Di Umberto Aime.
Giampaolo Diana parla con un filo di voce: è ancora scosso. Il naso è gonfio, infagottato in un cerotto bianco e vistoso. La bomboletta lanciata con quel carico di petardi, una bomba, gli è esplosa a pochi centimetri dal viso. «Ricordo un lampo, poi nient’altro. È stata Claudia Lombardo, affianco a me, a dirmi subito cosa mi aveva colpito. Non ho visto nulla, ho sentito solo un dolore forte. È stato come un pugno. Però è andata bene. I medici dell’infermeria del ministero mi hanno detto che sono stato molto fortunato. Bastavano pochi centimetri, a destra o sinistra, e adesso a essere bendati sarebbero stati gli occhi». Il capogruppo del Pd in consiglio regionale pesa le parole, non vuole che la grandinata di via Barberini conquisti da sola la prima pagina: «Ho un lungo passato da sindacalista ed è questo a suggerirmi questa frase: mai guardare il particolare, va analizzato il contesto. Ed è proprio il contesto a farmi dire che questa bomboletta è la prova che il Sulcis è a un passo dal disastro sociale ed economico. Gli operai di Alcoa sono esasperati, la gente vive un incubo che dura da anni. È la Sardegna a essere stata trascinata oltre il muro della sicurezza». Di questo vuol parlare Giampaolo Diana, non del referto del pronto soccorso romano: «A Cagliari, farò una lastra. Speriamo che non ci sia frattura. Lo dico senza fare l’eroe, perché sarebbe sciocco dire che non ho avuto paura, pensiamo tutt’insieme a dare un futuro ad Alcoa, al Sulcis, alla Sardegna». Fra i primi a soccorre il consigliere regionale sono stati tre sindaci fra i ventiquattro in testa al corteo. Angelo Deidda, Domusnovas, è perentorio: «Nei nostri territori, il dramma è quotidiano. Se non prevarrà il buonsenso, subito e in fretta, ci aspetta la voragine». Perché la provincia più povera d’Italia, il Sulcis «è una pentola che bolle», dice Gianni Camilleri, assessore a Sant’Antioco «e ogni giorno può essere quello del grande botto. Siamo qui, in missione, per difendere non i nostri comuni, ma la Sardegna intera, che è allo stremo». Giuseppe Pisano, vicesindaco di Sant’Anna Arresi, se la prende con tutto e con tutti: «Gli industriali continuano a trattare i sardi come schiavi. Dovrebbe fermarli lo Stato, ma questo è uno Stato che s’interessa della Sardegna solo per le servitù militari, per quello che ci ruba ogni giorno». Tore Cherchi, presidente della provincia Carbonia-Iglesias, lancia un allarme che ha il peso dell’ultimatum: «Se crolla Alcoa, nel Sulcis sarà il deserto». Francesco Sanna, senatore del Pd, ha una certezza: «Se la smettessimo di litigare, almeno a Roma, la Sardegna avrebbe ben altro peso politico». Salvatore Cicu, deputato del Pdl, ci sta: «Un fronte unico, è questo quello che ci vuole»
(Da "La nuova Sardegna")
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