni.Viktor Yanukovich è «ancora in Ucraina». Ne è sicuro «in base alle informazioni» ricevute, il vice procuratore generale del paese Mykola Golomcha. Dall’est e dal Mar Nero soffiano venti di secessione. E le forse armate russe mostrano segni di nervosismo. La Duma ha bollato come «illegittimi» il ritorno alla Costituzione del 2004 e gli altri provvedimenti degli ultimi giorni. È stata rafforzata la sicurezza intorno alla flotta del Mar Nero nella base di Sebastopoli in Crimea. Vladimir Putin, il capo del Cremlino, ha dato un ordine di allerta alle truppe e annunciato esercitazioni per i 150.000 soldati «del distretto militare occidentale» ai confini con l’Ucraina. Nella penisola di Crimea, Repubblica Autonoma, si sono registrati scontri tra la maggioranza vicina alla Russia, inclusa la popolazione locale dei tatari musulmani, e i filo-Kiev. Un uomo è morto per infarto. Il Parlamento di Simferopoli, capitale della Crimea, non ha voluto discutere di una possibile secessione da Kiev. Il ministro degli Esteri russo, Serghei Lavrov, ha chiesto all’Osce di «condannare» la «crescita dei sentimenti nazionalisti e neo-fascisti» in atto nella parte occidentale del Paese vicino, che da sempre guarda più al’Europa che a Mosca. Lavrov ha avvertito che «qualsiasi forma di sostegno» a Kiev deve essere accordato soltanto «su richiesta delle autorità legittime», senza intromissioni. 
L’Occidente, però, avverte: «l’integrità territoriale dell’Ucraina va rispettata». Lo dice da Bruxelles il segretario generale della Nato, e lo ribadisce la Casa Bianca: «Sollecitiamo attori esteri nella regione a rispettare la sovranità e l’integrità territoriale del’Ucraina, a porre fine ad azioni e (dichiarazioni) retoriche provocatorie, a sostenere le strutture del governo di transizione (di Kiev) definite democraticamente e ad usare la loro influenza a favore dell’unità, della pace e di un processo inclusivo», ha dichiarato Josh Earnest, dell’ufficio stampa. E se la diplomazia cntinua a muoversi con la visita a Kiev, domani, di una troika Ue composta dai ministri degli Esteri di Ungheria, Slovacchia e Repubblica Ceca, e il quadro economico a preoccupare: la valuta nazionale ha perduto 5 punti percentuali oggi. L’Ucraina ha chiesto ufficialmente aiuto al Fondo Monetario Internazionale, da cui vuole un nuovo programma di aiuti finanziari per «domani o dopodomani» e misure per bloccare la fuga di capitali. lunedì il ministro delle Finanze ad interim, Iuti Kolobovko,a aveva dichiarato che l’Ucraina ha bisogno di almeno «35 miliardi di dollari entro il 2015». Domani sarà un altro giorno,dovrebbe essere quello giusto per la formazione di un nuovo governo:ma in questo periodo Kiev e dintorni vivono di tutto tranne che di certezze.

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