Di Redazione.
«È una grande tragedia: non è facile neppure riuscire a trovare le giuste parole per un commento». Il senese Francesco Del Casino, sessantadue anni, è considerato il padre del muralismo orgolese. Moltissimi dipinti che affrescano i muri del paese portano la sua firma. Amico da una vita di Peppino Marotto, ad oltre ventiquattro ore dall’omicidio è profondamente sconvolto.
«Sono stato a Orgosolo, l’ultima volta, un mese fa: non abbiamo fatto in tempo a incontrarci - prosegue con la voce rotta dall’emozione - Ma l’estate scorsa ci siamo visti, come sempre quando sono in Sardegna. Ora naturalmente non ricordo bene di che cosa abbiamo parlato: con lui, comunque, le discussioni erano sempre approfondite, su temi civili che richiedono impegno. E un aspetto oggi mi appare sempre più chiaro di fronte a questa terribile notizia: con un agguato del genere a Orgosolo quella che pareva una evoluzione sociale positiva si è arrestata».
Circa i retroscena e le possibili ipotesi investigative sull’omicidio, Del Casino, in questo momento lontano dall’isola, non si addentra: «Mi pare un fatto di lettura difficile», si limita ad aggiungere in attesa che le indagini vadano avanti.
L’artista toscano è arrivato a Orgosolo nel 1965, appena diplomato all’istituto d’arte nella città del Palio, per insegnare nelle scuole medie. L’idea dei murales è nata dieci anni dopo, sulla scia dell’esperienza di Pinuccio Sciola a San Sperate, con un laboratorio per gli studenti che coinvolgesse anche l’ambiente tutt’intorno. Con Del Casino i murales hanno avuto da subito una forte caratterizzazione politica e sociale. Sposato con un’insegnante di Orgosolo, è tornato da tempo a Siena, ma viene appena può in Barbagia, dove di recente ha fra l’altro coordinato un progetto di restauro dei murales.
«Ho conosciuto Peppino appena giunto in Sardegna - dice adesso Del Casino - Per uno come me che veniva dalla Toscana è sempre stato una persona affascinante, capace di spiegarti la realtà circostante nonostante a suo tempo non avesse avuto la possibilità di studiare. Per dire della sua grandezza, mi basta ricordare quel che mi raccontava sulla sua prigionia: “Il carcere - sottolineava - certo è un luogo di costrizione. Ma darti pure la possibilità di evadere, magari attraverso la lettura”. Ecco lui aveva approfittato persino di quella esperienza per trovare quella forza interiore che gli ha poi consentito di avere un peso forte nella recente storia del paese».
Parlavano spesso dei murales, Del Casino e Marotto. E più che sulla nuova stagione artistica tesa a valorizzare i paesaggi del Supramonte e la natura sarda, spesso si soffermavano insieme sulle rime del sindacalista poeta dedicate alle battaglie civili, temi al centro anche delle opere realizzate da Del Casino lungo le vie del paese barbaricino. Frequentavano gli stessi ambienti, quelli ai quali a partire dagli anni Ottanta si era avvicinato il francese Eduard Vincent, che li avrebbe poi descritti nel suo «Taccuino di Orgosolo». «Ma lui era una persona riservata, stava spesso in disparte, in montagna con i pastori - ricorda ancora Del Casino - Con Marotto invece ci si vedeva spesso. E oggi non posso che provare un enorme rimpianto per la sua assenza. Sì, credo proprio che non ci siano parole per descrivere la tragedia che ci ha colpito per la morte di un uomo come lui».
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