Di Umberto Aime.
Chi salverà il consumatore? Chissà, forse Zeus. Per adesso che se la cavi da solo. Poi si vedrà. Ma come può farcela oggi un buon padre di famiglia a tirarsi fuori dai guai se in dieci anni il suo potere d’acquisto è diminuito di oltre 5.300 euro nell’isola? E nel frattempo, come se non bastasse e fiaccato com’è, ha continuato a essere stritolato dai costi fissi - tasse, mutuo, assicurazioni, benzina, luce e gas -, da quelli variabili in aumento - pasta, latte, acqua, alimentari vari e abbigliamento - e infine dal 2000 in poi è stato costretto persino a indebitarsi fino all’osso per salvarsi: come farà? È quasi impossibile che ce la faccia. O comunque per tentarci ha dato già una sforbiciata netta agli altri consumi: non ha più soldi in tasca per auto, moto, elettrodomestici, mobili e informatica. È una «borsa della spesa», quella dei beni durevoli, che già nel 2010 era crollata di quasi sei punti rispetto al 2009 e l’anno scorso è andata peggio. Il carrello ha preso un’altra batosta fino ad arrivare a uno spaventoso meno 8,3 per cento dopo ventiquattro mesi, un quarto in più (anzi, in meno nella spesa) rispetto alla media nazionale. È questa la fotografia, il fondo è nero, di quello che è adesso la Sardegna, in tempi di recessione, disoccupazione e precariato, scattata dalla «Findomestic», prestiti alle famiglie, nella diciottesima edizione del suo rapporto sui consumi. La crisi ha stravolto tutti e tutto, oltre al consumismo anche la fiducia della gente. Sempre nel leggere l’indagine, preoccupa non tanto che l’85 per cento degli intervistati «abbia sentito più forte e assillante il peso delle difficoltà economiche nel passaggio dal 2010 al 2011», o che «sette consumatori su dieci abbiano da subito cambiato radicalmente le loro abitudini commerciali per necessità contingenti», ma questo dato: nulla ritornerà più come prima per la metà del campione. Tant’è che la «Findomestic» arriva a scrivere, con altrettanto scarso ottimismo fino a sfiorare l’autolesionismo: «Soprattutto nel Mezzogiorno, in Sicilia e in Sardegna, è vissuto oggi uno stato d’animo di sfiducia e incertezza, dominato da una sensazione d’impotenza, che porta i consumatori, sollecitati a immaginare il futuro, a mostrarsi più propensi alla speranza che alla voglia di lottare». E non potrà bastare certo una seduta psicanalitica collettiva per salvare l’ex grande popolo del tre-per-due. Ma indicare le soluzioni non spetta è ovvio alla Findomestic, che sostiene comunque di averci messo del suo nel «diffondere la cultura del credito responsabile», per evitare il rischio di troppe bancarotte familiari. Didattica che qui pare aver attecchito se «i sardi risultano ancora fra i migliori pagatori d’Italia» e la percentuale degli insoluti è scesa dal 3,5 al 2,75. Almeno l’onore è salvo, il portafogli meno e di risparmiare non se ne parla più. La fotografia. Nel 2011 la spesa complessiva per l’acquisto di beni durevoli è stata in Sardegna di 1.327 milioni, con una contrazione dell’8 per cento, nonostante una leggero aumento del reddito pro capite. Il settore più colpito dalla stretta della cinghia è stato quello delle auto nuove: meno 23,7 per cento nelle immatricolazioni, più del doppio rispetto alla media nazionale, con Cagliari e Sassari in testa alla classifica secondo il Pubblico registro automobilistico. Di contro è aumentato l’acquisto delle auto usate, perché «quando ci sono pochi soldi, bisogna sfruttare al massimo le occasioni». Di quello che è rimasto, i sardi hanno speso 411 milioni per i mobili (-1,8 per cento, con Nuoro e Oristano agli ultimi posti), 85 milioni in elettrodomestici (-4,6, con un cagliaritano che ha sborsato sei volte tanto rispetto ai nuoresi), 77 milioni per tv, hi-fi e computer (-13,9 per cento, con Oristano che sprofonda fino a -20,3). A salvarsi, in qualche modo, è l’informatica destinata alle famiglie, ma solo perché in questo carrello ci sono vagonate di smart-phone e tablet, a cui nessuno vuole rinunciare. Anzi, visto che il consumismo è sempre un pessimo consigliere, i telefonini di ultima generazione sono ancora fra gli oggetti del desiderio. Perché alla domanda: «Se avesse duemila euro in più, come li spenderebbe?», la risposta è stata: «Addenterei una mela». Ma è quella già rosicchiata della Apple.
(Da "La nuova Sardegna")
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