sabato 15 ottobre 2011

ITALO IL "MARATONETA AMERICANO" (10/10/2011)


Di Mario Frongia.

Italo, in America, ha consumato quattro paia di scarpe. Scattato duemila foto. Raccolto quindici targhe d'auto. Scritto «Beni benius» sui cartelli del Missouri. Ha saputo della scomparsa della madre, Zelinda, da Facebook: «Un dolore indescrivibile. Soprattutto, perché non potevo fare nulla. Ho stretto i denti».  Italo Orrù è una storia nella storia. Una vicenda di fatica, sudore, lacrime. Da una parte all'altra degli States, quasi una coltellata a tagliare un continente. Di corsa. Tra cactus, polvere, coyote. «Un'immagine forte? Le carcasse di animali, scoiattoli, topi, conigli, trovate sul percorso. Le strade dell'interno degli Stati Uniti sono grandi cimiteri. Ed è un po' triste».

Ha mai pensato di smettere?  

«Più che altro stavo per non partire. Ero a corto di soldi e dovevo prendere l'auto-assistenza. Mi ha mollato l'olandese Jenny De Groot, un gruppo di giapponesi mi ha chiesto 700 dollari, l'italiano Bellini ha cincischiato. Mi sono aggrappato a un inglese, James Adams, che andava piano per dei dolori alle gambe. In breve, sono partito in emergenza e ho corso per due settimane senza forzare. Dando un vantaggio al vincitore, il tedesco Rainer Kock, al secondo, e anche al francese Malandain».  

Ad un mese dal rientro in Italia, quali sono le sensazioni?  

«Mi vengono in mente i 47 gradi di caldo secco in Arizona e Messico, i 40 gradi col 70 per cento di umidità dell'Oklahoma, il terrore di farmi male e dover interrompere. La quasi incoscienza per la fatica, la notte».  

C'è stata una scintilla speciale?  

«Sì. Ho recuperato il francese Serge Girard, uno che ha fatto i Cinque continenti e il Giro d'Europa alla media di 74 chilometri al giorno in un anno. Era avanti di 7 ore. L'ho preso dopo 10 giorni».  

Cibo e bevande: qual è il riassunto per uno che ha corso gli ultimi 42 km in 3'23", tempo molto difficile per tanti maratoneti amatori in una gara secca?  

«Pane, latte, marmellata e biscotti alle 4 del mattino. Alle 5 si partiva. Dopo 8 km acqua, gatorade e tè. Dai 10 km barrette energetiche e un gatò a base di miele, uva passa e nocciole. Quindi, budini e crem caramel, latte e yogurt. All'arrivo, tanta frutta e a cena di tutto: pizza, pollo, bistecche, spaghetti precotti con salsine in busta».

E poi?  

«Doccia, aggiornamento di Facebook, pochi attimi al telefono con l'Italia, un bagno caldo e a letto alle 19.30».

Cos'è la Footrace?  

«Una gara senza giorni di riposo, che richiede allenamenti e programmi specifici. Cose che non ho avuto. Tanto che nessun italiano ha mai gareggiato nelle mie condizioni. Però, fare oltre cinquemila chilometri rimane un bel colpo».  

Può fare un esempio dei disagi?

«Gli altri, con l'auto-assistenza andavano avanti anche nei momenti del reidratamento. Io dovevo fermarmi, entrare nei market e comprarmi da mangiare».

Da Huntington Beach, Los Angeles, a New York in due mesi. Cosa le rimane degli Stati Uniti?  

«I deserti. Scatoloni vuoti, tristi e disabitati».  

Qual è la soddisfazione?  

«Essere arrivato a mezz'ora da Malandain. E non aver avuto particolari problemi fisici».  

Cosa non rifarebbe?  

«Rifarei tutto. Ma con più soldi e un'organizzazione sufficiente».  

Cosa costa partecipare alla FootRace?  

«Circa 30 mila euro fra voli, assistenza, vitto e alloggio, attrezzatura, auto a nolo, carburante. Senza scordare che per tre mesi non lavori».

Chi l'ha aiutata?  

«Regione, provincia di Cagliari, comune di Sinnai, Area marina protetta di Villasimius e vari coraggiosi imprenditori privati. Purtroppo, non è bastato».  

Cosa ha in programma per il 2012?  

«Correre la Nove colli, in Emilia, una gara da soli 200 chilometri».


TANTA FORZA DI VOLONTA' E POCHI SOLDI



Negli ultimi cento anni la LA/NY-FootRace è stata organizzata solo nove volte. L’ultima nel 2004. È una gara massacrante. Ai limiti umani: 5.156 chilometri no stop,attraversa tredici Stati, 632 ore totali, l’ultima tappa da 55,5 chilometri.
 Il via lo scorso 19 giugno in California. L’arrivo a Times Square il 27 agosto, con la «Grande mela» sconvolta dall’uragano Irene. Ecco perché il terzo posto assoluto firmato da Italo Orrù, 48 anni, cagliaritano, fotografo free lance, ha un sapore davvero speciale.
 È il primo sardo ad aver firmato «l’impresa americana». Una sfida preparata nella campagne di Sinnai, sei mesi d’allenamento, 40 chilometri al giorno da Tasonis a Funtana Noa, dalle parti di Corongiu. Un traguardo, quello americano, raggiunto con pochi mezzi. Ma sostenuto in Rete da oltre un migliaio di amici. «Italo, sei un eroe» gli ha scritto uno. «Ce la farai comunque», ha rilanciato un altro quando aveva oramai distrutto anche l’ultimo paio di scarpe. Ce l’ha fatta. E il big Bellini super accessoriato? E’ arrivato quinto, con 800 chilometri e 116 ore di distacco dal Forrest gump di Sinnai. Lui sì una quercia umana con i quattro mori sulla maglia.

Nessun commento:

Posta un commento

Qualsiasi commento anonimo o riportante link NON sarà pubblicato

Any anonymous or linked comments will NOT be published