Di Sara Menafra.
Sono almeno due gli indagati nell’inchiesta, rivelata ieri dal Messaggero, per un ricatto di cui sarebbe stato vittima l’ex giocatore e bandiera della Lazio Paolo Negro (NELLA FOTO), oggi allenatore di calcio. Le indagini sarebbero ora concentrate sulle pressioni provenienti da ambienti malavitosi. Che avrebbero contattato il giocatore chiedendo denaro e minacciando di rivelare notizie circa la sua passione per il gioco d’azzardo e anche su eventuali vicende legate alle scommesse clandestine. A quella richiesta, la reazione di Paolo Negro sarebbe stata immediata, con una denuncia alla polizia che ha fatto decollare un’indagine condotta dal pool coordinato dal procuratore aggiunto di Roma, Pietro Saviotti. Paolo Negro, che ieri ha precisato di non avere nessuna passione per il gioco e tantomeno di conoscere segreti legati al calcioscommesse, ha persino smentito di essere stato sentito dai magistrati, contrariamente a quanto ieri era trapelato in procura. In ogni caso, nel fascicolo processuale che lo riguarda, l’ex calciatore compare come vittima di una brutta estorsione. L’incartamento è da mesi sul tavolo del pm Francesco Minisci che ha rapidamente individuato gli autori delle minacce nei suoi confronti. Un primo arresto di almeno due dei presunti ricattatori sarebbe avvenuto, in gran segreto, alcuni giorni fa. Ma le indagini della Squadra Mobile non sono ancora concluse: l’obiettivo è verificare se i mandanti delle pressioni sul giocatore fossero legati alla criminalità organizzata campana. E capire quanto fosse estesa questa rete di emissari e quale fosse la reale portata del disegni criminoso. Paolo Negro, da parte sua, fatica a condividere l’impostazione degli inquirenti: «Non conosco neanche le regole del tresette e della briscola, e non ho mai giocato per soldi in vita mia. Nessuno mi ha mai chiesto né quando ero giocatore né tantomeno ora, come ho letto sui giornali, di fare gli interessi delle cosche, non avendo mai avuto rapporti diretti o indiretti con personaggi malavitosi». L’unica cosa che ricorda, l’ex calciatore, è quella richiesta indebita: «Sei mesi fa sono stato realmente vittima di un tentativo di ricatto con gravi minacce alla mia persona e alla mia famiglia. Confido pienamente nel lavoro degli inquirenti per una definizione positiva del caso che mi vede esclusivamente parte lesa». Anche il suo legale, Gabriele Pacifici, esclude che a minacciare il suo cliente siano stati esponenti della camorra campana: «Si tratta di persone che vivono nel suo quartiere, sulla Cassia. Hanno preso di mira Paolo Negro solo perché ritenuto benestante». Ed è proprio in quella zona che, nella massima segretezza, si sono indirizzate le indagini della Procura. Che avrebbe messo sotto osservazione alcuni dei tanti frequentatori di un club sportivo frequentato dallo stesso Paolo Negro e da altri ex campioni di calcio.
(Da www.ilmessaggero.it)
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