mercoledì 27 novembre 2024

SILVIO BERLUSCONI SALE SUL PREDELLINO A MILANO NASCE IL POPOLO DELLE LIBERTA' (18/11/2007)

Di Redazione.


Son le ore diciotto di una domenica apparentemente qualsiasi.  A Milano, in pieno centro, Piazza San Babila, un signore di settantuno anni, Silvio Berlusconi (NELLA FOTO IN ALTO), odiatissimo ma a suo modo rispettabile, sale sul predellino di un’automobile e arringa i presenti: «Oggi nasce ufficialmente un nuovo grande partito del popolo delle libertà: il partito del popolo italiano. Anche Forza Italia si scioglierà in questo movimento. Invitiamo tutti a venire con noi contro i parrucconi della politica (Berlusconi è già in politica da quasi quattordici anni) in un nuovo grande partito del popolo». Passerà alla storia come il discorso del predellino. È una domenica d’autunno. L’Italia vive uno strano periodo, politicamente. La risicatissima maggioranza del governo Prodi sembra non offrire segnali di cedimento e anzi a entrare in crisi è il centrodestra. Berlusconi ha annunciato la caduta dell’esecutivo per il 14 novembre, giorno della Finanziaria. Ma ha fatto i conti senza l’oste Romano Prodi. La tensione nel centrodestra è altissima. Gianfranco Fini, leader di Alleanza nazionale e principale alleato del Cavaliere, becca il leader dell’opposizione sul Corriere della Sera: «Anziché tirare le cuoia, come assicurato da Berlusconi, Prodi tira a campare. Il governo cadrà un secondo dopo che si avrà certezza che dopo Prodi non si torni subito alle urne con l’attuale legge elettorale». Due giorni dopo rincara la dose su Repubblica: «O il centrodestra è in grado di ridarsi una missione, di rioffrire un progetto al Paese, oppure si prende atto che la coalizione non c’è più e ognuno va per la sua strada». Il nodo è, appunto, il partito unico. Nello stesso giorno, ad Assisi, a un convegno organizzato da An la platea fischia il forzista Fabrizio Cicchitto che reagisce dichiarando: «Non so dove volete arrivare. Non andate da nessuna parte mettendo in moto piccoli plotoni di esecuzione che in nome del partito unico tirano randellate a Berlusconi». Lui, il Cavaliere, dato ovviamente per spacciato dai sopraffini puristi della politica, risponde a modo suo. Nel 1993 fece ridere mezza Italia con un messaggio videoregistrato; quattordici anni più tardi fa sghignazzare i politologi salendo sul predellino di un’automobile. In pochi, ovviamente, gli concedono credito. Casini e Fini parlano di colpo di teatro. Lui, il giorno dopo, riempie il Tempio di Adriano, decreta la fine di Forza Italia e saluta la nascita di un nuovo soggetto politico. «Si chiamerà Partito della libertà o Popolo della libertà». Le cose sono note. Berlusconi tira dritto per la sua strada. Il governo Prodi nel frattempo cade, il Pd si affida a Walter Veltroni e all’ultimo istante Fini cambia idea e con un doppio salto carpiato si pone al fianco del leader che anni addietro lo sdoganò. In questo il leader di An vede lungo e capisce che se non si accoda a Berlusconi gran parte del partito non lo seguirà.

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