giovedì 25 settembre 2025

L'UDIENZA PER PECULATO E RICICLAGGIO AI DANNI DI NOVE PERSONE TRA CUI IL CARDINALE ANGELO BECCIU (25/09/2025)

Di Redazione.


Cambia pelle il processo d’appello in Vaticano al cardinale Angelo Becciu (NELLA FOTO IN ALTO) sull’acquisto del palazzo di Londra in Sloane Avenue e la gestione dei fondi della Segreteria di Stato si dimezza: diventa un processo nel quale gli imputati possono solo essere assolti o al massimo vedere confermate le condanne, e solo per i capi d’imputazione che il tribunale di primo grado ha riconosciuto. L’accusa non potrà ottenere il ribaltamento di quanto stabilito dalla sentenza del giudice Giuseppe Pignatone a dicembre del 2023 che aveva condannato gli imputati solo per alcune fattispecie, assolvendoli invece per altre. È l’effetto dell’ordinanza pronunciata dalla corte d’appello vaticana presieduta da monsignor Alejandro Arellano Cedillo nella terza udienza tenutasi nella giornata odierna, che ha dichiarato inammissibile il ricorso in appello del promotore di giustizia (la pubblica accusa), perché presentato fuori dalle regole: il promotore Alessandro Diddi aveva proceduto, negli otto giorni successivi alla lettura del dispositivo della sentenza, a depositare solo la dichiarazione di voler appellare, allegando la requisitoria scritta per il primo grado.

Secondo le difese degli imputati sarebbe una mossa che priva di motivazione il ricorso stesso. Una tesi che la corte ha accolto: «I motivi di un ricorso non possono formularsi in forma generica o astratta ma devono avere una sia pur minima determinatezza che possa consentire di comprendere il rapporto critico tra le ragioni della decisione e il fondamento razionale delle correlative censure», è scritto nell’ordinanza letta dal presidente Arellano.  Ad opporsi al ricorso del promotore erano stati gli avvocati Gian Domenico Caiazza, difesa di Raffaele Mincione, e Cataldo Intrieri (difensore di Tirabassi), con le altre difese associate. Per i legali degli imputati - oltre al cardinale, quelli dei finanzieri Raffaele Mincione, Enrico Crasso e Gianluigi Torzi e dell’ex funzionario della Segreteria Fabrizio Tirabassi, tra gli altri - si tratta di un importante punto a loro favore che si aggiunge a quello ottenuto nella prima udienza di lunedì 22, sull’ammissibilità dell’istanza di ricusazione del promotore Diddi, per via delle chat intercorse tra il testimone dell’accusa monsignor Alberto Perlasca con Genoveffa Ciferri e Francesca Immacolata Chaouqui sul memoriale del monsignore (ritenuto comunque inattendibile dal tribunale nella sentenza di primo grado).

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