Di Redazione.
Dopo la confessione di Cristian Ciuca ed il ritrovamento del cadavere di Gianfranco Campus qualcuno, in Procura, aveva pronosticato l’effetto domino per i coimputati (NELLA FOTO IL LUOGO IN CUI E' STATO SEPOLTO IL CADAVERE DI CAMPUS). È stato buon profeta. Ieri in carcere Gian Luca Pittalis ha raccontato la sua verità sul sequestro e l’omicidio di Gianfranco Campus. La confessione del ventenne orunese ricalca il racconto del romeno fin nei più orridi dettagli e scarica la responsabilità dell’omicidio sull’allevatore codrongianese Angelo Garau. «Su mere», il padrone, è stato abbandonato dai «servi pastori». Gian Luca Pittalis ha vent’anni e nessuna voglia di scontare un ergastolo per un delitto che giura di non avere commesso. Seduto accanto ai suoi avvocati Pasqualino Federici ed Herika Dessì, che lo hanno assistito in un momento difficile ma liberatorio, quest'oggi il giovane orunese ha raccontato al sostituto procuratore Maria Grazia Genoese la storia di una notte di bagordi finita in tragedia per il gesto inconsulto, repentino e selvaggiamente violento di Angelo Garau. «Io Gianfranco Campus volevo solo spaventarlo e dargli una lezione, come mi aveva detto signor Angelo. Poi però Garau mi ha spinto di lato e lo ha colpito con il forcone» avrebbe detto a più riprese al magistrato. Pittalis ha ammesso il possesso della pistola («me l’ha data Garau e poi se l’è ripresa»), ha confermato di avere tenuto sotto tiro Gianfranco Campus e di averlo costretto a inginocchiarsi, ma ha detto di averlo fatto solo per fargli paura. Paura da morire. Confermato parola per parola il racconto del drammatico viaggio dopo il sequestro nel maneggio Contessa. Come aveva fatto Ciuca nella sua confessione-fiume, Pittalis sempre oggi ha detto che Angelo Garau accusava Gianfranco Campus di avergli rovinato la famiglia e di avere violentato la moglie. Il ventenne ha voluto chiarire che lui il possidente codrongianese lo conosceva da nemmeno un mese, vale a dire da quando aveva risposto a un annuncio di ricerca personale per l’azienda di Sos Montios. In quattro settimane non c’è tempo di conoscere una persona, la sua famiglia, i suoi amici. E infatti Gian Luca Pittalis non conosceva di persona nessuno dei protagonisti di questo dramma, non l’amico presunto traditore, non la moglie violata. Il ragazzo sostiene di essersi trovato in mezzo a una storia più grande di lui, di essersi prestato a fare il «vendicatore» perché la notte del 24 settembre 2009 aveva bevuto più di quanto avesse mai bevuto in vita sua. «E poi perché Angelo aveva detto che voleva solo dare una lezione» ha detto nettamente. Sarà ora il giudice dell’udienza preliminare Antonello Spanu a vagliare il racconto di Gian Luca Pittalis e di Cristian Ciuca in quello che, considerate le scelte pre-processuali dei due imputati, si annuncia un rito abbreviato indirizzato soprattutto sulla quantificazione delle pene. Il puzzle della tragica fine di Gianfranco Campus infatti è stato completato, tessera dopo tessera, dal sostituto procuratore Maria Grazia Genoese e dai carabinieri del reparto operativo del comando provinciale guidati dal colonnello Gabriele Stifanelli. Lavoro di pazienza e nervi saldi, ma anche un gioco psicologico con i tre protagonisti: Garau, l’allevatore astuto che presume troppo di sé; il giovane Pittalis; Ciuca, il romeno. Mentre raccoglievano prove e incastravano riscontri, gli investigatori si chiedevano chi avrebbe ceduto per primo. È stato Ciuca, con una accorata confessione e la riconsegna del cadavere. Pare che Gian Luca Pittalis stesse già riflettendo su cosa fare, che stesse meditando di incontrare il magistrato, ma che all’ultimo minuto avesse rinunciato. Adesso che le confessioni sono due, che il cadavere di Gianfranco Campus è stato trovato, che l’autopsia ha confermato la storia del forcone conficcato più volte, gli inquirenti sono quasi disinteressati a ciò che farà Angelo Garau. L’uomo è scaltro, se è vero che è riuscito a trascinarsi dietro due complici sostenendo che Campus gli aveva rovinato la vita. Oggi forse Angelo Garau ripensa alle ultime parole dell’ex amico prima di morire: «Sei un bugiardo ed un violento, hai rovinato la tua famiglia. È tutta colpa tua».
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