Da "L'Unione Sarda".
La minaccia lanciata da Umberto Bossi di togliere l’appoggio alla giunta lombarda di Roberto Formigoni se il Pdl non staccherà la spina al governo Monti preoccupa Silvio Berlusconi. Le uscite del Senatur, è il timore del Cavaliere, hanno come effetto immediato quello di alzare il livello di tensione nel Pdl, rinsaldando la fronda, sempre più numerosa, di chi vorrebbe mettere fine il prima possibile all’esecutivo guidato dal Professore. E così per evitare che alla vigilia della battaglia sul decreto liberalizzazioni che vedrà il Popolo della Libertà impegnato nella richiesta di modifiche, l’ex capo del governo ha incontrato il Senatur. Varie telefonate sono arrivate da Arcore al telefoni del capo del Carroccio che nell’accettare di incontrare l’ex premier ne avrebbe approfittato per ricordargli una promessa: «Mi avevi detto che avremmo festeggiato le idi di marzo insieme», avrebbe fatto presente Bossi al Cavaliere a proposito della caduta del governo. Fatto sta che la minaccia lanciata domenica da Bossi dal palco di piazza Duomo ha gettato ancora di più nel caos il Pdl portando l’ex presidente del Consiglio a dover fare i conti con le diverse anime del partito sempre più in fibrillazione. La pattuglia dei cosiddetti falchi chiede a Berlusconi di rispondere a tono alle minacce: Se loro pongono il problema della Lombardia - sarebbe il ragionamento - noi mettiamo in discussione le giunte di Veneto e Piemonte. Una risposta muscolare però che a detta dei pidiellini più cauti ha come effetto il rischio di consegnare il Nord tutto al centrosinistra. Ciò su cui però diversi dirigenti invitano Berlusconi a riflettere è il rischio che l’eccessivo appiattimento sull’ese- cutivo porti l’elettorato pidiellino a non giustificare più la scelta di appoggiare il governo. Ecco perchè quello su cui tutti concordano è che le prossime due settimane saranno decisive. A quanto raccontano i fedelissimi del Cavaliere, l’ex capo del governo avrebbe fatto arrivare a Mario Monti la richiesta di aprire il decreto liberalizzazioni alla discussione accogliendo eventualmente le modifiche. Un pacchetto di emendamenti targati Pdl è già pronto, in attesa che il provvedimento approdi a palazzo Madama: Non possiamo accettare diktat - avrebbe messo in chiaro il Cavaliere con i suoi - perchè votare un testo a scatola chiusa con la fiducia significa sposare una linea che non condividiamo.
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