Di Giampaolo Carboni.
Esplode una bomba nello stand della Fiat alla fiera campionaria di Milano provocando 6 feriti, l'esplosione avviene alle ore 19.00, ossia dopo l'orario di chiusura della fiera al pubblico. Una seconda bomba viene ritrovata, inesplosa, alla stazione centrale. Le indagini vengono affidate al commissario Luigi Calabresi il quale punta sulla pista anarchica. Verrà per questo accusato di pregiudizi per aver indirizzato su un'unica via le indagini pur senza avere alcuna prova in merito.Nel dicembre dello stesso anno, pochi giorni prima della serie di attentati del giorno 12 che avranno il loro culmine in piazza Fontana, diversi quotidiani e riviste (L'Unità, L'espresso, Paese Sera) pubblicano un rapporto riservato di un'agente segreto greco all'allora primo ministro greco Georgios Papadopoulos, uno dei responsabili del colpo di stato che mise al potere la cosiddetta "giunta dei colonnelli".Il testo, datato 15 maggio 1969, sarebbe una copia mandata per conoscenza all'ambasciatore greco a Roma, e sarebbe stato diffuso dal giornalista inglese Leslie Finer. Quest'ultimo aveva lavorato ad Atene come corrispondente del settimanale The Observer, che a sua volta l'avrebbe ricevuto da membri della resistenza greca con cui era in contatto. Il testo, tra le altre cose, parla di contatti tra un italiano simpatizzante del governo anticomunista greco con l'esercito e i carabinieri, nonché di possibili operazioni in chiave anticomunista che avrebbero potuto mettere in atto le autorità italiane; inoltre, vengono citati quelli che sembrerebbero riferimenti espliciti alle bombe del 25 aprile:« Le azioni la cui realizzazione era prevista per epoca anteriore non hanno potuto essere realizzate prima del 20 aprile. La modifica dei nostri piani è stata necessaria per il fatto che un contrattempo ha reso difficile l'accesso al padiglione Fiat. Le due azioni hanno avuto un notevole effetto. »L'ambasciata greca non commentò il documento, mentre la maggior parte dei media italiani tesero a minimizzarne il contenuto.Le indagini, come detto, vennero in un primo momento indirizzate verso ambienti anarchici; soltanto anni dopo per i fatti in questione verranno condannati in via definitiva due neofascisti veneti appartenenti a Ordine Nuovo, Franco Freda e Giovanni Ventura.
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