Di Redazione.
Scrive Maurizio Belpietro "Le manovre del Quirinale contro le maggioranze di centrodestra sono ormai un classico della Seconda Repubblica. Dunque, ciò che raccontiamo in queste pagine, che ci giunge da una fonte più che autorevole, non ci stupisce. Non è la prima volta che lassù sul Colle provano a sabotare la volontà popolare. Lo scorso anno, in un’intervista al Corriere della Sera, il cardinale Camillo Ruini raccontò di un pranzo avuto nel 1994 con l’allora capo dello Stato, Oscar Luigi Scalfaro. Tra una portata e l’altra servita da camerieri in guanti bianchi, il presidente della Repubblica chiese a quello della Cei di aiutarlo a far cadere Silvio Berlusconi. Che tra lui e il premier non corresse buon sangue si sapeva e si sapeva pure che Scalfaro garantì ad Umberto Bossi che non avrebbe sciolto le Camere se la Lega avesse tolto l’appoggio al governo del Cavaliere. Però nessuno immaginava che, alla presenza del segretario di Stato, cardinal Angelo Sodano, e del cardinale Jean-Louis Tauran, il Presidente fosse arrivato fino al punto di chiedere la benedizione del Vaticano per far cadere un governo legittimamente eletto dagli italiani. Come poi avvenne: il Carroccio si sfilò dalla maggioranza e Berlusconi fu costretto alla resa. Il Parlamento non venne sciolto e al posto del legittimo vincitore delle elezioni, colui che a sorpresa aveva battuto la gioiosa macchina da guerra di Achille Occhetto, fu nominato Lamberto Dini. Al banchiere fu chiesto di guidare il Paese per un anno, giusto il tempo di consentire alla sinistra di riorganizzarsi dopo la sconfitta. Così nel 1996, con la Lega che decise di correre da sola, Romano Prodi riuscì a conquistare Palazzo Chigi, regalandoci cinque anni di governo cattocomunista. La storia degli sgambetti del Colle a Berlusconi si è ripetuta poi nel 2011, quando, come ormai è universalmente noto, la manovra a tenaglia di Giorgio Napolitano con Francia e Germania, oltre che con l’appoggio della Bce, costrinse nuovamente il Cavaliere alle dimissioni. Al suo posto arrivò un altro tecnico, questa volta non un ex banchiere ma un ex rettore, il mitico Mario Monti, un uomo così parco da costringere tutti a tirar la cinghia, tra tasse sulla casa e addii alla pensione. Come ho scritto ieri, aver scippato agli italiani il diritto di scegliere da chi farsi governare ha spalancato le porte ai grillini, come reazione a una decisione calata dall’alto, cioè dal Colle. Siccome la storia non insegna niente, neanche ai capi dello Stato, la manovra si è ripetuta con Mario Draghi. Nel 2021, in seguito alla caduta del governo Conte, invece di sciogliere il Parlamento, a Palazzo Chigi è stato nominato il banchiere centrale, trasformando l’emergenza in una regola, ovvero rendendo normalmente accettabili esecutivi senza maggioranza politica, perché non votati dagli elettori. Adesso, a un anno e mezzo o poco più dal voto, c’è chi vorrebbe riprovarci. Consiglieri di Sergio Mattarella, a quanto pare, si agitano nella speranza di fare lo sgambetto a Giorgia Meloni ed impedirle di arrivare a conclusione del mandato e di candidarsi nel 2027 per il prossimo. Sulla Verità già mesi fa avvertimmo di strane manovre per evitare che il centrodestra potesse rivincere le prossime elezioni. C’è chi è arrivato ad immaginare un candidato moderato di centrosinistra per tentare di ripetere il successo del 1996 con Prodi . L’operazione, a prescindere da chi la debba guidare, passerebbe però dalla rottura della coalizione di centrodestra (come nel 1994), per portare una parte centrista in braccio ai compagni. Obiettivo, impedire non solo una vittoria di Giorgia Meloni, ma che una maggioranza non di sinistra nella prossima legislatura possa decidere il sostituto di Sergio Mattarella . A quanto pare si ragiona di una «grande lista civica nazionale», una specie di riedizione dell’Ulivo, con dentro tutti. Un’ammucchiata centrista per togliere voti alla Meloni. Ma forse questo potrebbe non essere sufficiente ed allora il consigliere di Mattarella, Francesco Saverio Garofani, tre legislature come parlamentare del Pd, invoca la provvidenza. «Un anno e mezzo di tempo forse non basta per trovare qualcuno che batta il centrodestra: ci vorrebbe un provvidenziale scossone», sussurra l’uomo del Colle. In che cosa consista lo scossone non è noto, ma lo si può immaginare. Un no al referendum sulla giustizia potrebbe aiutare. La Corte dei Conti e altri giudici impegnati a mettere i bastoni fra le ruote all’esecutivo darebbero una mano. E magari, perché no, anche una bella crisi finanziaria come ai tempi di Berlusconi, con lo spread alle stelle. Insomma, al Quirinale pur di fermare la corsa della Meloni le pensano proprio tutte. Dunque, urge stare all’occhio. A sinistra la chiamerebbero vigilanza democratica. Contro poteri forti e poteri marci".
