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domenica 23 aprile 2017

LA MORTE DI ALBERTO MORAVIA (26/09/1990)

Di Giampaolo Carboni.

Centinaia, migliaia di messaggi e di dichiarazioni hanno accolto la tragica scomparsa di Alberto Moravia. Sin dalle prime ore di ieri mattina le agenzie di stampa hanno trasmesso i commenti raccolti sia in Italia che all' estero. Il presidente della Repubblica, Francesco Cossiga, ha inviato un telegramma alla signora Carmen Llera. Desidero, scrive il capo dello Stato, partecipare con animo commosso al suo dolore. Dai primi romanzi ai suoi scritti più recenti, Alberto Moravia ha voluto essere narratore sferzante e pure sensibilissimo della società italiana del 900, delle sue contraddizioni, dei suoi smarrimenti, della ansiosa ricerca di valori. Nel ricordo della sua milizia lettararia, condotta con severa dedizione e insieme c on gioia, intendo rendermi interprete del cordoglio della collettività nazionale e di tutta la cultura italiana. Nilde Iotti, presidente della Camera, ricorda la sua curiosità, il suo interesse per la condizione umana. Qualità che ne hanno fatto un conoscitore profondo di tutte le trasformazioni nella vita e nella cultura in Italia e nel mondo. Nel suo messaggio, Giovanni Spadolini, presidente del Senato, esprime la commossa partecipazione al lutto della cultura italiana per la scomparsa di uno scrittore che ha onorato la letteratura italiana di questo secolo e ha diffuso il nome dell' Italia in tutto il mondo. Dall' estero arriva una dichiarazione del ministro della Cultura francese, Jack Lang. Con la scomparsa di Moravia perdiamo una delle grandi figure della letteratura mondiale, uno scrittore che, a partire dagli Indifferenti fino a La noia ha dato al suo secolo alcuni dei suoi più bei romanzi. Da Bruxelles interviene il presidente del Parlamento europeo, lo spagnolo Enrique Baron Crespo. E' venuto a mancare un grande nome della letteratura italiana e europea, oltre ad una persona molto attenta e preoccupata dell' attualità intellettuale e politica dell' Europa. Alberto Moravia ha lasciato e lascerà un segno inconfondibile nella cultura italiana, ha detto Achille Occhetto, segretario del Pci. Egli è stato, sin dai suoi primi romanzi, il critico non solo del potere fascista, ma dell' Italia fascista, di tutto ciò che è provinciale, di ristretto, di egoistico e di gretto il fascismo volle trasmettere al Paese. Giorgio La Malfa, segretario del Pri, ha sottolineato quanto lo scrittore ha saputo, come pochi, fondere in un' unica esperienza l' ispirazione letteraria, il giornalismo militante e l' impegno civile. Messaggio di cordoglio anche di Arnaldo Forlani, segretario della Dc: E' un lutto per la cultura italiana. Giulio Carlo Argan ha definito Moravia un pilastro della letteratura moderna e contemporanea, un letterato di grande levatura. Mario Luzi, scrittore, ha ricordato le sue doti eccellenti di lucidità e di semplificazione. Tavolta ha aggiunto forse schematizzava, ma era efficace, efficace saggista, efficace giornalista. Mauro Bolognini, regista, che tra poche settimane inizierà a Roma le riprese del film tratto dall' ultimo romanzo di Moravia La villa del venerdì, racconta: Eravamo stati insieme a cena tre giorni fa. Stava benissimo, era molto elegante, parlava di politica con grande lucidità. Era una delle intelligenze migliori del nostro tempo. Antonello Trombadori ha commentato con pochissime parole: E' morto un grande amico. Valentino Bompiani, l' editore che ha pubblicato per oltre 50 anni le opere dello scrittore, è rimasto di stucco. E' incredibile, ha detto una