giovedì 8 maggio 2014

LA PRESENTAZIONE DEL LIBRO DI LUIGI BISIGNANI "IL DIRETTORE" (08/05/2014)

Di Barbara Palombelli.
Quando ci sei dentro - io per diciotto anni complessivi, fra via Solferino e piazza Indipendenza - il grande quotidiano non ti sembra un vero e proprio centro di potere. Anzi. Vedi i limiti, i "buchi", le notizie imprecise, pensi sempre che si potrebbe fare di meglio e di più. Ho visto direttori scherzare su grandi intrighi, arresti, verità sconvolgenti che poi finiscono sempre con la domandina dell'uomo di macchina: quante righe? Cinismo o professionalità, se cade un aereo prima della chiusura addio intervista lecca lecca al grande politico, si rifanno le pagine e si ricomincia. Forse sarò stata ingenua, ma il vero potere mediatico l'ho visto in tv, non in tipografia. Da fuori, invece, l'ombra del Potere forte sopravvive ancora, a dispetto delle continue smentite, del calo della pubblicità e delle vendite. Nell'ultimo romanzo di Luigi Bisignani - personaggio molto addentro ai meccanismi della finanza e della politica - il protagonista è proprio il grande quotidiano milanese. Si sussurra infatti che a bloccare la presentazione de "Il direttore" (Chiarelettere,NELLA FOTO LA COPERTINA DEL LIBRO) all'annuale festa del libro di Torino sia stato proprio quel banchiere che nell'intreccio va sotto il nome di Lodovico Bogani. Un romanzo giallo ambientato nelle redazioni - Milano e Roma - può spaventare a tal punto, nonostante la precisazione dell'editore che recita "Ogni riferimento a fatti, nomi e persone reali, viventi o scomparse, è assolutamente casuale"? E' la storia a fare del Corriere un'ossessione. Da Mussolini a Craxi, passando per Licio Gelli, Bruno Tassan Din, il Pci, la massoneria, il terrorismo che uccide l'adorato Tobagi, vittima del suo riformismo, il sindacato interno che ai tempi di Fiengo contava più di direttore ed editore messi insieme, la suggestione e la volontà di mettere le mani su quei titoli, quelle note politiche, quelle paginate affascinanti (ormai solo per noi anziani?) arrivano fino ai nostri giorni. Il consiglio d'amministrazione del giornale, nonostante i problemi e i bilanci, si sente ancora investito di una missione salvifica nei confronti del paese. E i direttori ne pagano - in bene e in male - le conseguenze. Bisignani, giornalista dell'Ansa da ragazzino e poi consigliere di grandi personaggi come Andreotti, Letta, Scaroni, nonostante qualche guaio con la giustizia, è ancora un punto d'incontro fra lo stato laico e il Vaticano. Rapporti stretti e di fiducia, evidentemente ancora attivi. Basti pensare che la sua famiglia ha un altare dedicato e consacrato nella chiesa di piazza Buenos Aires, casualmente la chiesa dove andava a dire messa l'attuale Papa Bergoglio quando veniva in Italia da semplice cardinale. Il suo romanzo si nutre perciò di dettagli e di minuzie che solo un autore che sa molto di più di quello che scrive può raccontare. La finanza delle grandi banche, dietro le quinte dello scontro editoriale, si muove e uccide senza pietà. Perfino un sacerdote di quelli che evidentemente "arrampicano", come dice Papa Francesco, cercando la strada giusta per insinuarsi nelle segrete stanze e nella extraterritorialità della chiesa. Fra morti e intercettazioni che non vengono pubblicate - fra un illustre imputato, Luca Alessandri, e il direttore del grande quotidiano - Bisignani lancia qualche avvertimento ma per fortuna scrive bene e non esagera nell'immaginare poteri talmente invisibili da sfuggire al lettore normale.

(Da "Il Foglio")

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