Di Giampaolo Carboni.
Siamo probabilmente alle fasi conclusive del rapporto tra Silvio Berlusconi e Giulio Tremonti.Il caso del superministro dell’economia scuote a fondo il Pdl.Berlusconi vuole portare avanti l’attività del governo sino a fine legislatura (salvo sfiducie parlamentari,ed il primo test in tal senso si avrà con la richiesta d’arresto per Saverio Romano) puntando fortemente sul rilancio di un paese in dissesto dal punto di vista della crescita e del debito (27 i punti previsti per la crescita futura del nostro paese).
Ed è in questo contesto che la stampa berlusconiana (uno dei tanti mezzi della macchina da guerra messa in politica dal premier) attacca chi fa leva più sui conti che sulle forzature ovvero sia il ministro dell’economia Giulio Tremonti.Il Popolo Della Libertà punta ad isolare infatti lo stesso Tremonti ed addirittura nei palazzi del potere si parla di un possibile spacchettamento dello stesso ministero e di ritornare ai tre ministeri di Bilancio,Finanza e Tesoro (cosa che stride probabilmente con la crisi,due ministeri in più e tutta una serie di spese aggiuntive).
Tornando alla stampa pro-premier essa definisce Tremonti come un coniglio che scappa (riferimento alla votazione per Milanese con il ministro assente in Parlamento).
Tremonti, invece, sta incontrando nel quartiere generale della Lega Umberto Bossi che è tornato ieri a rassicurare l'amico Giulio: «Se è a rischio? Non penso proprio», è stata la secca risposta consegnata ai cronisti dal Senatur. Probabile quindi che il ministro cerchi nel leader della Lega la conferma di una sponda reale davanti alla manovra di accerchiamento che il premier sta mettendo in atto. Perché è vero che la cabina di regia forse non vedrà mai la luce, ma è altrettanto vero che Berlusconi vuole comunque porre fine alla storia del superministro che non ascolta i colleghi e che soprattutto scodella loro i provvedimenti già pronti in zona Cesarini come accaduto anche con la nota di aggiornamento al Def. Che è arrivata sul tavolo del Cdm della scorsa settimana, prima del voto su Milanese, senza che ci fosse stata un preventivo contatto di Tremonti (assente peraltro perché impegnato a Washington) e gli altri ministri. Tramonta la cabina di regia, ma il premier vuole maggiore collegialità L'idea di Berlusconi è dunque quella di imporre maggiore collegialità al titolare dell'Economia affiancandogli nelle decisioni gli altri ministri di peso nel governo, a cominciare da Maurizio Sacconi. Insomma, la cabina di regia morirà probabilmente ancor prima di nascere senza portare, come accadde invece nel 2004, alle dimissioni del ministro. Allora, infatti, fu proprio la task force voluta da Gianfranco Fini, che criticava l'eccessivo potere di Tremonti, a imporre al Cavaliere tale passaggio, salvo poi giudicarlo insufficiente ponendo Berlusconi davanti alla scelta di salvare la maggioranza bloccando l'uscita di Fini e di An o di sfiduciare il ministro.Che anticipò tutti e rassegnò le dimissioni (di lì a poco lo avrebbe poi sostituito Domenico Siniscalco).
Difficile che si ripeta ora quel copione, ma certo resta altissima la tensione verso Tremonti. Non solo nel Governo dove la parola «collegialità» gira ormai sulle bocche di tutti i ministri come unica alternativa per evitare un passo indietro del titolare di via XX Settembre. Il malcontento infatti è molto forte soprattutto nelle fila del Pdl e il caso Milanese non ha fatto altro che rinfocolarlo. Non è un caso che oggi due nomi di prima linea come Roberto Formigoni e Gianni Alemanno abbiano ripetuto lo stesso refrain: o si va verso la consultazione sui provvedimenti strategici o Tremonti dovrà farsi da parte. Insomma, se non accetterà l'ultimatum del Cavaliere, di certo non troverà alcuna sponda nel suo partito.
