venerdì 22 giugno 2012

ADDIO AL PAPA' DELLE CURE PER I TALASSEMICI (22/06/2012)

Di Roberto Paracchini.

Di Antonio Cao due sono gli aspetti che sono diventati leggenda popolare: il rigore unito a un carattere spesso spigoloso, e l’infinita dolcezza che donava ai suoi piccoli pazienti. Quasi due persone in una, ma solo in apparenza. Antonio Cao, morto ieri mattina all’ospedale Brotzu di Cagliari all’età di 83 anni, univa due aspetti raramente vicini tra loro: l’essere un clinico (un pediatra) di prima grandezza, e contemporaneamente, un numero uno nel campo della ricerca internazionale. Era un genetista riconosciuto per i suoi studi sulle talassemie, innanzi tutto, ma anche per i suoi apporti alla conoscenze teoriche legate alla biologia molecolare. Rigore e dolcezza, si diceva, ricerca teorica e aspetto clinico. Spigolosità e disponibilità all’ascolto. Cao è stato anche il pediatra di migliaia di persone e ha continuato a fare questa professione-mestiere sino alla fine: sinché la malattia gli ha lasciato le forze. Tra i tanti riconoscimenti internazionali avuti dal padre degli studi sulla talassemia, teneva in particolare all’onorificenza “Sardus Pater” avuta dalla Regione nel 2008 in quanto «si è particolarmente distinto per l’impegno scientifico nel campo della genetica e dell’ematologia clinica e molecolare, contribuendo in maniera determinante a debellare la piaga della talassemia in Sardegna e a migliorare significativamente la condizione di vita dei pazienti, oltreché per il suo impegno di Maestro della ricerca scientifica» nell’isola. Oggi, grazie ai suoi studi, che hanno permesso tra le altre cose, la cosiddetta “analisi precoce”, il morbo di Cooley non colpisce più i nuovi nati. Probabilmente per la grande diffusione della malaria (sino agli anni Cinquanta del secolo scorso) le popolazioni sarde sono state segnate da tante malattie ereditarie, tra cui le talassemie. Da qui l’importanza degli studi di genetica: indispensabili per combattere queste patologie. E anche la scelta di stare sempre sul campo, con la clinica e la professione pediatrica, da un lato; e in laboratorio con le ricerche più raffinate di genetica, dall’altro. Oltre ad avere legato il proprio nome alla creazione dell’ospedale Microcitemico nel 1981, del quale fu a lungo primario, unica struttura in Italia pensata e dedicata proprio alla cura delle patologie legate alle talassemie; Antonio Cao è stato uno dei pochissimi scienziati in Italia ad aver avuto (tramite un suo allievo, Giuseppe Pilia) un finanziamento di quattordici milioni di dollari dal Nih (l’ente di medicina pubblico degli Usa). Da questi fondi è nato il progetto Progenia che si sta realizzando in Ogliastra sui geni e l’invecchiamento. In Sardegna vi sono alcune centinaia di ultracentenari che hanno attirato l’attenzione del mondo internazionale. «Ma non è questo l’aspetto più importante per le nostre ricerche – ha spiegato a suo tempo allo scrivente Cao col suo solito rigore – bensì il fatto che nell’isola abbiamo una forte omogeneità genetica che permette di fare studi comparati altrimenti impossibili e che ci consentirà anche di capire il perché della longevità presente in alcune aree locali e dei motivi genetici e ambientali che la sorreggono». In termini scientifici si parla di «regolazione dell’espressione genica», in altre parole si tratta di capire che cos’è quell’impasto di genetica e ambiente che ci fa essere quello che siamo. Ed è proprio grazie a questi studi e al rigore nel portarli avanti (la sua spigolosità) che Cao ha potuto tradurre in salute e migliore qualità della vita l’infinita dolcezza che riservava ai suoi piccoli pazienti.

(Da "La Nuova Sardegna")

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