Di Redazione.
È morto a Collelongo il politico e sindacalista Ottaviano Del Turco (NELLA FOTO IN ALTO), ex Presidente della regione Abruzzo e, in precedenza, vice segretario della Cgil e poi segretario del Psi. Aveva settantanove anni essendo nato sempre a Collelongo il 7 novembre del 1944 ed era malato negli ultimi anni. La notizia è stata data dal figlio Guido con un post su Facebook. "Ciao papà. Ti ho voluto bene. Tanto. E grazie per avermi fatto stare accanto a te per quindici anni, quando il mare è andato in burrasca". ha scritto sul social network Guido Del Turco. Di ideologia socialista, è stato l'ultimo segretario nazionale del Partito Socialista Italiano (1993-1994), Ministro della Repubblica (2000-2001) e, come già detto, Presidente della Regione Abruzzo (2005-2008), carica dalla quale si è dimesso in seguito al suo arresto disposto dalla Procura di Pescara per questioni inerenti alla gestione della sanità privata. È stato membro della direzione nazionale del Partito Democratico.
Figlio di un partigiano, dopo la licenza media serale si trasferisce a Roma e inizia il suo apprendistato sindacale nella sede romana dell'Istituto nazionale confederale di assistenza (Inca). Come sindacalista di area Psi, entra a far parte della segreteria provinciale della Fiom di Roma e quindi approfondisce la sua conoscenza del sindacato dei Metalmeccanici entrando a far parte dell'ufficio di organizzazione centrale della Federazione Impiegati Operai Metalmeccanici (Fiom) della Cgil (1968). Prosegue la carriera sindacale, prima guidando per molto tempo la corrente socialista della Cgil, e successivamente diventando nel 1983 segretario aggiunto della Cgil durante la segreteria di Luciano Lama (1970-1986).
Aderì al Partito Socialista Italiano (Psi) tra gli anni cinquanta e sessanta, dove ha diretto dal 1962 al 1965 la Federazione Giovanile Socialista Italiana (Fgsi) romana, nel 1968 lascia l'attività del Psi all'epoca dell'unificazione con lo Psdi nel Partito Socialista Unificato. Durante il Congresso del Psi del 1987 a Rimini, Del Turco, insieme a Giacomo Mancini, Franco Piro e Giorgio Ruffolo, fu protagonista di un intervento polemico sulla corruzione nel partito. Del Turco e gli altri tre dirigenti socialisti, con parole sgradevoli ai craxiani, parlano di corruzione interna al partito, chiedono pulizia ed invocano ordine nelle giunte locali.
A luglio 1992 lascia il sindacato e un anno dopo diventa segretario nazionale del Psi subentrando a Giorgio Benvenuto, che aveva provvisoriamente sostituito Craxi al momento dell'uscita di quest'ultimo dalla vita politica italiana. Il partito, sconvolto dall'inchiesta di Mani pulite, durante la sua segreteria si sfalda, diventando prima Si (Socialisti Italiani) e poi Sdi (Socialisti Democratici Italiani). Alle elezioni del 1994 Del Turco viene eletto alla Camera dei deputati nel collegio uninominale di San Lazzaro di Savena per l'Alleanza dei Progressisti, in rappresentanza dei Socialisti Italiani; si iscrive inizialmente al gruppo misto per poi aderire al gruppo parlamentare del Partito Democratico della Sinistra. Durante la XII legislatura è stato Vicepresidente della Commissione Affari Esteri. Alle successive elezioni viene eletto senatore, nel collegio uninominale di Grosseto per L'Ulivo. Dall'inizio della legislatura sino al 6 febbraio 1997 è stato presidente del gruppo parlamentare di Rinnovamento Italiano, in seguito aderisce al gruppo misto, all'interno della componente dei Socialisti Democratici Italiani. La sua attività politica è legata anche alla Commissione Antimafia, della quale è stato presidente dal 1996 al 2000.