volta appresa la notizia. Moravia era un uomo senza pietà, con la sua lucidità mentale e la costante presenza nella vita letteraria e culturale del nostro tempo. Gaetano Alfetra è convinto che il romanziere resterà nella storia della letteratura come il Nobel italiano, anche se non ha fatto in tempo a riceverlo. I suoi articoli di ampio respiro, ha aggiunto Ugo Stille, direttore del Corriere della Sera, e di impeccabile scrittura, rimangono un esempio per tutti noi e debbono servire da insegnamento ai giovani che entrano nella professione. Per Indro Montanelli, direttore de Il Giornale, Moravia è rimasto sempre fedele al proprio inquieto e scontroso temperamento. Un temperamento che lo portò scritto con altrettante chiarezza sul volto accigliato e negli scatti d' umore. Luigi Comencini definisce Moravia un grande scrittore. E Angelo Guglielmi, direttore della Terza rete Rai gli riconosce il merito di essere stato l' unico grande e importante romanziere italiano dell' ultima parte di questo secolo. Tre donne intorno al cor mi son venute.... Nel caso di Alberto Moravia, le tre donne sono, com' è noto, Elsa Morante, Dacia Maraini e Carmen Llera. Tre scrittrici la prima ormai consacrata nell' Olimpo dei grandi a titolo diverso tutte e tre notissime e non conformiste, anzi permanenti suscitatrici di scandali. Elsa fantastica, imprevedibile, artista in certo senso romanticamente preda della sua arte, è la donna insieme alla quale Moravia attraversa gli anni del fascismo e del dopoguerra con un amore intenso e quasi segreto, anche per via delle circostanze politiche. Un rapporto comunque sempre conflittuale: anche nei momenti più felici Elsa accusava Alberto di aridità e di egoismo. Dacia, sorridente e insieme determinata, è la Ragazza degli Anni Sessanta e Settanta, insieme alla quale lo scrittore vive con grande partecipazione l' epoca della contestazione. Apparentemente più disincantata e frivola (ma il suo salutismo e il suo bisogno d' indipendenza sembra siano una religione), Carmen si adatta bene ai salottieri anni Ottanta, amanti più delle stravaganze che delle ideologie. Elsa Morante entra nella vita di Moravia nel novembre 1936 (anno in cui nasce a Firenze Dacia Maraini). Il pittore Capogrossi presenta l' uno all' altro i due scrittori romani alla birreria Dreher. Lei ha ventiquattro anni, lui ventinove. L' anno dopo, al ritorno di Alberto dalla Cina, inizia fra i due una relazione che durerà fino al 1962, quando si separeranno perché Elsa, già da qualche anno, è innamorata del pittore americano Bill Morrow. Il rapporto è tempestoso, e lo sarà sempre. C' è anche una breve rottura nel ' 38. Il matrimonio viene celebrato il 14 aprile 1941 nella chiesa del Gesù da padre Tacchi Venturi, il gesuita che aveva negoziato il Concordato con Mussolini, zio di Capogrossi e confessore della religiosissima Elsa. Inginocchiato, sentivo alle spalle i nostri testimoni Longanesi, Pannunzio, Capogrossi e Morra, una specie di gentiluomo di campagna che parlavano di Stalingrado, ricorda Moravia (Le Matin des Livres, 1984). Io non ero credente, ma accettai (la cerimonia religiosa) per far piacere ad Elsa. Per rispetto a questa religiosità Moravia d' accordo, d' altronde, con Dacia Maraini non le chiederà mai il divorzio e non si sposerà mai con Dacia, con la quale pure ha convissuto vent' anni (scandalo: la ragazza ha ventinove anni meno di lui). Morta Elsa il 25 novembre ' 85, Moravia sposerà Carmen Llera (spagnola, divorziata con un figlio) il 26 gennaio 1986. Doppio scandalo: gli anni in meno stavolta sono quarataquattro. Moravia era logico e metodico, l' esistenza