© Riproduzione riservata.
Siamo probabilmente alle fasi conclusive del rapporto tra Silvio Berlusconi e Giulio Tremonti.Il caso del superministro dell’economia scuote a fondo il Pdl.Berlusconi vuole portare avanti l’attività del governo sino a fine legislatura (salvo sfiducie parlamentari,ed il primo test in tal senso si avrà con la richiesta d’arresto per Saverio Romano) puntando fortemente sul rilancio di un paese in dissesto dal punto di vista della crescita e del debito (27 i punti previsti per la crescita futura del nostro paese).
Ed è in questo contesto che la stampa berlusconiana (uno dei tanti mezzi della macchina da guerra messa in politica dal premier) attacca chi fa leva più sui conti che sulle forzature ovvero sia il ministro dell’economia Giulio Tremonti.Il Popolo Della Libertà punta ad isolare infatti lo stesso Tremonti ed addirittura nei palazzi del potere si parla di un possibile spacchettamento dello stesso ministero e di ritornare ai tre ministeri di Bilancio,Finanza e Tesoro (cosa che stride probabilmente con la crisi,due ministeri in più e tutta una serie di spese aggiuntive).
Tornando alla stampa pro-premier essa definisce Tremonti come un coniglio che scappa (riferimento alla votazione per Milanese con il ministro assente in Parlamento).
Tremonti, invece, sta incontrando nel quartiere generale della Lega Umberto Bossi che è tornato ieri a rassicurare l'amico Giulio: «Se è a rischio? Non penso proprio», è stata la secca risposta consegnata ai cronisti dal Senatur. Probabile quindi che il ministro cerchi nel leader della Lega la conferma di una sponda reale davanti alla manovra di accerchiamento che il premier sta mettendo in atto. Perché è vero che la cabina di regia forse non vedrà mai la luce, ma è altrettanto vero che Berlusconi vuole comunque porre fine alla storia del superministro che non ascolta i colleghi e che soprattutto scodella loro i provvedimenti già pronti in zona Cesarini come accaduto anche con la nota di aggiornamento al Def. Che è arrivata sul tavolo del Cdm della scorsa settimana, prima del voto su Milanese, senza che ci fosse stata un preventivo contatto di Tremonti (assente peraltro perché impegnato a Washington) e gli altri ministri. Tramonta la cabina di regia, ma il premier vuole maggiore collegialità L'idea di Berlusconi è dunque quella di imporre maggiore collegialità al titolare dell'Economia affiancandogli nelle decisioni gli altri ministri di peso nel governo, a cominciare da Maurizio Sacconi. Insomma, la cabina di regia morirà probabilmente ancor prima di nascere senza portare, come accadde invece nel 2004, alle dimissioni del ministro. Allora, infatti, fu proprio la task force voluta da Gianfranco Fini, che criticava l'eccessivo potere di Tremonti, a imporre al Cavaliere tale passaggio, salvo poi giudicarlo insufficiente ponendo Berlusconi davanti alla scelta di salvare la maggioranza bloccando l'uscita di Fini e di An o di sfiduciare il ministro.Che anticipò tutti e rassegnò le dimissioni (di lì a poco lo avrebbe poi sostituito Domenico Siniscalco).
Difficile che si ripeta ora quel copione, ma certo resta altissima la tensione verso Tremonti. Non solo nel Governo dove la parola «collegialità» gira ormai sulle bocche di tutti i ministri come unica alternativa per evitare un passo indietro del titolare di via XX Settembre. Il malcontento infatti è molto forte soprattutto nelle fila del Pdl e il caso Milanese non ha fatto altro che rinfocolarlo. Non è un caso che oggi due nomi di prima linea come Roberto Formigoni e Gianni Alemanno abbiano ripetuto lo stesso refrain: o si va verso la consultazione sui provvedimenti strategici o Tremonti dovrà farsi da parte. Insomma, se non accetterà l'ultimatum del Cavaliere, di certo non troverà alcuna sponda nel suo partito.
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