Di Pier Giorgio Pinna.
Pronta l'idea: mettere ordine nel caos che oggi colpisce tanti terreni municipali. Tempestivo il programma: accompagnare con una proposta di legge in Consiglio la conclusione del censimento fatto dalla stessa Regione sui diritti comunitari di pascolo, agricoltura, raccolta della legna, utilizzo di aree collettive per altri scopi residenziali o turistici. Larga la partecipazione: all'iniziativa, che vede come primo firmatario il sindaco di Orosei e consigliere regionale dei Riformatori Francesco Paolo Mula, hanno già dato la loro adesione tutti i gruppi politici, dal centrodestra al centrosinistra, dagli indipendentisti ai sardisti. Ma, all'indomani delle esplosioni di violenza e delle speculazioni che in certe zone dell'isola hanno avuto come retroscena proprio irregolarità o arbitrii sugli usi civici, la questione solleva polemiche. Fa scendere in campo gli ambientalisti. E soprattutto il Grig, il Gruppo d'intervento giuridico, che scorge nella ipotesi di riforma pesanti rischi di normalizzazione. Quasi il sigillo del riconoscimento ufficiale delle occupazioni illecite di una quantità di suoli sparsi in ogni parte della Sardegna e delle altre condizioni non trasparenti venute a crearsi negli ultimi decenni. Meglio andare per gradi, comunque. Per capire a fondo è così preferibile un passo indietro. Lo scorso giovedì 42 consiglieri depositano ufficialmente la proposta n. 372 per la modifica della legge regionale 7 gennaio 1977. Obiettivo: come spiegano gli stessi promotori, «introdurre integrazioni in materia di usi civici al fine di rendere la normativa maggiormente adeguata». Adeguata, aggiungono, «alla risoluzione delle problematiche che stanno emergendo a seguito dell'espletamento delle procedure di accertamento delle terre soggetto a uso civico da parte della Regione». Queste verifiche infatti comprendono «aree che hanno perso da tempo e irreversibilmente la conformazione fisica e la destinazione funzionale di terreni agrari o che, pur avendo mantenuto l'originaria vocazione agraria sono, di fatto, da tempo occupate». Nella proposta di legge si parla poi degli strumenti per regolarizzare i casi di occupazione delle terre civiche che si sono protratti nel tempo, almeno 10 anni. Unica condizione: chi si è reso responsabile dell’utilizzo dei suoli, magari senza averne titolo alcuno, «deve aver apportato miglioramenti di tipo agricolo, forestale o ambientale». Insomma, la prospettiva di fondo parte dall’esigenza di portare elementi di chiarezza in una materia complessa, che da tempo necessita soluzioni. Ma secondo parecchi osservatori esterni e specialisti della materia, come sociologi ed economisti, non è forse questa l’impostazione più corretta. «In particolare – fanno rilevare diversi esperti che in passato si sono occupati delle controversie nate in Barbagia o lungo le coste orientali dell’isola – disposizioni del genere rischiano di tramutarsi in un boomerang». A preoccupare sono soprattutto i crismi della legalità che potrebbero venire attribuiti a illeciti e situazioni irregolari. Magari con una ripresa di contrasti e rivalità tra famiglie e clan. O addirittura con la possibilità di favorire indirettamente nuovi soprusi.
(Da "La nuova Sardegna")
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