Durante il secondo governo Amato (2000-2001) ricoprì l'incarico di Ministro delle Finanze. Alle elezioni politiche del 2001 venne rieletto senatore per L'Ulivo: nonostante fosse sconfitto nel collegio uninominale dell'Aquila, venne comunque eletto in virtù del meccanismo del recupero proporzionale. Alle elezioni europee del 2004 venne eletto al Parlamento europeo per la lista Uniti nell'Ulivo, nella circoscrizione Italia meridionale con cento ottantamila preferenze; si iscrisse al gruppo del Partito Socialista Europeo. Si dimise da senatore, gli subentrò Giovanni Legnini. Alle elezioni regionali in Abruzzo del 2005 viene eletto presidente della Regione con il cinquantotto ed uno per cento dei voti, sconfiggendo il Presidente uscente Giovanni Pace: è stato sostenuto dalla coalizione de L'Unione, composta da Ds, Margherita, Sdi, Prc, Udeur, Comunisti Italiani, Idv, Verdi e Psdi. Si dimise contestualmente dalla carica di europarlamentare. Nel 2007 fondò l'associazione Alleanza Riformista con l'intento di portare lo Sdi nel Partito Democratico. In seguito al congresso nazionale dello Sdi, nel quale prevalse la linea opposta promossa dal segretario nazionale Enrico Boselli, abbandonò il partito per confluire con Alleanza Riformista nel Pd. Dal 23 maggio 2007 fu uno dei quarantacinque membri del Comitato nazionale per il Pd. Coinvolto in un'inchiesta giudiziaria sulla sanità abruzzese, presentò le dimissioni dalla carica di Presidente della Regione Abruzzo il 17 luglio 2008. Il Corriere della Sera, in data 14 dicembre 2008, pubblicò un'intervista allo stesso Del Turco, in cui questi annunciò di stare pensando di candidarsi con il centrodestra alle successive elezioni europee: "... tornerò a fare politica ovunque sia possibile farlo da riformista"; la cosa tuttavia alla fine non si concretizzò.
LE CONTROVERSIE RIGUARDANTI OTTAVIANO DEL TURCO
Negli anni in cui era Presidente della regione Abruzzo, il suo nome fu legato alla vicenda del Centro Oli di Ortona, come favorevole al progetto di tale centro petrolchimico, contro la forte e netta opposizione della popolazione locale, allertata dal Comitato Natura Verde, e dei produttori vitivinicoli della zona. Dalle sue dichiarazioni del febbraio 2008 si evinse una forte convinzione del benessere che comporterebbero le royalty da parte dell'Eni, nonostante le preoccupazioni dell'Istituto Mario Negri Sud che dichiarò gravi danni alla salute nel suo documento di studio.
Un'inchiesta di Report del 1º ottobre 2002, intitolata "Dietro al Bingo", rivelò alcuni retroscena torbidi sulla "industrializzazione" del gioco della tombola (rinominata di fatto Bingo) ed i coinvolgimenti politici. In particolare Milena Gabanelli sintetizzò dicendo "Imprenditori privati e multinazionali spagnole del gioco d'azzardo che hanno fiutato l'affare nel 1999 quando sotto il governo D'Alema il gioco della tombola diventa Bingo. Ma il decreto legge che lo rende operativo e che trasformerebbe in illegali tutte le tombole di quartiere nasce il 21 novembre 2000. Ministro delle Finanze Del Turco, Ministro del tesoro Vincenzo Visco". Coinvolti anche l'ex Ministro Vincenzo Scotti, che cofondò, assieme a Luciano Consoli (in area D'Alema), "Formula Bingo", società nella quale fu Presidente, che svolse consulenze per l'apertura delle sale bingo e rapidamente ottenne duecento quattordici delle quattrocento venti concessioni promesse dalla normativa, grazie anche all'alleanza con Codere, una multinazionale spagnola del gioco d'azzardo. Scotti è anche presidente di Ascob, l'associazione dei concessionari. È lo stesso Scotti, infatti, che, in Senato, premette per rendere abusive le tombole nei circoli.
