venerdì 13 maggio 2016

CALCIO:CALCIATORE DILETTANTE MUORE IN CAMPO IN TOSCANA (20/12/1998)

Di Luciano Menconi.

La sua ultima partita l'ha disputata sul campo dove aveva imparato a dare calci al pallone, a poche centinaia di metri dalla casa dei genitori. E proprio davanti al padre e alla madre, che come ogni settimana lo erano andati a vedere giocare, si è accasciato mentre stava correndo con la maglia della sua squadra, il Bar Siliano di Capostrada, la frazione di Pistoia dove aveva vissuto fino a tre anni fa, prima di sposarsi e trasferirsi a Barile. Gabriele Faticoni, ventisette anni, un fisico da atleta e una grande passione per lo sport, è morto così, durante una gara del campionato dilettanti Uisp, in mezzo al gelo mattutino dell'ultima domenica prenatalizia e alle grida disperate dei genitori e degli amici che lo hanno visto stramazzare al suolo. Gabriele se n'è andato in pochi secondi. A nulla sono valsi i soccorsi dei compagni e del medico dell'ambulanza della Croce verde subito allertata con un telefonino. Si è spento prima di arrivare all'ospedale. Arresto cardiocircolatorio, è il primo referto stilato dai sanitari del Ceppo in attesa che oggi venga effettuata l'autopsia. Gabriele Faticoni era felicemente sposato con Barbara, lavorava come tecnico elettronico ed era l'unico figlio di Giancarlo, titolare di una ditta di impianti di riscaldamento, e Manuela Trallori, infermiera dell'ospedale. La sua era una famiglia di sportivi: il nonno Vincenzo era stato portiere della Pistoiese che nel 1946-47 militava in serie B; suo padre ha sempre giocato e allenato squadre dilettanti di Pistoia. La tragedia si è consumata poco prima di mezzogiorno, quando si stava disputando il secondo tempo della gara del girone C del campionato A/1 Uisp tra il Bar Siliano Capostrada e il Gs Torbecchia. Il risultato era fermo sul 2-1 in favore degli ospiti e proprio Gabriele, che giocava da centrocampista offensivo, aveva segnato su rigore il gol del Capostrada. Quando è caduto si trovava nei pressi del vertice sinistro dell'area di rigore, a cinque metri dalla tribuna dove i genitori lo stavano incitando. «Stava per battere un calcio di punizione - racconta il suo allenatore Stefano Rossi - quando, poco dopo aver chiesto qualcosa all'arbitro, è improvvisamente andato giù. Lì per lì sembrava un malore. Ma ci siamo subito accorti che si trattava di qualcosa di molto grave. Quegli occhi sbarrati non me li dimenticherò più». «Quando sono arrivato sul posto - racconta Fausto Villani, gestore del bar che si trova all'esterno del campo di Legno rosso di Capostrada - aveva il viso nero, stava rantolando. Quando è stato caricato sull'ambulanza sembrava che potesse ricominciare a respirare. Ma è stata un'illusione. Poco dopo abbiamo saputo che non ce l'aveva fatta». «E stata una scena agghiacciante - ricorda Siliano Giovannelli - ho sentito gridare, c'erano suo padre e sua madre proprio lì, davanti a lui, sembravano impazziti dal dolore. Sono stati secondi interminabili e terribili». Gabriele Faticoni era un ragazzo che non aveva mai avuto problemi di salute. Chi lo conosceva lo definiva «una statua». Alto, asciutto, aveva sempre praticato sport. Aveva militato in varie formazioni locali e con la squadra del Casalguidi aveva disputato anche un campionato di prima categoria. A Capostrada, dove era cresciuto, era tornato a giocare proprio quest'anno, fortissimamente voluto dai tecnici e dai dirigenti della società che bene ne conoscevano le doti tecniche e umane. «Faceva una vita da atleta - sottolinea il suo allenatore Stefano Rossi - si allenava e si riguardava con particolare cura. Le visite mediche a cui si era sottoposto per certificare all'Uisp il suo buon stato di salute non avevano mai denotato nulla di particolare. Quello che è successo è davvero incredibile». A Pistoia la notizia di questa morte assurda si è diffusa in poche ore. Nella casa dei genitori di Gabriele si sono ritrovati parenti e amici per tentare di confortare i due genitori e la nonna piegati dal dolore. «La sua grande passione era questa - ha gridato il padre mostrando una sciarpa della Roma, la squadra della quale Gabriele era tifoso - amava il calcio. Era uno sportivo mio figlio, era un bravo ragazzo». Anche al bar Siliano è stata una domenica di lutto. I compagni di Gabriele, dopo aver lasciato il pronto soccorso dove si erano radunati sperando di poterlo rivedere vivo, sono tornati a casa senza trovare la forza neppure di parlare. Nel locale un grande silenzio, appena interrotto dall'ingresso di qualche cliente ancora ignaro dell'accaduto. «Stasera (ieri per chi legge, ndr) avremmo dovuto vedere Inter-Roma in compagnia - raccontano due amici del bar - Gabriele era tifosissimo di Totti e della Roma, aspettava questa gara dall'inizio della settimana. Sarebbe stata l'occasione per divertirci e sfotterci un po'. Ma senza di lui questa partita non ha più senso».

(Da "Il Tirreno")

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