Di Gianni Bazzoni.
Tutto in una settimana: l’annuncio del ministro della Giustizia che vuole «fare bene i conti» e vedere se vale la pena di ripristinare una sezione di 41 bis all’Asinara; il progetto di chimica verde che subisce uno stop inatteso proprio mentre stanno per essere aperti i cantieri, e il mega-deposito costiero di carburanti che esce fuori dal cassetto e rischia di interrompere il percorso delle bonifiche e della chimica innovativa. Troppe coincidenze sono un indizio, specie in un territorio dove le cose vanno tutt’altro che bene, la crisi devasta il sistema delle imprese e spazza via posti di lavoro a raffica, fino a determinare una crisi economica e occupazionale senza precedenti. Anche per questo, l’area compresa tra Sassari, Porto Torres e Alghero non può permettersi tempi di pausa, e neppure la modifica dei programmi avviati. Sarebbe un pericoloso tuffo nel passato che ha lasciato una eredità pesante. In attesa di conoscere la posizione del ministero dell’Ambiente, competente per la decisione sul progetto della chimica verde di Matrìca, tiene banco il progetto rispolverato - dopo uno studio della Camera di commercio - per il ritorno delle petroliere nel Golfo dell’Asinara. Le reazioni però non sembrano di segno favorevole. Ieri il senatore Pasqualino Federici, presidente del Parco nazionale dell’Asinara, ha replicato duramente: «Questa è la proposta per lo sviluppo del territorio? Bene, vuol dire che vado in Procura per chiedere di valutare se dietro certe iniziative si possono ravvisare eventuali reati: tutto questo è incompatibile con un parco nazionale». Federici sottolinea che «l’Asinara è l’unica risorsa credibile rimasta nel nord Sardegna, e questo è il momento per dire le cose come stanno. Non mi basta più l’indignazione di quanti, in questi giorni, si sono riempiti la bocca per alzare le barricate contro il 41 bis proposto dal ministro Severino. O che hanno detto no al deposito costiero e al ritorno di centinaia di petroliere. Io chiedo a questi signori che cosa hanno fatto finora per l’Asinara? Niente, non ho avuto risposte alle questioni che ho sollevato. Solo promesse. Eppure il Parco nazionale è la punta di diamante del progetto per lo sviluppo turistico del territorio». Si guarda attorno il senatore presidente del Parco, e dice: «E’ mio dovere difendere l’Asinara con tutti i mezzi, per questo ho deciso di informare la Procura per futuri reati, anche tentati». In effetti la situazione non è proprio felice. L’Asinara ha ancora il problema dell’acqua potabile e la stagione turistica è alle porte. La Regione si è indignata per la parole del ministro Severino (che sembra guardare più al 41 bis nel nuovo carcere di Bancali che all’Asinara) ma il confronto per lo sviluppo del Parco registra solo piccoli passi avanti. Sui progetti compatibili - come la chimica verde - conquistati dal territorio, dopo lo stop deciso al momento della partenza (a seguito di una relazione non vincolante), neppure una parola. E c’è una paura: il ritorno di interessi che possono fare saltare qualsiasi progetto di riconversione e rilancio dell’area industriale di Porto Torres.
(Da "La nuova Sardegna")
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