Di Gianni Filippini.
È una bella gara! Si fa per dire, ovviamente. Perchè in realtà è brutta, molto brutta. Ed è inquietante per chi si illude che i percorsi della politica italiana possano essere - debbano essere, bisognerebbe dire - soltanto quelli dettati dalla democrazia. Certo, percorsi disegnati sul terreno accidentato delle contrapposizioni, ma comunque definiti dai paletti dell'onesta trasparenza e del rigoroso rispetto dell'etica e dei cittadini. Di tutti i cittadini, nessuno escluso. Insomma, di quanti chiedono di essere governati sul serio. E invece, no! Ci si affanna a calpestare radici ideologiche, programmi e impegni elettorali, annunci e promesse. E persino le differenze fra destra e sinistra. Il risultato è una gran confusione. Infatti, è tutto un turbinio di balletti in maschera dove ciascuno fa finta di essere chi non è, mostra le sembianze di qualche altro, si esalta nel dare effimeri spettacoli. Nemmeno la torrida estate ha suggerito quanto meno una breve pausa, giusto il tanto per riprendere fiato. All'afa opprimente ha fatto da aggravante un'intollerabile sequenza di sceneggiate, di azzardate fughe in avanti e di scandalose retromarce. L'autunno pare voler peggiorare le cose. Roma è la capitale dell'apparire. Ormai viene ammesso con sempre maggior convinzione. In Italia, di fatto, non esistono più i partiti delle idee. Quelli che malgrado tutto si sforzano di resistere hanno la consistenza dei fantasmi. L'elettorato - il poco che ha ancora voglia di frequentare i seggi - pare sensibile soprattutto alle esibizioni dei venditori di fumo, delle star del peggior populismo che ha come unica regola quella di gridare e insultare. E i sondaggisti ne prendono atto. Nelle loro tabelle il carosello degli indici non lascia margini concreti al dubbio: la corsa a chi le spara più grosse ha i suoi campioni. In questo scenario di etichette improbabili molti non si rendono conto che promesse e impegni sono sempre gli stessi: giù le tasse, in alto i posti di lavoro, scuole e ospedali ovviamente d'eccellenza, pensioni dignitose e sicurezza garantita. Il rosario è lungo. Il passare da una mano all'altra purtroppo non lo consuma. C'è sempre qualcuno - stimolato dalla voglia di potere, poltrone e privilegi - che ne ravviva gli indistruttibili grani.
(Da "L'Unione Sarda")
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