sabato 9 dicembre 2023

LA CONFERENZA DELL'ONU SUL CLIMA A DUBAI (09/12/2023)

Di Redazione.


Con il ritorno dei decisori politici e le prime bozze di  risoluzione finale, da oggi a martedì 12, giorno di chiusura dei lavori, entra nel vivo dei problemi (e dello scontro sul destino delle fonti fossili) la Cop 28,  Conferenza sul Clima dell’Onu in Dubai. Il Presidente del summit, il sultano Al Jaber, deve mantenere la promessa iniziale, quando aveva detto che Cop28 avrebbe rappresentato la tappa più rilevante per il Pianeta dall’Accordo di Parigi del 2015. Sarà vero solo se porterà a un accordo sull’impegno globale ad eliminare o almeno a ridurre progressivamente l’utilizzo dei carburanti fossili. Ma delle quattro bozze circolate ieri, solo la più ambiziosa cita le fonti fossili con la formula della “graduale riduzione“. Le altre non le nominano nemmeno, vagheggiando invece di future tecnologie di cattura del carbonio dall’atmosfera, tutte da inventare e da rendere economicamente sostenibili.

Come stupirsi? La più kolossal Cop della storia, con cento mila delegati e un quartiere dedicato grande come il Central Park di New York, è stata presa d’assalto dai lobbisti del petrolio (duemila delegati) e monopolizzata dai grandi produttori del Golfo, padroni di casa. A cui ha dato voce proprio lo stesso Al Jaber affermando che “non esistono evidenze scientifiche” sul legame tra carburanti fossili e crisi climatica. E a proposito di negazionisti climatici, ha fatto scalpore  l’arrivo a Dubai, due giorni fa, del Presidente russo Vladimir Putin, che finanzia la guerra in Ucraina esportando gas e petrolio. Un vertice partito con il piede giusto, centrando al debutto  l’accordo sul Fondo Loss & Damage (obiettivo cento miliardi di dollari si dotazione annua entro il 2030) a che risarcisce i Paesi più deboli per le conseguenze della crisi climatica, rischia così di concludersi con un flop epocale.

Preoccupano infine le parole del ministro dell’Energia dell’Arabia Saudita Abdulaziz bin Salman. Il regno saudita, ha dichiarato,  non accetterà mai una riduzione graduale, per non parlare dell’eliminazione graduale, dei combustibili fossili. Lo stesso inviato americano per il clima John Kerry ha affermato che la “cattura del carbonio svolgerà un ruolo chiave nel raggiungimento dello zero netto entro il 2050″. L’impressione, dunque, è che molti paesi stiano cercando di mandare la palla in tribuna pur di non affrontare il problema alla radice. Restano da definire anche altre due misure chiave di finanza climatica: il sostegno economico dei Paesi ricchi ai Paesi in via di sviluppo sui due fronti dell’adattamento climatico e della transizione ecologica.

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