Di Redazione.
Risponde la scrittrice Valeria Parrella "A vederle tutte compatte, le islandesi, a sfilare con la premier in testa, nel giorno del loro sciopero generale, un poco di invidia la fanno. Eppure il loro gender gap per gli stipendi, le ferie, i servizi, è davvero minimo, eppure non hanno il numero di femminicidi che abbiamo noi. Ma ne basta uno per esser troppo. E così si mettono braccia conserte, casalinghe comprese, e per 24 ore non lavorano. Perché invidia? Per la compattezza, la risolutezza, il far corpo unico, visto che attraverso il corpo passa questa discriminazione. Quindi, lo fanno anche per noi: per farci vedere come si fa. Ma ecco: come si fa? Cosa succederebbe se davvero in Italia riuscissimo a organizzare una giornata così? L’ho chiesto alla mia estetista mentre mi metteva lo smalto, mi dice: «Ah certo io lo farei molto volentieri, solo che dovrei preparare tutti i biberon in fila il giorno prima, perché si sciopera pure da mamma, giusto?». Giusto! Ma se ti anticipi il lavoro non vale. «Mica solo quello, mi sa che dovrei fare pure il sugo». Lo scenario folkloristico più probabile dunque sarebbe quello di 30 milioni di italiane che il giorno prima predispongono tutta la realtà affinché possa reggere a una 24 ore senza di loro. Quello serio più probabile è che il Paese in quelle 24 ore collasserebbe su se stesso. Guardatevi un momento intorno, e immaginate".
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