Di Redazione.
Scrive Giorgio Dell'Arti "CLAMOROSO Parole giapponesi per dire “nuvole”: 611; per dire “vento”: 1.040; per dire “pioggia”: 1.200 (da Laura Imai Messina, Il Giappone a colori, Einaudi). L’ASSASSINIO DI CECCHETTIN Elena Cecchettin, sorella di Giulia, uccisa a 22 anni dopo l’aggressione dell’ex fidanzato Filippo Turetta, dice che l’Italia è una società patriarcale. E che, finché non cambia questo, tragedie come quella di cui è rimasta vittima Giulia continueranno a ripetersi. Che l’Italia sia ancora una società patriarcale è abbastanza indiscutibile: i maschi guadagnano più delle femmine, il 90 per cento dei parlamentari è costituito da uomini, nei vertici delle società sia pubbliche che private ci sono poche donne eccetera. E soprattutto: non capita mai che un uomo sia circondato da un gruppo di satanasse intenzionate a violentarlo, e non esiste una Weinstein donna. Elena Cecchettin nella sua lettera al Corriere della Sera ammonisce di far caso anche alle piccole cose della vita quotidiana: le libertà che qualcuno, credendo di scherzare, si prende in ufficio con le compagne di lavoro, i commenti sessisti per strada. Questa sarebbe l’acqua in cui nuotano i patriarchi di oggi. Una legge potrebbe servire a cambiare le cose? Mah. Quali norme votate in Parlamento avrebbero potuto cambiare il cuore e fermare la mano di Filippo Turetta? Costui pretendeva che Giulia non lo lasciasse e non si laureasse prima di lui. Voleva seguirla a Reggio Emilia, dove lei, fresca di laurea (doveva discutere la tesi il 16 novembre in ingegneria biomedica: la laurea le verrà conferita post mortem), si preparava a frequentare la scuola di disegno. Queste ansie hanno cozzato con la ferma decisione di lei di farla finita. L’11 novembre, i due ne hanno discusso in macchina, sono volati gli schiaffi, Giulia ha tentato di scappare, lui l’ha inseguita e accoltellata varie volte, poi ha sistemato il corpo nel portabagagli ed è andato a buttarlo in un canalone della Valcellina. Come impedire con un voto di deputati e senatori un orrore simile? Forse a scuola, qualche psicologo o psichiatra avrebbe potuto accorgersi dei problemi del ragazzo. I messaggi che si trasmettono in famiglia sarebbero la prima soluzione. E la scuola la soluzione successiva, e determinante, se tutto il sistema non avesse tolto agli insegnanti tanta della loro antica autorevolezza. Sono discorsi troppo lunghi per poter essere affrontati qui. Sono rimasto colpito dalle dichiarazioni dei due padri. Gino Cecchettin s’è guardato bene dall’incitare all’odio per l’assassino di sua figlia. Ha solo detto: «Giulia ci manca tantissimo ma dobbiamo pensare al futuro. Ragazze, guardatevi bene nella vostra relazione. Comunicate col papà, col fratello, con chiunque vi possa dare fiducia. Se avete anche solo il minimo dubbio che la relazione non sia quella che voi desiderate, comunicatelo, perché è solo in questo modo che avrete salva la vita». Nicola Turetta, il padre dell’assassino, ha partecipato alla fiaccolata che s’è tenuta a Vigonovo in memoria di Giulia. E ha avuto il fegato di non nascondersi, e di parlare con i giornalisti per dire che della tragedia è vittima anche la sua famiglia. «Noi volevamo e vogliamo bene ai Cecchettin. Quando hanno trovato il corpo di Giulia, speravo che anche Filippo…». Sperava che fosse morto? Sì. Ha detto anche: «E però poi penso: è mio figlio. Devo dargli forza. Lo rivedrò, la vita deve andare avanti. Lui pagherà per quello che ha fatto. La giustizia deve fare il suo corso. Ma nella vita di una famiglia bisogna capire quello che succede. Qui c’è anche suo fratello di17 anni, non è facile affrontare queste cose. Non è facile vedere Filippo descritto come un mostro». SINNER, L’IDOLO L’Italia ha un nuovo idolo. Si chiama Jannik Sinner, 22 anni, figlio di un cuoco, nato a San Candido (Bolzano), giocatore di tennis. Nel grande torneo torinese detto Atp Finals, dove si affrontano gli otto migliori del mondo, ha battuto tutti, compreso il numero 1 Novak Djokovic, entusiasmando anche quelli che di tennis non capiscono niente. Il successo è stato tale che la Rai, dato lo share stellare, ha dovuto trasferire le dirette dalla seconda alla prima rete. Nell’ultimo, decisivo match, però, il giovane Sinner s’è trovato di fronte di nuovo il campionissimo Djokovic, da lui battuto nella fase preliminare. Stavolta non ce l’ha fatta, e ha perso nettamente e seccamente (6-3, 6-3). Resta tuttavia un secondo posto pieno di gloria, e la sicurezza degli esperti che il prossimo numero 1 sarà lui: glielo ha augurato lo stesso Djokovic. DI VOTO IN VOTO Javier Milei, 53 anni, una specie di Donald Trump al quadrato, che si definisce anarco-capitalista ed è ultraliberista, ha vinto le elezioni e sarà il prossimo presidente dell’Argentina (l’inflazione è al 140% circa). George Weah, 57, l’ex campione del Milan, ha perso le elezioni in Liberia e non sarà più presidente di quel Paese. Ci sono stati brogli, ma Weah ha preferito non farci caso e accettare la sconfitta. Da ultimo, in Spagna, il socialista Pedro Sánchez, 51, è riuscito a formare un governo grazie all’appoggio degli indipendentisti catalani, ai quali, in cambio dell’appoggio, ha dovuto concedere un’amplissima amnistia. Proteste in tutto il Paese e vita comunque difficile: il nuovo esecutivo si regge con una maggioranza di tre voti. FAMOSI David Cameron, cioè il premier che ha provocato la Brexit, l’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea, è stato chiamato dal capo del governo inglese Rishi Sunak a fare il ministro degli Esteri • Elli Schlein, invitata dalla premier Giorgia Meloni alla festa di Fratelli d’Italia (Atreju), ha risposto di no • Andrea Piazzolla, ex tuttofare di Gina Lollobrigida, è stato condannato a tre anni di reclusione per circonvenzione di incapace e sottrazione di beni • La moglie di Nino Frassica, Barbara Exignotis, e la figlia di lei, Valentina, avendo accusato i vicini di casa di avergli rubato il gatto, sono stati querelati. NUMERO 85,1 milioni di euro. È la somma incassata da un senza nome di Rovigo che con una schedina da tre euro ha azzeccato il jackpot dell’Enalotto (combinazione vincente: 56, 52, 40, 9, 10, 19). FRASE «Domani vado a Cremona, che te porto? Mina?» (podcast di Adriano Panatta al telefono con Paolo Bertolucci)".
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