puntellata sulle quattro ore di scrittura quotidiana. Elsa gliele contestava: Il giorno che morirò tu scriverai, gli diceva, e lui più tardi ha osservato: Non è vero, il giorno che è morta non ho scritto. Elsa era continuamente scossa da febbri esistenziali, sempre in bilico su qualche burrone psicologico. Sono del ' 45 queste sue note del Diario: Dio che solitudine. Toccare il fondo della solitudine, sì, è la parola. Un viso che sia un viso d' amore che dimentichi se stesso che ti guardi per un attimo almeno dimenticando se stesso ti guardi con amore Dio mio dove dove?... almeno potessi dormire... In cambio dell' amore ho avuto grettezza e gelo. Che finisca presto tutto che finisca che finisca. Elsa mi accusava di non amarla abbastanza disse Moravia di rimando ma non si vive per venticinque anni con una persona senza amarla. Anche dopo che nel ' 55 lei si innamorò di un' altra persona, continuammo a vivere insieme come amici per sette anni, fin quando mi innamorai di Dacia. Dovettero avere, comunque, anche grandi felicità. Ad Anacapri, per esempio, dove andarono dopo il matrimonio. A quel tempo a Capri non c' era nessuno, eravamo soli, uscivamo la sera e cenavamo in qualche piccola trattoria. Eravamo molto squattrinati dice ancora Moravia a Le Matin des livres. A Capri tornarono spesso fino al ' 50: gli anni di Menzogna e sortilegio per lei e, per lui, di Agostino, La disubbidienza, L' amore coniugale, La romana. Felici, ancora, furono a Sant' Agata, il paese de La ciociara (nel libro si chiama Sant' Eufemia) dove trascorsero l' inverno ' 43-44 aspettando gli inglesi. Con tutte le paure che avevamo, fu uno dei momenti più felici della mia vita dice Moravia a Siciliano. Stavamo in una capanna con un letto di tavole e sopra un pagliericcio di pannocchie. La coperta era un ferraiuolo da contadino. Faceva talmente freddo che l' acqua del pozzo era sempre ghiacciata. Ogni mattina Elsa se ne rovesciava un secchio sulla testa; io mi limitavo a farlo una volta alla settimana e sembrava anche troppo. Ero arrivato a Sant' Agata magrissimo; mi rimisi rapidamente senza neanche mangiare un granché... un po' di polenta la sera. Durante la giornata qualche cipolla e delle carrube. Poi dopo molto tempo sarebbero venuti gli anni amari della vecchiaia e della malattia di Elsa, la discussa richiesta di Moravia per un sussidio pubblico come era stato fatto a suo tempo per Bacchelli, la sorpresa alla morte della scrittrice del suo cospicuo patrimonio, di cui il marito era erede legittimo. Ma sono quelli che Pavese avrebbe chiamato pettegolezzi. Quando Elsa morì, Moravia dichiarò: Vanno via con Elsa Morante venticinque anni della mia vita. Ho visto crescere sotto i miei occhi un talento straordinario. Ed ecco gli anni Sessanta. In Italia ci sono il boom economico, il centrosinistra, il Gruppo ' 63, Azzurro e Vengo anchio no tu no, l' esplosione della psicoanalisi, della sociologia, dell' antropologia culturale e, per le donne, una forte sensazione di vigilia, la fine della pazienza. Fuori d' Italia, i Beatles, il femminismo americano, i film di James Bond, la sacra triade Kennedy-Kruscev-Papa Giovanni. E via ricordando, fino all' esplosione del ' 68. Tutto appare luminoso, nuovo: gli anni Quaranta e Cinquanta sembrano remoti. Alberto Moravia vive questa stagione curiosa e partecipe, anche se non tutto gli piace (non, per esempio, James Bond e il Gruppo ' 63). Ha una nuova compagna: Dacia Maraini. Per lei, nel ' 62, si separa da Elsa. Ed è subito scandalo: per la giovane età di Dacia, e perché anche lei osa proporsi come scrittrice e Moravia la appoggia. Quando, nel ' 63, per L' età del malessere le danno il Premio Formentor, è una bagarre letteraria. Dacia è figlia dell' orientalista Fosco Maraini e della pittrice Topazia Alliata. Ha trascorso l' infanzia in Giappone dove, fra il ' 43 e il ' 45, è internata coi genitori in un campo di concentramento. La giovane è a Roma dal ' 59, e i suoi primi amici sono Pasolini, Bernardo Bertolucci, Goffredo Parise, Giosetta Fioroni e tanti altri. Dacia scrive molto: romanzi e sceneggiature. Dopo La vacanza (1961), pubblica L' età del malessere e si mette a sceneggiare il primo libro (farà poi sceneggiature con Samperi, Spinola, Ferreri e più tardi con Margarethe von Trotta). Nel ' 66 fonda con Moravia la compagnia teatrale Il Porcospino; nel ' 73 il femminismo storico entra nei suoi anni caldi il gruppo teatrale della Maddalena. La nuova coppia diventa rapidamente un' istituzione. L' 86 è l' anno in cui esce Il bambino Alberto, una lunga intervista di Dacia a Moravia sulla sua infanzia, dalla quale emerge fra l' altro un amore fortissimo e réfoulée di lui per la madre, Gina de Marsanich. Ed è anche l' anno in cui Moravia sposa la sua terza moglie, la spagnola Carmen Llera. Alberto e Dacia non stanno più insieme da qualche anno. E' stata la vita professionale a dividerci, spiega lei in un' intervista la mia si è ampliata, non potevo più andare dietro a lui. Ormai Dacia Maraini è una voce autonoma, sempre più femminista, non potrebbe esistere altra ottica per me, dichiara. In più ha dato ulteriormente scandalo dichiarandosi bisessuale. Ha scritto anche un romanzo, Lettere a Marina, centrato nel rapporto fra donne. Ma con Moravia l' amicizia continua. Di più: continua l' amore, anche se su un piano diverso. Il giorno prima del nuovo matrimonio, Moravia lavora con Dacia mattina e pomeriggio a Il bambino Alberto. Dopo il matrimonio, nei weekends spesso Dacia si prende cura del cane di Alberto, o va a trovarlo a Sabaudia d' estate, o addirittura ci trascorre il Natale insieme se la superindipendente Carmen Llera lo lascia solo. Carmen, infatti, ha un esasperato bisogno di indipendenza, sia economica che affettiva. Per questa indipendenza, per la differenza di età e anche perché la giovane Carmen a sua volta non ha intenzione di ritrarsi dal romanzo, il nuovo matrimonio suscita più chiacchiere come mai. Di romanzi, finora, Carmen ne ha scritti due: Georgette (1988) e Lola e gli altri (1989). Nel primo adombra la sua vicenda d' amore col leader druso Walid Jumblatt, col quale arrivò a farsi fotografare abbracciata, pur essendo la signora Moravia. Fu l' unica volta in cui, di fronte alle intemperanze della nuova moglie, lo scrittore si infuriò. Ma, ebbero a dire gli amici, forse solo perché gli sembravano esagerati i 25 milioni pagati da un settimanale per quella fotografia. Nel secondo libro, la protagonista, Lola, alta e magra, gambe lunghe, seno abbondante e sedere piccolo, viso ovale da madonna e bocca larga e sensuale, non si piace quasi mai ma piace ai molti spasimanti che gestisce con abilità e cinismo lasciandosi coinvolgere in maratone erotiche, ma non permettendo loro di abitare con lei nemmeno per una notte. Molti ci hanno visto un riflesso della stessa Carmen, un personaggio moraviano in carne e ossa. Sulle capacità letterarie della ultima moglie, Moravia ha detto che è una brava narratrice, veramente brava. Forse, senza dichiararlo mai, ne è stato geloso. Ma, ebbe a dirmi una volta, la gelosia è necessaria all' amore e anzi lo accresce. Perché aumenta l' attenzione nei confronti della persona amata.

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