Di Redazione.
Così Dario Canovi spiegò tutto nel 2025 “Con Cerezo mi vengono in mente i problemi che ebbe con Viola. Gli fu promesso il rinnovo di contratto, poi arrivò Eriksson che voleva Berggreen e Viola rinunciò a Cerezo non rinnovandogli il contratto. Ci fu una discussione animata di cui Cerezo si pentì, trattò male Viola e mi disse di chiamare il Presidente perché voleva chiedere scusa a Viola davanti a tutta la sua famiglia. Andò a casa sua e quasi piangeva per chiedere scusa, il giorno dopo lo fece davanti a tutta la squadra e i magazzinieri. Questo è Tonino, poi andammo a firmare un contratto con il Milan nello studio di Galliani, c’era anche Braida. Firmiamo per il Milan, ma Liedholm decise di non prenderlo perché il Milan aveva il centravanti Hateley e c’era anche Wilkins. Per prendere Cerezo i rossoneri dovevano cedere Wilkins, se fosse partito si sarebbe rattristato Hateley e per questo rinunciarono al contratto. Ho ancora il telegramma con cui il Milan risolse il contratto. L'accordo prevedeva un contratto biennale da un miliardo e duecento milioni, un'auto, un appartamento e sedici passaggi aerei andata e ritorno per il Brasile. Poi però l'affare si chiuse con Mantovani, settecento milioni e niente premi, con tanto di finta telefonata alla moglie Rosa per chiedere l'ok. Ma Cerezo era talmente rompiscatole che dopo un gol ottenne che Mantovani gli comprasse e recapitasse tutti i mobili della casa in affitto. Dopo il famoso gol in Roma-Sampdoria di Coppa Italia su assist di Impallomeni e quel meraviglioso giro di campo all’Olimpico mi telefonò dicendomi Dario, dio esiste! visto che in quel momento era senza contratto. Non era un buon momento per lui, quel gol fu una risoluzione di tanti problemi e una gioia immensa per Tonino. La sua trattativa con la Sampdoria è quella che porto nel cuore, Mantovani non amava discutere con gli agenti. Sono stato uno dei pochi con cui ha parlato, forse l’unico. Mantovani aveva una casa meravigliosa alle porte di Genova, forti del contratto sottoscritto con il Milan chiedemmo una cifra che Mantovani non poteva pagare. L’offerta della Samp era di circa due terzi rispetto a quello che Tonino avrebbe preso al Milan, prima rifiutò ma chiese di fare una telefonata a sua moglie Rosa perché non faceva nulla prima di aver parlato con la moglie. Il Presidente lo fece accomodare nel suo studio, sentimmo che Tonino faceva telefonate e dopo un po’ uscì dicendo mio Presidente. Mantovani rimase così, Tonino disse che aveva accettato perché Rosa avrebbe chiesto il divorzio. Quando uscimmo gli dissi meno male che hai parlato con Rosa e mi rispose veramente non mi ha risposto. Raccontai questo aneddoto a Mantovani la sera stessa e da lì nacque un amore tra i due".
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