Di Giampaolo Carboni.
Alla vigilia del quarto di finale con l'Inghilterra emerge un'articolo scritto su "Il Giornale" in data 12 giugno da Tony Damascelli (A SINISTRA) dal titolo "La differenza tra fama e fame" (che riporto per intero sottolineando come un'articolo di Damascelli abbia avuto bisogno di undici giorni undici per avere un pò di fama:sempre meglio di niente si dirà....) attacco ad un giocatore ma soprattutto ad una generazione che in effetti una colpa,indiretta,la ha:quella di non poter rubare,indisturbata,come la sua in ogni campo.
Una vocale fa la differenza. Tra Balotelli e i suoi compagni di attacco, Cassano, Giovinco, Di Natale. Una vocale, l’ultima, di una parola di quattro semplici lettere: fama-fame. Mario Balotelli è il prodotto classico di questa generazione che se la spassa con il culo nella nutella. Privilegi, gloria, soldi, fama. Non hanno un passato, non cercano il futuro, frequentano il presente come fosse una discoteca, la partita di pallone e gli allenamenti sono happy hour , momenti di distrazione e non di impegno vero, profondo, intenso, sofferto. Una generazione di capricciosi e viziati, con le solite eccezioni che non fanno regola. Nessuno può discutere il talento di Balotelli, si discute il modo con il quale lo stesso talentuoso mette in atto le proprie capacità e attitudini. Balotelli sa giocare a pallone ma il football è una cosa diversa, chi fa a cazzotti non è un pugile, così come chi sa toccare bene il pallone non è certo un ottimo calciatore. Balotelli è una scommessa continua, a vent’anni già vive di rendita, non soltanto finanziaria che non è affatto una colpa, anzi. Ma a vent’anni Rivera era Rivera, Messi pure, Frank Sinatra anche e via andando. Definire fuoriclasse l’attaccante del Manchester City significa non avere memoria o non avere studiato il calcio. Ma l’Italia di oggi ha bisogno di questo tipo, ha bisogno della fisicità (un termine obbrobrioso) dimenticando spesso che in questo gioco il fosforo ha maggiore importanza del muscolo. Di Natale, Cassano e Giovinco godono di minore fama e inferiore salario ma, sul campo, dimostrano di essere affamati, del pallone e dell’avversario, non rinunciano, soffrono, tentano, provano a molestare non con la lingua ma con il temperamento qualunque armadio si ritrovino di fronte. È la fame antica che non è stata cancellata dalla fama successiva e dagli ingaggi sontuosi (di certo Cassano tra Roma e Madrid), è la voglia di arrivare per primi dopo essere partiti per ultimi. Balotelli non ha letto questo libro di testo, o la sua maestra è deceduta al primo giorno di scuola, non conosce l’argomento, non lo interessa nemmeno, ha trovato subito brioche e foie gras, tra Milano e Manchester la sua carriera è stata precoce, la sua esperienza, limitata, la sua maturazione, ritardata. Quando, da bamboccio, da Lumezzane andò a sostenere un test per l’Atalanta, sputò, per protesta, verso l’arbitro che era poi il 'maestro' di calcio bergamasco Raffaello Bonifacio il quale, due secondi dopo, nonostante avesse intuito la grande cilindrata del pupo, lo rispedì al mittente che lo girò all’Inter. Eppure una fetta di italiani, tifosi e addetti, opinionisti e roba del genere, lo considera l’unico talento a disposizione di Prandelli. Il quale ha conosciuto, da calciatore prima e da allenatore dopo, gente più vera del nuovo fenomeno azzurro (da Platini a Totti, tanto per citare a memoria e a caso). Non è il caso di scaricare colpe e responsabilità tutte e in esclusiva su Balotelli ma mi sembra, tuttavia, l’occasione per ricordare e ricordargli una frase splendida, pensata e pronunciata da Bill Shankly, grande di Scozia e allenatore del magico Liverpool: «Alcuni pensano che il calcio sia una questione di vita o di morte. Non sono d’accordo.Posso assicurarvi che è molto, molto di più».
Ma chi è Tony Damascelli?E' un giornalista nato a Bari nel 1949 che scrive su "Il Giornale",è opinionista su Telelombardia,Radio Radio e Radio Sportiva e nell'etere non perde occasione per spalmare merda (pardon Nutella) sul nostro paese,sulle cose che in esso non vanno (molte delle quali son note anche al più comune mortale che viva qua) e sulle possibili sue soluzioni indiscusse ed indiscutibili (sapete a lui non piace affatto che li sia dato torto,è escluso dal proprio vocabolario,quello degli arroganti). Mi son chiesto perchè non vada a svernare in Qatar o in Etiopia un tizio del genere se dedica tanto tempo a sputare sul piatto dove comunque mangia (visto che ben quattro diversi media li danno spazio,forse a loro danno).
Detto questo Tony Damascelli è anche quello che,con delibera del 9 ottobre 2006 (e quindi non di certo per quello che ne dico io) è stato sospeso per quattro mesi dal Consiglio dell'Ordine dei Giornalisti della Lombardia a seguito del suo coinvolgimento nel presunto "Sistema Moggi", per aver compromesso con la sua condotta la dignità professionale.
Si è stato un perseguitato Damascelli,come tutti quelli usciti malconci da Calciopoli che tentano di far passare i loro coinvolgimenti con la formula magica tipica in Italia "Eh ma mica eravamo da soli" come se questo potesse assolvere qualsiasi loro squallido operato:d'altronde questo breve stralcio d'intercettazione (non l'unica a dire il vero) non dice proprio niente:vi va di leggere?
Moggi e Damascelli commentano Fiorentina-Bologna (1-0) in cui De Santis ammonisce Petruzzi, Nastase e Gamberini (i primi due saltano per squalifica la Juve).
Damascelli: “Oh, comunque De Santis ha fatto il delitto perfetto, eh? Eh, c’abbiamo i tre difensori del Bologna squalificati!”.
Moggi: “Ma perché, chi c’avevano loro diffidato”.
Damascelli: “tutti e tre!”.
Il numero speciale del settimanale L’Espresso dal titolo “Il libro nero del calcio” ha pubblicato le novecentottantanove pagine del rapporto del 19 aprile 2005 della II sezione del Nucleo operativo del Comando provinciale Carabinieri di Roma in cui spicca un capitolo (nota bene un capitolo) dal titolo “Il rapporto (di Moggi,ndr) con Tony Damascelli”.
Uno può anche pensare che sia un'omonimo ma non è così. Le risultanze acquisite hanno messo in luce un particolare rapporto di amicizia esistente tra Damascelli e Moggi come affiora dalle conversazioni tra i due intercettate dai militari dell’Arma Benemerita.
Peccato che Mario Balotelli e tutti quelli come lui che vivono con il culo nella Nutella (a proposito scusate per la pubblicità gratuita allo sponsor tecnico della nostra nazionale) non facciano certi tipi di telefonate:tanto si può chiamare pure da seduti.
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