Galeazzo Bignami, capogruppo di Fratelli d'Italia alla Camera, chiede alla presidenza della Repubblica di smentire la notizia pubblicata da La Verità. “In particolare La Verità riferisce in maniera circostanziata di conversazioni in cui questa persona auspicherebbe la formazione di coalizioni alternative come una grande lista civica nazionale, con il dichiarato intento di impedire una vittoria del centrodestra e di Giorgia Meloni alle prossime elezioni politiche. Progetti che si spingerebbero addirittura ad auspicare un 'provvidenziale scossone' contro l'attuale governo. Confidiamo che queste ricostruzioni siano smentite senza indugio in ossequio al rispetto che si deve per l'importante ruolo ricoperto dovendone diversamente dedurne la fondatezza”, è la richiesta di Bignami.
Dopo la polemica, il direttore de La Verità Maurizio Belpietro conferma “parola per parola quanto pubblicato oggi. Di ridicolo in questa vicenda c'è solo il maldestro tentativo di mettere il silenziatore a dichiarazioni inquietanti rilasciate da un consigliere del Presidente della Repubblica”, commenta. “Al Quirinale si registra stupore per la dichiarazione del capogruppo alla Camera del partito di maggioranza relativa che sembra dar credito a un ennesimo attacco alla Presidenza della Repubblica costruito sconfinando nel ridicolo." E' quanto scritto in una nota. "La nota del Colle? Io non mi sono minimamente permesso di tirare in ballo il Quirinale, però la smentita la fa chi le dichiarazioni le ha fatte, non chi non le ha fatte. E infatti nel comunicato non si parla minimamente del Quirinale né come richiesta di smentita. Non mi sarei mai permesso". Così Bignami replica a sua volta alla nota del Colle: "Noi aspettiamo, continuiamo ad aspettare" la smentita da "colui a cui i virgolettati sono attribuiti - sottolinea il deputato parlando con i cronisti nel Transatlantico di Montecitorio – Le smentite le fa chi le dichiarazioni le rende, se le può fare, perché se non può smentire fa fatica a smentire. Ma non può essere il presidente" della Repubblica "a smentire una cosa che ha detto una persona che non è il presidente. Perché non arriva? Ci permettiamo sommessamente di evidenziare che la smentita non c'è. E non ci saremmo mai permessi di chiederla al Quirinale".
“Inaccettabili le parole del capogruppo Bignami e intollerabile la replica al Quirinale di Belpietro”, commentano Chiara Braga e Francesco Boccia, capigruppo Pd alla Camera dei deputati e al Senato, e Nicola Zingaretti, capodelegazione Pd al Parlamento europeo. “Una bufala ripetuta più volte non diventa una notizia e nascondersi dietro la libertà di stampa è uno stratagemma che non salva il direttore dall'aver inventato una ricostruzione ridicola e fantasiosa. Chiediamo alla premier Meloni, visto che è direttamente coinvolta e visto che viene attaccata la più alta e più cara istituzione del paese, di prendere le distanze da affermazioni false che rischiano un conflitto senza precedenti tra vertici dello Stato”, concludono i dem. "La propaganda della destra non conosce confini", scrive Stefano Patuanelli sui social postando l'immagine della replica del Quirinale alle dichiarazioni di Galeazzo Bignami. Il segretario di +Europa, Riccardo Magi, aggiunge: "Da Galeazzo Bignami, Presidente dei deputati di Fratelli d'Italia, il partito della premier Giorgia Meloni, è partito un inaudito quanto inedito attacco al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella sulla base di un retroscena squinternato della solita stampa di destra. Premesso che il Quirinale ha già rimesso al suo posto Bignami, è evidente che se Meloni non prenderà le distanze, il mandante di questo attacco è Palazzo Chigi".
© Riproduzione riservata.

Nessun commento:
Posta un commento
Qualsiasi commento anonimo o riportante link NON sarà pubblicato
Any anonymous or linked comments will NOT be published