Di Giampaolo Carboni.
Una bruttissima notizia ha scosso il mio pomeriggio nel caldo afoso di Cagliari:è venuto a mancare oggi nell’ospedale Brotzu di Cagliari il professor Antonio Cao (NELLA FOTO),pediatra e genetista,l' autentico pioniere della lotta alla Talassemia nella nostra Sardegna,una delle malattie endemiche più diffuse nella regione:un tumore l'ha portato via in meno di un anno.
Nato a Cagliari il 4 maggio del 1929, nel capoluogo sardo si è laureato in Medicina e Chirurgia nel 1954 e specializzatosi dapprima divenendo libero docente di pediatria a partire dal 1962 e poi professore prima a Perugia e successivamente a Cagliari, pur tenendo sempre i contatti con altre realtà universitarie nel resto del mondo e proprio grazie ai suoi studi, conosciuti in tutto il mondo, venne aperto sempre a Cagliari nel 1981 l’ospedale Microcitemico, del quale fu a lungo primario e unico in Italia pensato e dedicato proprio alla cura delle patologie legate alla Talassemia e considerato punto di riferimento in Europa per le malattie genetiche rare.
Io all'ospedale Microcitemico ci entrai per la prima volta (se non erro) nel marzo del 1987 per scoprire qual'era il mio problema,la mia malattia con cui convivo senza particolari problemi a quasi ventisei anni di distanza. Avevo poco più di due anni e vi giuro che non ho alcun ricordo di quei due mesi in cui alla fine mi recai al Meyer di Firenze per aver la certezza della diagnosi della mia immunodeficenza (granulomatosi cronica): da quello che mi hanno sempre detto i miei genitori,nelle varie volte in cui si rammentavano questi fatti,lui è sempre stesso quello che voi tutti conoscete d'altronde:ci incrociò all' aeroporto di Pisa e si fermò con noi,riconoscendoci,per chiedere le varie novità.Una persona fantastica,disponibile ed umile,a cui io devo (così come a tutti coloro che mi hanno seguito e tutt'ora mi seguono nel corso degli anni) veramente tanto,uno scienziato di fame mondiale caratterizzato dalla stupenda semplicità della persona nei rapporti con la gente e con le persone con cui si trovava di fronte nel corso del tempo,una di quelle persone che inconsciamente speri che mai se ne possano andare per il bene ed il sollievo che riescono a garantire agli altri.
Dal 1998 fu stato direttore della scuole di specializzazione in Pediatria, dopo essere stato direttore dell’Istituto di Clinica e Biologia dell’età evolutiva e dell’Istituto di Neurogenetica e Neurofarmacologia.
Nel 2008 la Regione Sardegna gli conferì l’onorificenza del Sardus Pater e nel 2010 la Società italiana di pediatria quella di Maestro della pediatria con la seguente motivazione:
La Società Italiana di Pediatria conferisce al Prof. Antonio Cao l’onorificenza di Maestro della Pediatria, per i particolari meriti di ordine culturale, sociale e morale.
Il suo lungo e fecondo impegno nella Ricerca è stato fonte di grande prestigio per la Pediatria italiana in ambito internazionale. Le Sue ricerche in ematologia e in genetica hanno avuto il massimo riconoscimento in termini di diffusione e di rilevanza editoriale. Gli studi sulla genetica delle talassemie, in particolar modo della beta-talassemia, hanno contribuito in modo determinante ad una moderna definizione clinica e nosografica di queste malattie.
Consapevole dei bisogni di salute della popolazione, è riuscito a trasferire i risultati delle Sue ricerche in campo sociale, contribuendo a migliorare gli standard assistenziali di una intera regione quale la Sardegna, rendendola nel campo della ematologia pediatrica un modello di operatività in termini di diagnosi, cura e prevenzione.
Sempre attento al progresso scientifico ed alla innovazione tecnologica, ha saputo mirabilmente coniugare la ricerca con la comunicazione del sapere e con la sua divulgazione.
Il suo modello di studio e di dedizione alla attività clinica e scientifica è un esempio per tutte le generazioni di medici e di ricercatori di ieri, di oggi e di domani.
Dalla Società Italiana di Pediatria, riconoscente, al Maestro di Pediatria Antonio Cao.
Roma, 20 ottobre 2010.
Io personalmente ebbi modo di parlarci se non sbaglio tre anni fa nel suo studio al sesto piano dell'ospedale:era sempre intento ad aggiornarsi,come sempre,ricordo un'enorme scrivania piene di riviste scientifiche e libri. Due minuti di chiacchere con me mi chiese che facevo ora la solita infinita pazienza e capacità di ascoltare.
La nostra terra,dopo Giovanni Lilliu,perde una delle sue massime colonne,un'uomo sempre impegnato nel lavoro come nel sociale.L'eredità che lui,il Professore,ci lascia è quella di apprezzare la vita in qualsiasi modo siamo costretti a viverla oltre alla scienza ed ai suoi studi che aiuteranno le future generazioni a poter vivere ancora meglio.
© Riproduzione riservata.

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