Di Giampaolo Carboni.
La Storia si è messa a correre, i deboli di cuore è bene che stiano alla finestra e non azzardino consigli. Neanche il tempo di metabolizzare la vittoria del no nel referendum di ieri in Grecia, oltre alle odierne dimissioni di Varoufakis da ministro dell'Economia, con la dichiarazione di guerra alla Grecia che viene da Berlino. Ed ecco che a Tsipras arriva la richiesta di un incontro "immediato" da parte di Vladimir Putin. Le agenzie non dicono molto di più, ma è probabile che il leader russo, dopo aver già firmato con Atene l'accordo per far passare il gasdotto Turkish Stream in territorio ellenico, voglia avanzare altre proposte di "aiuto" al leader greco. Un aiuto che naturalmente non sarà disinteressato,ma del resto, se i leader europei sono così inetti da gettar (quasi) fuori dall'Unione un paese che è anche membro della Nato dal 1952, che possiede porti e attracchi interessanti per qualsiasi tipo di flotta che voglia insidiarsi perché qualcun altro non dovrebbe approfittarne? Il referendum dunque sta regalando un altro scossone salutare all'ordoliberalismo in salsa tedesca che domina nei cervelli di Bruxelles. Ricordando che la capacità di tenere il bilancio in ordine è una virtù da brave massaie, non da statisti.
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