mercoledì 27 novembre 2013

SILVIO BERLUSCONI DECADE DA SENATORE:ALLELUJA (27/11/2013)

Di Giampaolo Carboni.
Dalle 17.43 di oggi 27 novembre Silvio Berlusconi (NELLA FOTO IN PIAZZA A POCHI MINUTI DALLA DECADENZA) non è più un parlamentare della Repubblica Italiana. Lo ha deciso il Senato votando a scrutinio palese sì alla decadenza del Cavaliere, come prescritto dalla sentenza definitiva per il processo dei diritti tv Mediaset. In realtà un vero voto non c'è stato, visto che il presidente ha dichiarato approvata la decadenza dell'ex premier una volta preso atto che erano "stati respinti tutti gli ordini del giorno presentati in difformità dalla relazione della Giunta per le Immunità che proponeva di non convalidare l'elezione di Berlusconi". La decisione è arrivata dopo un lungo dibattito e un paio di ore dedicate alle dichiarazioni di voto. Tra i primi a parlare il capogruppo di Gal, Mario Ferrara. "Votiamo contro" la decadenza "perché in futuro l'infamia sia soltanto vostra", ha annunciato.
Sì alla decandenza invece dal gruppo di Sel. "Quello che stiamo per approvare oggi corrisponde solo e unicamente all'applicazione della legge e all'affermazione di un principio, e cioè che la legge è uguale per tutti e quindi che anche i potenti devono sottostare alla supremazia del diritto e della legge", ha detto la capogruppo Loredana De Petris."Forse alla fine sono più i dubbi e le perplessità che non le certezze. I dubbi e le perplessità sono sulla costituzionalità della Legge severino". Ha sostenuto la senatrice della Lega, Erika Stefani, annunciando il voto contrario alla decadenza.
A parlare per il nuovo gruppo di ex Pdl,il Nuovo CentroDestra è stato il presidente Renato Schifani. "Voteremo contro per prendere le distanze da una pagina buia della nostra democrazia parlamentare. E' uno strappo di carattere istituzionale e costituzionale sulla trasparenza delle regole che sono state violate. E non ci stiamo. Le regole sono garanzie di un sistema e vanno applicate senza guardare il colore politico. La legge è uguale per tutti ma noi crediamo che l'articolo 3 non sia stata applicato nei confronti del cittadino Silvio Berlusconi", ha sostenuto Schifani. E' stato invece un vero e proprio atto d'accusa quello pronunciato dalla presidente dei senatori del M5S Paola Taverna. Silvio Berlusconi, dice, "è un delinquente abituale e recidivo" che "non è sceso in campo per il bene del Paese, come dice lui, ma per salvare le sue aziende" ed "era in Senato per architettare reati e incrementare il suo patrimonio". "Sentiremo molto la sua mancanza", aggiunge ironicamente ricordando "lo 0,01% di presenze in aula" del Cavaliere. "Parliamo della decadenza di un senatore - ha sottolineato - che il suo mandato non lo ha nemmeno lontanamente svolto".
"Consegnare Silvio Berlusconi a questa magistratura significa consegnare la sovranità popolare. Oggi non è il 25 aprile di liberazione dal nemico storico ma l'8 settembre delle istituzioni democratiche". Così la senatrice di Forza Italia Anna Maria Bernini annunciando lo scontato voto contrario del suo gruppo. Un intervento salutato dal coro "Silvio-Silvio" da parte dei senatori fedeli al Cavaliere.
"E' la prima volta in vita mia che sento definire 'colpo di Stato' il rigoroso rispetto delle leggi", ha affermato il capogruppo del Partito Democratico Luigi Zanda annunciando il voto favorevole del gruppo democratico. "Primo - ha sottolineato - bisogna essere prudenti, evocare la piazza con toni forti è molto pericoloso per la democrazia. Secondo: gli insulti gratuiti e infimi al presidente Napolitano sono una brutta pagina della nostra vicenda istituzionale. Sono errori seri e gravi, soprattutto perché hanno guastato un dibattito pubblico che per mille ragioni avrebbe dovuto avere un altro contenuto".Si potrebbe dire che finalmente,dopo la vergogna-salvataggio del ministro Cancellieri si è visto un Partito Democratico degno del ruolo istituzionale che dovrebbe ricoprire e che i suoi elettori vorrebbero che ricoprisse.
Il voto sulla decadenza è stata anche l'occasione per sancire la definitiva deflagrazione di Scelta civica, incapace di trovare una posizione unitaria sulla questione. Alla fine i senatori Gabriele Albertini e Tito Di Maggio si sono astenuti dal voto.
Otto gli ordini del giorno presentati in difformità con la relazione e quindi contrari alla decadenza e al voto segreto. Posizione, quest'ultima, ribadita anche da un intervento in aula del senatore Nitto Palma e alla quale il presidente di Palazzo Madama Piero Grasso ha ribadito il suo no. "Se richiamate la mia responsabilità di arbitro, dovreste accettare anche la mia decisione di arbitro", ha affermato. Un ultimo tentativo di salvare Berlusconi che ha ritardato di circa un'ora il voto finale, ma non ha prodotto altri effetti visto che tutti gli odg sono stati bocciati.Il voto al Senato sulla decadenza ha richiamato in massa sia i giornalisti, italiani che stranieri. Se ne contano più di 250 a cui vanno aggiunti oltre 200 operatori radio e televisioni italiane e 40 appartenenti a testate internazionali.

