Di Redazione.
«L'ho fatto uccidere perché si era tenuto il malloppo che doveva portare a casa mia». Uscito dal carcere dopo una detenzione pluridecennale, Graziano Mesina aveva cominciato a parlare. Di continuo. Seduto dentro la Porsche Cayenne in compagnia del suo autista tornava con la memoria ai tempi andati, quando era giovane ma con un curriculum criminale già di alto livello, e rivelava segreti. Gli inquirenti lo ascoltavano e proprio tendendo le orecchie era arrivata una novità: era (sarebbe) stato Mesina ad ordinare l'omicidio di Santino Pietro Gungui, freddato da quattro fucilate a pallettoni a Mamoiada la notte tra il 25 e il 26 dicembre del 1974 mentre rientrava nella sua abitazione. Gungui aveva trentasette anni all'epoca dei fatti.
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