mercoledì 25 gennaio 2012

ESPLODE L'IRA DEL SULCIS (24/01/2012)

Di Francesco Pintore.



La rabbia del Sulcis scende in strada di buon mattino. Alle 6,30 per la precisione. I disagi iniziano qualche minuto più tardi quando il popolo delle Partite Iva blocca l'ingresso di Villamassargia, lo svincolo sulla 130 e la Statale 293 vicino al castello di Siliqua: tre mosse per chiudere in un istante tutte le porte del Sulcis.


LA PROTESTA La strategia viene decisa nella riunione organizzata dal Movimento dei commercianti e artigiani liberi nel piazzale di un distributore di benzina. I manifestanti si dividono in tre gruppi, organizzano in breve tempo i presidi e alle sette la protesta entra nel vivo con i tre blocchi stradali che di fatto paralizzano il Sulcis fino a notte fonda. Andrea Impera, il leader del movimento, fa la spola fra i tre blocchi stradali. «Va tutto bene, c'è stata un'ottima adesione. Adesso continuiamo a lottare per la nostra vertenza», commenta. Qualcuno mugugna perché auspicava una maggior partecipazione da parte dei commercianti. «In tanto hanno tenuto aperti i negozi, soprattutto a Carbonia - dice Francesco Giganti - abbiamo bisogno dell'aiuto di tutti. Ringraziamo gli studenti». Ci sono anche i rappresentanti delle istituzioni come il sindaco di San Giovani Suergiu Federico Palmas. Ci sono poi anche Franco Porcu e Angelo Deidda, i primi cittadini di Villamassargia e Domusnovas sempre molto attivi sul fronte della protesta. 


BLOCCHI STRADALI Il disagio cresce con il passare dei minuti. Tre tir vengono bloccati all'ingresso di Villamassargia. Tore Cani, un camionista di Terraseo, sistema il suo camion davanti al semaforo. Non si passa. Ci sono anche momenti di tensione. Un'auto forza il blocco e alcuni manifestanti rifilano qualche pugno sulla carrozzeria. Niente di grave, però. Sono numerosi gli automobilisti che si fermano e solidarizzano con i rappresentanti del movimento. Maria Teresa Piliu di San Giovanni Suergiu è in prima fila. «Io sono in pensione - dice - ma non posso restare indifferente al dramma che sta vivendo il mio territorio. La mia famiglia sta a Torino. Io sono rientrata in Sardegna e non credevo che ci fosse tutta questa misera. Cerco di dare una mano, ma serve l'impegno d tutto il territorio per uscire da questa crisi». Maria Luisa Rubiu la pensa nello stesso modo. Ha protestato davanti alla Regione insieme ad altre donne. «La colpa - taglia corto - è dei politici. Non fanno niente». 


TRAFFICO IN TILT Il traffico va subito in tilt, ma manifestanti e forze dell'ordine riescono a garantire alcune uscite di sicurezza. Passano senza problemi ambulanze, medici che vanno al lavoro, anziani con problemi di salute, ma anche giovanotti diretti all'ospedale (così dicono) e persone con lutti in famiglia. Insomma qualcuno riesce a superare il blocco, ma è poca cosa rispetto all'entità del disagio creato dalla protesta. Le manifestazioni continueranno fino a venerdì. Non solo di giorno, ma anche di notte. Oggi sono in programma nuove iniziative. Le controparti sono svariate: Equitalia, Regione, Governo, le multinazionali, gli industriali del latte e i partiti. Nella provincia più povera d'Italia manca tutto, ma non le ragioni per protestare. Quelle abbondano.


(Da "L'Unione Sarda")

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