I PROCEDIMENTI GIUDIZIARI AI DANNI DI OTTAVIANO DEL TURCO
Il 14 luglio 2008 venne arrestato dalla Guardia di Finanza a seguito di un'inchiesta della Procura della Repubblica di Pescara, insieme ad una decina tra assessori, ex-assessori, consiglieri ed alti funzionari della Regione Abruzzo con l'accusa di associazione per delinquere, truffa, corruzione e concussione, nell'ambito di un'inchiesta avviata dalla Procura della Repubblica di Pescara sulla gestione della sanità di iniziativa privata in Abruzzo. L'accusa contesta globalmente movimenti di denaro per circa quattordici milioni di euro, di cui dodici milioni ed ottocentomila euro consegnati; la cifra contestata a Del Turco, Cesarone e Quarta per la presunta concussione e corruzione ammonta a cinque milioni ed ottocentomila euro. L'Abruzzo era una delle regioni italiane con il più alto debito nella sanità. L'inchiesta della procura pescarese si riferì alla seconda cartolarizzazione dei crediti vantati da cliniche private nei confronti delle Asl abruzzesi. Poco dopo l'arresto si dimise da Presidente e si autosospese da membro della Direzione Nazionale del Partito Democratico. Del Turco fu detenuto nel carcere di Sulmona ventotto giorni, uscendone l'11 agosto a seguito di concessione degli arresti domiciliari da scontare nel paese natale di Collelongo. Il 16 luglio 2009 la Procura di Pescara dispose il sequestro preventivo di ventotto tra beni mobili e immobili, per un valore totale di oltre dieci milioni di euro, riferiti ad alcuni indagati nella cosiddetta “Sanitopoli” abruzzese. Ad Ottaviano Del Turco furono sequestrati due immobili, uno a Roma e l'altro in Sardegna a Tresnuraghes. Il Giudice per le indagini preliminari confermò i «gravi indizi di colpevolezza a carico degli indagati per le ipotesi di corruzione e concussione». Angelini disse negli interrogatori di aver versato cinque milioni e cinquecento quarantamila euro a Del Turco e gli altri: nel decreto si legge che «l'attività investigativa non ha ancora consentito di tracciare l'effettiva destinazione finale di tali rilevanti risorse economiche». L'8 gennaio 2010 vennero pubblicati sulla "Stampa" gli atti giudiziari relativi all'inchiesta sulla sanità abruzzese che portò agli arresti nel luglio 2008 del governatore.. All'articolo della Stampa rispose il 10 gennaio 2010 Sandra Amurri su Il Fatto Quotidiano. Il 22 luglio 2013 Del Turco venne condannato in primo grado a nove anni e sei mesi di reclusione per i reati di associazione per delinquere, corruzione, concussione, tentata concussione e falso. Il 20 novembre 2015 la Corte d'Appello dell'Aquila condannò Del Turco a quattro anni e due mesi di reclusione per i reati di associazione per delinquere e per induzione indebita. Del Turco venne invece assolto dalle accuse di corruzione e falso. I legali di Del Turco annunciarono ricorso in Cassazione. Il 3 dicembre 2016 la Corte di Cassazione annullò con rinvio la condanna di Del Turco per l'accusa di associazione a delinquere. Venne invece confermata la condanna per induzione indebita. Il 27 settembre 2017 la Corte d'Appello di Perugia assolse poi Del Turco dall'accusa di associazione a delinquere perché "il fatto non sussiste" rideterminando la pena in tre anni ed undici mesi (da quattro anni e due mesi); inoltre l'interdizione dai pubblici uffici viene trasformata da perpetua a cinque anni. L'11 ottobre 2018, la Corte di Cassazione condannò definitivamente Ottaviano Del Turco a tre anni ed undici mesi di reclusione per induzione indebita confermando la pena decisa nel 2017 dalla Corte d’Appello di Perugia nell’appello-bis.
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