domenica 21 maggio 2023

LA MANIFESTAZIONE ROMPERE IL MURO A ROMA (09/11/1990)

Di Redazione.


In quest'anno la preparazione della piattaforma rivendicativa fu dura e travagliata, segnata da divisioni e rivendicazioni tra le organizzazioni sindacali. Quando fu varata, la Federmeccanica manifestò intenzioni dilatorie mentre si annunciavano i primi segnali di un cambiamento negativo della congiuntura economica. Gli scioperi iniziarono a maggio, seguirono con le due manifestazioni di Napoli e Milano e culminarono con la manifestazione nazionale dei metalmeccanici a Roma, presenti in duecento cinquantamila. L'accordo fu poi firmato finalmente il 14 dicembre. I principali contenuti dell'accordo riguardavano sedici ore annue di ulteriore riduzione d'orario, il rafforzamento dei diritti di informazione, l'istituzione di commissioni per le pari opportunità a livello nazionale e territoriale, aumenti retributivi. L'accordo lasciò amareggiati i lavoratori che giudicarono insufficienti i risultati raggiunti rispetto alle richieste formulate: solo l'aumento salariale era in parte corrispondente alle richieste. I risultati erano scarsi a cominciare dall'orario, nella parte normativa, inoltre, si evidenziava un arretramento. Il segretario generale della Cgil Bruno Trentin definiva il rinnovo contrattuale dei metalmeccanici "un errore politico di prima grandezza commesso da tutto il sindacato" e rilevava come la piattaforma fosse sbagliata perché di fatto impostata su una "mera sommatoria" e che "la condotta della vertenza era stata tutt'altro che esente da errori". La chiusura contrattuale apriva perciò nella Fiom una delle crisi più difficili e complicate del dopoguerra. La crisi non era però solo della Fiom: era di tutta la Cgil nel suo complesso, anche se nella CONTINUA A LEGGERE QUI

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