mercoledì 8 febbraio 2012

"NELL'ISOLA LO STATO PUO' PRATICARE L'USURA" (27/01/2012)

Di Alfredo Franchini.

Una crisi profonda che non è solo economica ma sociale. La descrive l’Eurispes, l’istituto di ricerca presieduto dal tempiese Gian Maria Fara, nelle mille pagine del Rapporto Italia 2012. È l’immagine di una società complessa dove le vittime sono anche complici. Per uscire dalla crisi, c’è una sola strada: rompere quel Patto non scritto che paralizza l’amministrazione pubblica, ripristinando diritti e doveri. L’indagine, unica nel suo genere perché costruita attorno a una serie di contrapposizioni, (vita-morte; essere-avere; giustizia-ingiustizia), e con l’apporto di un importante sondaggio effettuato tra il 20 dicembre scorso e il 5 gennaio, ci parla di un Paese «a corto di speranza» che ha vissuto un anno terribile in cui arrivare alla quarta settimana è stato un incubo. La conseguenza è la riduzione delle delle spese per regali, viaggi e vacanze. Anche le cene in pizzeria sono limitate. Ci si incontra in casa, per risparmiare un po’. «Oltre i tre quarti degli italiani (73,6%) hanno avvertito una perdita del proprio potere di acquisto, nel corso del 2011». Pessimo il giudizio nei confronti delle istituzioni: si salva solo il presidente della Repubblica nella cui figura si riconoscono 63 persone su 100. La Chiesa torna ad avere consensi, sempre peggio per le associazioni degli imprenditori, la pubblica amministrazione, i partiti e il parlamento che tocca il fondo. La crisi attuale è, per gli italiani, soprattutto colpa della classe politica. «Due sono le cause che hanno portato alle attuali difficoltà: l’incapacità della classe politica (52,9%) e della classe dirigente (30,8%)». Il problema principale è il reddito che non cresce; la metà delle famiglie sono state costrette a usare i risparmi - gli italiani sono, anzi erano, grandi risparmiatori - e quindi portati a impoverirsi. All’altra metà è andata peggio perché ha dovuto chiedere un prestito in banca. Per tutti è evidente che si dovrà dire addio al risparmio. Il caso Sardegna trova ampio spazio nel Rapporto che dedica un capitolo al dramma degli agricoltori vittime della legge regionale 44. Un caso emblematico perché «decine e decine di aziende sono state costrette a chiudere, altre pignorate o poste sotto sequestro. Altre ancora, infine, sono già andate all’asta e vendute per un’infima quota del loro valore reale». L’istituto di Fara lo sceglie come paradigma di una società in cui una legge della Regione, fatta per sostenere gli agricoltori, non notificata a Bruxelles e quindi cassata dall’Ue, si ritorce contro coloro che avrebbero dovuto benefiarne. Un caso incredibile, capace di creare una frattura - ha spiegato Gian Maria Fara - tra operatori economici e Stato, per il fatto che quest’ultimo assume le sembianze del persecutore essendo la riscossione affidata a Equitalia, braccio operativo dell’Agenzia delle entrate. «Non si può correre il rischio di sottovalutare le possibili ricadute che le procedure di riscossione mettono in moto», si legge nel Rapporto Eurispes, «anche perché lo stesso Stato che da una parte promulga leggi contro la pratica criminale dell’usura, dall’altra fa di questa pratica un largo uso a danno di quei cittadini che dovrebbe invece tutelare. Per rendersi conto di quanto ciò sia vero basterebbe osservare come, tra interessi e sanzioni, un modestissimo debito possa crescere esponenzialmente». Dunque un rapporto, quello tra Stato e cittadino nel quale l’individuo è un suddito che se anche avesse ragione dovrebbe affrontare mille ostacoli. Vittime e complici uniti nella classe dirigente: è qui il Patto che il Paese deve rompere.

(Da "La Nuova Sardegna")

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