sabato 17 ottobre 2015

UN CAPPIO PER LE PICCOLE IMPRESE (17/10/2015)

Di Mauro Madeddu.

È la seconda regione italiana in cui si paga meno, ma c'è poco da stare allegri: pur esercitando in Sardegna una pressione tra le più basse in Italia, il Fisco mette comunque in difficoltà soprattutto le piccole imprese. Tra Irap, addizionali comunali e regionali, Imu e Tasi, ogni micro azienda paga in media ogni anno 9.467 euro. La Sardegna è al diciannovesimo posto nella classifica basata sui cinque tributi locali principali (addizionali Irpef, Irap, Imu e Tasi). A dirlo è l'Ufficio Studi di Confartigianato Sardegna che ha condotto un'analisi sulle piccole imprese (quelle soggette a Irpef, composte da 2 lavoratori indipendenti e 3 dipendenti a tempo indeterminato e con un immobile produttivo di proprietà) e ha rilevato come dal 2011 al 2014 il prelievo fiscale è aumentato del 76,8%. Un dato choc, che evidenzia come la tassazione locale sommata alla "tassa sulla tassa", «ovvero l'indeducibilità dell'Imu», spiega Confartigianato, colpisca una piccola-micro impresa per una cifra poco sotto i 10.000 euro ogni anno. A livello nazionale, invece, le imprese pagano 11.164 euro (con una differenza in favore delle imprese isolane di 1.697 euro). Se si considera che per singolo dipendente ogni azienda spende in tasse quasi duemila euro (1.893 per l'esattezza) è evidente che si tratta di «un carico fiscale insostenibile per tantissimi imprenditori», spiega Confartigianato. A livello territoriale, le differenze tra le singole province disegnano un quadro ancora più pesante. Il territorio in cui vengono colpite maggiormente le piccole imprese è Sassari, dove si pagano 9.768 euro, mentre quello più economico è Oristano con 8.776 euro. Visti i numeri, significa che è più conveniente fare impresa nella provincia di Oristano, dove la differenza con la provincia di Sassari vale circa mille euro. In mezzo ci sono Cagliari, con 9.646 euro, quindi Carbonia-Iglesias con 9.404, Olbia-Tempio, con 9.399, Medio Campidano con 9.373, Nuoro con 9.177, infine l'Ogliastra con 8.857. «Il principale responsabile di questo boom è la tassazione immobiliare che ha fatto impennare il prelievo fiscale locale colpendo soprattutto le piccole imprese e trainando la crescita del prelievo fiscale». Un basso livello di tassazione locale è una «notizia positiva», afferma Maria Carmela Folchetti, presidente di Confartigianato Sardegna. Il problema, però, è capire se per un livello basso di tributi corrisponda un livello sufficiente di servizi. «Essere la seconda regione italiana dove le imprese pagano meno tasse dovrebbe avvantaggiarci, ma evidentemente non è così visto che è difficile operare in una regione quasi totalmente priva di servizi», spiega la Folchetti che aggiunge. «Siamo molto preoccupati sia per la riforma del catasto che per la nuova localtax che rischiano di determinare ulteriori aumenti e quindi peggiorare una situazione già pesante».Nonostante tutto «ci sono enormi margini di miglioramento», conclude la presidente di Confartigianato Sardegna. «Per questo motivo dobbiamo lavorare affinché la riduzione della pressione fiscale diventi la priorità per i piccoli imprenditori. Tra tributi locali e nazionali paghiamo troppo e in modo troppo complicato. Così non si aiuta la ripresa».

(Da "L'Unione Sarda")

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