mercoledì 15 gennaio 2025

A ROSARNO L'NDRANGHETA SPARA SUI MIGRANTI (08/01/2010)

Di Redazione.


Quest'oggi a Rosarno era giornata di caccia al nero per le strade. La seconda rivolta degli immigrati di Calabria è cominciata con le previste e prevedibili ritorsioni dei locali. Il bilancio finale della Questura parla di otto arrestati, sette immigrati e un calabrese, secondo fonti della Prefettura, un giovane membro del clan Bellocco, che da queste parti detta legge. E quattro feriti gravi. Tutti «neri». In mattinata si è assistito a scene in cui degli extracomunitari erano contenti di vedere i celerini caricare. Gli oltre quattrocento agenti confluiti a Rosarno dalle questure di Locri, Siderno, Reggio, Palmi, Gioia Tauro e in serata anche da Catania, hanno più volte salvato alcuni africani dal linciaggio intorno a mezzogiorno, nella zona della stazione; lì i calabresi stavano alzando barricate per impedire il passaggio verso uno degli accampamenti dei migranti e bloccare l’arrivo delle “volanti” dei carabinieri del Comando di Vibo Valentia. I pochi ragazzi neri che si avventuravano da soli per le strade venivano assaliti: sotto gli occhi dei cronisti almeno tre coppie di africani venivano sottratti ai colpi della gente esasperata. Gli stessi giornalisti erano malvisti.

Una troupe di Raitre ci ha rimesso la telecamera ed ha passato un brutto quarto d’ora, rinchiusa in un portone, cosi come il cronista di Africanews.it è dovuto scappare quando le ronde hanno visto la telecamerina che portava per lavorare. Il bilancio clinico parla di due migranti ghanesi colpiti dalle spranghe dalle ronde improvvisate, e altri due burkinabé feriti da due colpi di fucile esplosi una auto passata ad alta velocità davanti la fabbrica Rognetta. Rognetta e ‘Ex Opera Sila’ sono i due baracconi dove si ammassano gli almeno mille e cinquecento lavoratori stagionali venuti nella Piana di Gioia come ogni inverno per la raccolta di clementine e olive. «Ma adesso in paese sono più di tremila e sono troppi» (troppi per sedicimila rosarnesi) sbotta il signor Messina, funzionario comunale, «il Comune ha speso ventimila euro per gli immigrati negli ultimi anni, con questi risultati». La rivolta è la seconda dopo quella del dicembre 2008, con due ragazzi Togolesi raggiunti da colpi di Kalashnikov: una milza spappolata ed ottocento africani a protestare per le strade. Non ci stavano a farsi sparare dietro. Tanto che si presentarono in caserma e ai carabinieri denunciarono gli attentatori, portando al loro arresto. «Gli africani sono una speranza per la Calabria per quanto riguarda la collaborazione con la giustizia», commentarono allora dalla compagnia di Gioia Tauro.

Ancora due spari, questa volta da una carabina ad aria compressa, hanno colpito giovedì 7 altri 3 braccianti dell’Africa occidentale, due fuori dalla fabbrica Rognetta e uno davanti l’altro baraccone dove sono accampati senza acqua corrente, senza elettricità, fogne, bagni o docce, con lastre di amianto penzolanti dai soffitti. È bastato che uno dei tre tornasse in uno degli accampamenti e da lì lo scontento dilagasse in città: il risultato sono cassonetti rovesciati per terra, barricate improvvisate, auto ribaltate e date alle fiamme e alcuni contusi tra la gente di Rosarno, con scontri che andavano avanti per tutta la notte, vetrine sfasciate e risentimento in crescita tra i rosarnesi. «I migranti hanno commesso un errore gravissimo ieri notte perché la loro reazione sproporzionata ha alienato per sempre le simpatie della nostra gente» spiega Gianni Giovinazzo, ex capogruppo del Partito Democratico al comune di Rosarno, prima che venisse commissariato per mafia nell’ottobre del 2008. «Per loro è meglio andarsene, per il loro bene, i rosarnesi non dimenticheranno questo casino», spiega Peppe Marra di un centro sociale reggino che da anni anima una rete di solidarietà. «Adesso non dite all’Italia che siamo razzisti!» chiede Pino, vecchio militante socialista ma in prima fila nelle contro barricate anti immigrati. Già, ma qual è la verità? «Qua ci sono molti razzisti», spiegano Ibrahim e Mohamed due ragazzi di Casablanca, Marocco, venuti qui due anni fa e che ora si lamentano perché «i migranti stagionali poi partono, io in paese ci devo vivere tutto l’anno». «I razzisti ci sono, ma noi arabi sai che facciamo? Tiriamo avanti e non reagiamo». In serata quattrocento cittadini assediano il comune per avere risposte dal commissario prefettizio Bagnato. «Se ne devono andare subito!». Ma gli africani se ne stanno andando per paura. In trecento in coda alla Rognetta ad aspettare che i poliziotti li scortino, alla stazione più vicina. Lungo la statale che porta a una delle fabbriche, i calabresi stanno costruendo barricate per difendersi da altre sortite dei migranti. E Rosarno rimarrà come un paradigma, l’esempio di una integrazione fallita, se non si dà assistenza e non si danno i servizi di base. «Il progetto Rosarno è fallito perché si volevano solo braccia da sfruttare» spiega il sindaco di Riace Mimmo Lucano che ad ottanta chilometri da qui integra cento ottanta palestinesi in un comune da duemila abitanti.

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