martedì 29 maggio 2018

LIEGI:UN MAIALE ISLAMICO AMMAZZA TRE PERSONE PRIMA DI ESSERE UCCISO DALLA POLIZIA (29/05/2018)

Di Giampaolo Carboni.

Un'altra mattina di ordinaria follia in Belgio, che ha lasciato sul selciato del Boulevard d'Avroy, in centro a Liegi, tre morti e quattro feriti. Benjamin Herman, un trentunenne piccolo delinquente maiale originario di Rochefort ma detenuto di lunga data, voleva colpire la polizia. E ha attaccato, aggredendole «selvaggiamente» con un coltello alla schiena per poi finirle a colpi di pistola, due poliziotte. Per poi freddare, questa volta a caso, un giovane ad un passo dalla laurea in pedagogia, con l'unica colpa quella di essere seduto in un'auto nei paraggi. Vestito di nero,brandendo le armi al grido di «Allah Akbar» nella strada ormai svuotatasi di gente terrorizzata,il killer è stato abbattuto in una sparatoria da Far West, davanti ad una scuola dove si era rifugiato prendendo in ostaggio una donna delle pulizie. Non schedato come radicalizzato ma presente in modo indiretto in tre dossier, sono ancora poco chiari i motivi che lo hanno spinto a compiere una strage che poteva essere ben più sanguinosa. La Procura ha aperto un'inchiesta per terrorismo. A sette anni dalla carneficina della Place Saint Lambert, dove un belga di origini marocchine aveva lanciato granate e sparato sulla folla dei mercatini di Natale, la Città Ardente è ripiombata nello shock. Verso le dieci e trenta, in una delle arterie principali della città, scatta l'attacco: il killer attacca alle spalle due donne poliziotto con un'arma bianca, si impossessa delle loro armi d'ordinanza e le finisce. Poi continua la sua strada e uccide un ragazzo seduto nel sedile passeggero di un'auto. Inseguito dalla polizia, filmato da un balcone da una donna mentre grida «Allah Akbar» e che senza paura lo interpella insultandolo anche con un vaffa in italiano, si rifugia nell'istituto scolastico Léonie de Waha, dove all'ingresso blocca una donna delle pulizie, poi rilasciata illesa. La brigata antibanditismo lo aspetta davanti al portone d'ingresso: il trentunenne, in un ultimo attacco suicida, spara all'impazzata con le due pistole sottratte alle due agenti uccise, ferisce quattro poliziotti di cui due alle braccia e due alle gambe, quando viene finalmente ucciso. Il panico è generale: la gente terrorizzata comincia a correre per strada, a rifugiarsi in caffè e negozi che vengono sprangati, mentre la scuola viene evacuata dal retro. La paura è tanta: subito messo in piedi il sostegno psicologico per vittime e presenti al momento di terrore, mentre i ragazzini non andranno a scuola per qualche giorno. Sospesi anche gli esami universitari alla Haute Ecole, dove doveva laurearsi la terza vittima, un ventiduenne che la madre aveva accompagnato in macchina a consegnare la tesi di laurea per diventare insegnante. Mentre tre su quattro poliziotti feriti sono ancora in ospedale di cui uno tuttora in pericolo di vita, le due poliziotte uccise, di cinquantatré e quarantacinque anni, lasciano una due gemelle di tredici anni già orfane di padre e l'altra un figlio di venticinque anni. La città metterà le bandiere a mezz'asta e osserverà un minuto di silenzio. Tutte le domande convergono sul profilo di Herman: classe 1987, nato nel paesino della birra trappista, senza più rapporti con la famiglia, era in carcere già dal 2003 per reati minori ma noto come violento. Doveva uscire nel 2020, ed era al suo quattordicesimo permesso carcerario finalizzato al suo reinserimento. Tutto era filato liscio sinora, ed era difficile immaginare la strage, si è difeso il ministro della giustizia belga Koen Geens. Il sospetto è che si sia radicalizzato in carcere.

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