giovedì 13 ottobre 2011

MIRACOLO CAGLIARI?E' SOLTANTO L'INIZIO (10/10/2011)

Di Roberto Muretto.

I sogni di un Cagliari formato Europa. Uno stadio nuovo di zecca da costruire ad Elmas. I diritti televisivi da ristudiare e rendere ancora più appetibili. Sono alcuni dei temi affrontati da Massimo Cellino approfittando della sosta del campionato.  

Presidente, cominciamo dal Cagliari. Se l'aspettava una partenza sprint?

«Non mi faccio illusioni, ho troppa esperienza per non sapere che la strada da percorrere è lunghissima».

Vero, ma siete secondi in classifica.

«Lo so, però anche due anni fa a quattordici giornate dalla fine eravamo quarti, poi siamo crollati. E anche l'anno scorso è successa più o meno la stessa cosa».

Ha paura che si ripeta la stessa cosa?

«Non è questo il problema, voglio essere realista. Noi dobbiamo tenerci stretta la serie A e non mi piace farmi illusioni. Ricordo che ho dovuto esonerare Allegri perchè nell'ultimo periodo ha pensato più al suo futuro che al Cagliari e mi è dispiaciuto dire addio a Pierpaolo Bisoli. Lui è stato sfortunato, è tornato in Sardegna nel momento sbagliato e in quel periodo io non sono stato molto vicino alla squadra».

Donadoni recentemente ha detto che non ha ancora capito il motivo del suo esonero. Vuole spiegarlo?

«Quando l'ho preso non mi piaceva ma era uno dei pochi sulla piazza. Mi ha smentito perchè la squadra si è ripresa ed ha fatto un ottimo lavoro, a parte gli ultimi due mesi. Un esonero, secondo me, deve essere un momento di crescita e di riflessione per un tecnico. Se Donadoni non ha ancora capito perchè è stato licenziato, mi dispiace e non voglio nemmeno perdere tempo per dare spiegazioni. Di sicuro resto sorpreso da questo fatto».

C'è qualcuno che le ha suggerito Ficcadenti?

«Le scelte le faccio sempre da solo, così se sbaglio le responsabilità sono mie. Lo conosco poco per dare un giudizio compiuto, però ho capito che è freddo, pragmatico, bada al sodo».

Dica la verità, la scorsa estate quando ha detto che Conti e Agostini li avrebbe ceduto stava bluffando? «Era tutto vero. Entrambi li considero come dei soci nella gestione del Cagliari e quando ci sono dei sacrifici da fare, anche loro sono chiamati a farli».

Non sta esagerando?

«No, questa è la mia filosofia. Essere a Cagliari da tanti anni non vuol dire avere il diritto di pretendere dei privilegi. C'è stato un momento nel quale Conti e Agostini hanno avuto uno sbandamento, non hanno capito il loro ruolo nello spogliatoio e nella società. Poi hanno dimostrato di essere dei ragazzi intelligenti ammettendo gli errori ed hanno ripreso ad avere un atteggiamento positivo. Sono rimasti perchè hanno dimostrato di voler restare in Sardegna con i fatti e non con le parole».

Biondini rinnoverà il contratto o se ne andrà?

«Vale lo stesso discorso fatto per Conti e Agostini. Restare deve essere una sua scelta. Davide è uno di poche parole, ma che esce dal campo dopo aver dato tutto. Mi sta piacendo moltissimo il suo impegno. Il rinnovo non è un discorso economico, deve essere lui a fare una scelta di vita. Ci incontreremo e ne perleremo serenamente».

A gennaio riapre il mercato, il Cagliari che farà?
«Intanto abbiamo due giocatori come El Kabir ed Eriksson che ancora non abbiamo visto. Ekdal non ha mai giocato e mi piange il cuore vedere Ariaudo fuori. lo ritengo un giocatore bravo e importante per noi. Non venderò nessuno perchè a gennaio la salvezza sarà ancora da conquistare, quindi non mi sembra che ci serva qualcosa. Gennaio è lontano, pensiamo al presente».

Vuole imitare l'Udinese andando a prendere giocatori quasi sconosciuti?

«Noi e l'Udinese siamo agli antipodi. Il Cagliari è costretto a seguire questa politica perchè non ha tante risorse da spendere. Quindi dobbiamo avere l'abilità di acquistare i calciatori quando in pochi li conoscono. E siccome sono nel calcio da vent'anni, ho la presunzione di capire qualcosa e so se un giocatore ha delle potenzialità che può sviluppare. Vedrete, Ibarbo ed El Kabir, faranno grandi cose, come Thiago Ribeiro».

Domenica arriva il Siena, se vincete...

«Restiamo secondi e vorrei godermi a lungo questo momento. I tre punti sono fondamentali perchè poi col Napoli ci giochiamo qualcosa di importante. Spero che i tifosi vengano numerosi a sostenerci, la squadra ha bisogno del loro affetto».

Ha ragione, ma lo stadio Sant'Elia è proprio in condizioni pietose.

«Non lo dica a me. Spero che all'inizio dell'anno si possano cominciare i lavori, sempre che non ci mettano, per invidia, i bastoni tra le ruote. E' vero che il nostro stadio è bruttissimo ed è anche questo uno dei motivi per cui la gente non viene».

Il calo è in tutta Italia. Vi siete venduti tutto alle televisioni, a casa si sta più comodi, forse è tardi per lamentarsi.

«I miei colleghi presidenti sono miopi. Dovevamo prima rifare gli stadi, programmare, invece di venderci tutto e avere le telecamere anche nei bagni. E' chiaro che anche con gli stadi nuovi non sarà semplice riportare la gente negli stadi».

Torniamo al Cagliari, lei non pensa di avere una squadra che può ambire a qualcosa di più di una salvezza tranquilla?

«Se cresciamo sul piano caratteriale. Ma un bel segnale l'ho avuto a Palermo».

Ma sta scherzando? 

«No. Perchè la squadra si è rialzata dopo essere andata sotto 3-0 ed ha chiuso alla grande sfiorando la grande rimonta. E' questo lo spirito che voglio vedere sempre».

(Da "La nuova Sardegna").

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