lunedì 9 maggio 2016

COPPIA LESBICA,DA PERUGIA IN DANIMARCA PER UN FIGLIO "E' LUKAS,PER STATO SIAMO AMMINISTRATRICI DI SOSTEGNO" (09/05/2016)

In occasione della festa della mamma iodonna24 vuole raccontare la storia di due mamme speciali, Gabriella e Michela, che stanno insieme da 15 anni e che quasi 4 anni fa hanno messo al mondo il loro primo figlio Lukas. Contatto Gabriella al telefono che immagino sia in giardino col piccolo Lukas. Sento la sua vocina squillante e vivace che oltrepassa la cornetta. Sta giocando tra gli alberi e vuole arrampicarsi su un muretto. Avverto subito la serenità di una quotidianità costruita con estrema naturalezza. Gabriella ha una voce rassicurante e mi racconta la sua storia che è la storia di tante donne e di tanti uomini che devono affrontare, abbattere e superare i muri del pregiudizio per realizzare l’istintivo e primordiale desiderio di genitorialità. Nella sua terra, l’Umbria, sono una decina le coppie omogenitoriali, almeno quelle iscritte all’associazione Famiglie Arcobaleno.

La storia Gabriella e Michela si sono conosciute 15 anni fa e per molto tempo sono rimaste distanti perchè Gabriella viveva in Umbria e Michela in Puglia. Quando si sono riuscite ad avvicinare sono andate a vivere insieme. Oggi vivono insieme vicino Perugia. Per la legislazione italiana non sono mai state niente e non sono niente tutt’oggi. “Abbiamo dovuto ricorrere a una scrittura privata – mi spiega Gabriella – per tutelare il nostro rapporto, in cui diciamo che siamo ‘amministratori di sostegno’ e questa dicitura ci consente di occuparci l’una dell’altra anche in caso di disavventure”. Si tratta di una pratica a cui sono costrette a ricorrere anche molte coppie etero che convivono perchè in Italia non sono previste normative a loto tutela. “La mia compagna – racconta Gabriella – non ci pensava all’ipotesi di diventare genitrice. Io invece vivevo una grande frustrazione al pensiero di non poter diventare mamma. Poi abbiamo incontrato l’associazione Famiglie Arcobaleno che ci ha accompagnato nel percorso”. Dopo aver trovato risposta ai mille interrogativi su cosa sia giusto e non sia giusto e dopo aver superato le barriere dei pregiudizi che ancora si insinuano prepotenti nella sottocultura italiana, le due donne si sono recate in Danimarca dove Gabriella si è sottoposta alla I.U.I (inseminazione intra uterina). In Italia infatti la fecondazione eterologa per gli omosessuali è vietata. “Nessuna paura allora, abbiamo affrontato il percorso con grande serenità – commenta Gabriella – le preoccupazioni ce le abbiamo oggi che Lukas frequenta il primo anno della scuola dell’infanzia. Temiamo che qualcuno possa fare male a nostro figlio, temiamo discriminazioni e forme di bullismo. E poi c’è da dire che in Italia gli educatori non sono preparati. Occorrerebbero iniziative e maggiore formazione per coloro che devono stare a contatto con i bambini”. 

La Stepchild adoption In questi ultimi mesi si è discusso tanto della Stepchild adoption che era in discussione in parlamento dentro il pacchetto del Ddl Cirinnà. Dalle stanze del governo ai talk show il passo è stato breve e così un argomento tanto delicato quanto importante è stato messo sotto i riflettori e commentato anche da chi davvero poco conosce di questo mondo. E fa male sentire il male che può fare “accendere la tv e sentire certi discorsi”. Certo il sentimento di rabbia è soprattutto rispetto a questo iter parlamentare che infine ha stralciato la stepchild adoption, “una legge – sottolinea – che avrebbe consentito alla mia compagna di adottare Lucas”. “Tanti sono stati gli appelli in questi anni e soprattutto negli ultimi mesi – mi dice Gabriella anche in qualità di referente per l’Umbria dell’associazione Famiglie Arcobaleno. – Siamo in grave ritardo su questi temi dal punto di vista normativo. Da poco è entrata in vigore una legge che nasce monca rispetto alla legislazione europea vigente. E così, riprendendo le parole di una parlamentare, mi spiega attraverso un concetto abbastanza semplice l’obiettivo della stepchild adotpion che “non è dare un bambino a una famiglia ma una famiglia a un bambino”. 

L’appello alle coppie omosessuali “Alle coppie omosessuali che sentono il bisogno di diventare genitori voglio dire di non avere paura e di concedersi questa meravigliosa opportunità che è la genitorialità. C’è tanta omofobia che diventa omofobia interiorizzata. I pregiudizi della società vengono assorbiti e c’è il rischio di porsi dei limiti. Occorre liberarsi da questi sentimenti. Perchè tutti possono accudire un figlio”. 

La festa della mamma Sento Lukas fare mille domande alla mamma. E’ ora di chiudere. Non voglio sottrarre altro tempo a Gabriella ma non posso non domandarle della festa della mamma. Avevo in mente di chiederle come si potesse secondo lei chiamare questa ricorrenza che porta con sè nel nome stesso una forma di discriminazione, come fosse ovvio e sottinteso che di mamma ce ne sia una solo all’interno di un nucleo familiare. Ma appena nomino la festa capisco dalle sue risposte che devo cambiare le domande (anche e soprattutto nella mia testa). “Sono contraria alla celebrazione di questa ricorrenza, – mi spiega – soprattutto a scuola, perchè ci sono genitori che sono venuti a mancare anche per eventi drammatici come la morte, o ci sono bambini che vivono nelle case famiglia. Per rispetto di tutte le situazioni che ci possono essere credo non vada celebrata”. “Io – mi dice infine Gabriella con tutto l’amore che ha – ogni giorno vivo la mia maternità e mi sento felice. Ogni giorno che apro gli occhi e guardo Lukas per me è una festa”. E basta questa immagine bellissima, capace di racchiudere il senso di tutto, a raccontare l’Amore.

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