LA REAZIONE DI BERLUSCONI

Eleggere direttamente il capo dello Stato e ritornare in mezzo alla gente in vista delle prossime elezioni politiche (per lui più prossime rispetto a quanto l'italiano medio creda). A cui lui - parlamentare o no - non intende affatto rinunciare. Tanto da dare il via, oggi, a una campagna elettorale tutta incentrata sullo slogan di sempre: la libertà. A raccolta, chiama i militanti di Forza Italia, oggi partito di lotta, che per l'occasione si trasformano addirittura in "soldati" e "missionari" che avranno il compito di rimettere in moto la macchina. Adunata dei club 'Forza Silvio' già fissata per l'8 dicembre: una data non casuale visto che coincide con le primarie del Pd per la nuova leadeship del partito. Nel giorno del voto sulla sua decadenza al Senato, è un Silvio Berlusconi che non accenna a mollare quello che parla con voce impastata alla propria piazza (lo fece già il 4 agosto scorso) dopo aver intonato, mano sul cuore, l'inno d'Italia: "Guardate che le parole di Mameli sono impegnative - esordisce tra gli applausi dei fan - ...siam pronti alla morte. Prima di qualsiasi altra cosa grazie, grazie, grazie. In questi 20 anni se c'è una cosa di cui non mi posso lamentare è la vostra vicinanza, è il vostro affetto. Al di là della commozione che credo non sia soltanto mia, ma anche vostra, noi siamo qui in un giorno amaro, un giorno di lutto per la democrazia. Abbiamo già passato nella storia del nostro Paese un periodo difficile come questo, ma oggi la nostra manifestazione, benché osteggiata, è legittima e pacifica perché noi non viviamo nell'odio e nell'invidia come loro". A ruota, sotto tiro finisce subito Magistratura Democratica: "Persino la sinistra ortodossa - ha detto l'ex premier - nel 1978 ha accusato Md di avere abbracciato le idee estremiste delle Brigate Rosse". Parallelo che era già spuntato nei cartelli sorretti dalla folla col fotomontaggio Silvio-Moro ed un accostamento con le Brigate Rosse che aveva incassato subito la bocciatura. A insorgere anche il Partito Democratico che ha urlato "vergogna".Quanto alla condanna sui diritti tv, prosegue, è "basata soltanto su teoremi e congetture". E insiste, "non è basata su nessun fatto, su nessuna dichiarazione su nessun documento, su nessun testimone. Soltanto teoremi e congetture". Ma ancora: "Faremo ricorso, e quando avrò l'assoluzione piena, cosa farete? Mi riporterete ad essere senatore? Mi risarcirete?". La domanda è rivolta ai senatori che stanno per votare la sua decadenza da parlamentare, è il riferimento è al ricorso che presenterà alla corte d'appello di Brescia per la revisione del processo sui diritti tv Mediaset. 
E sul futuro: "Oggi brindano perché hanno portato il nemico di fronte al loro plotone di esecuzione, questo è un giorno che hanno aspettato da venti anni e sono euforici. Ma non disperatevi se io sto fuori. Noi non ci ritireremo in qualche convento. Noi siamo qui, resteremo qui". Nelle prossime compagne elettorali - dice ancora - "dobbiamo convincere i moderati, che sono la maggioranza del Paese, a dare il loro voto ad una solo formazione politica: la nostra. Perché solo con una maggioranza nostra possiamo cambiare la Costituzione". Prima di salire sul palco, però, Berlusconi si è fatto attendere. Sotto, lungo via del Plebiscito, i fedelissimi e i sostenitori. Che al grido di 'arrestateci tutti' lo hanno osannato nel giorno più difficile: un raduno appassionato ma non affollatissimo, al massimo 5mila persone. Le quali hanno reagito con fischi e urla ("traditori") indirizzati al Ncd di Angelino Alfano quando l'ex premier ha fatto riferimento alla scissione avvenuta all'interno del Pdl. Di fatto, una (la sola) interruzione al suo monologo che Silvio ha definito "ruvida ma efficace". In prima fila, sotto al palco, quattro donne che gli devono molto: Maria Stella Gelmini, Renata Polverini, Stefania Prestigiacomo e Michela Vittoria Brambilla. Ma in piazza anche Francesca Pascale: la fidanzata dell'ex premier, vestita in nero, ha applaudito a più riprese e a un certo punto si è avvolta in una bandiera di Forza Italia, sotto lo sguardo complice di Daniela Santanchè. Terminata la manifestazione, Silvio è salito di nuovo sul palco per ribadire: "Davvero non so come esprimervi la mia commozione e gratitudine, e allora penso che meritiate una promessa: andiamo avanti. Grazie, grazie". A quel punto, candele in mano, la folla ha dato il via a una fiaccolata verso Palazzo Madama. Le polemiche tuttavia non erano mancate qualche ora prima del comizio. Le forze dell'ordine avevano fatto sapere che né manifesti né bandiere potevano essere affissi su Palazzo Grazioli per ragioni di sicurezza. E Forza Italia aveva inutilmente protestato contro la richiesta di rimozione dello striscione con su scritto "colpo di stato" che era stato appeso alle griglie delle finestre di casa Berlusconi.

LE REAZIONI POLITICHE E DEI FIGLI DI BERLUSCONI

"È una brutta giornata per il Parlamento e per l'Italia, è stato estromesso dal parlamento un uomo che milioni di italiani avevano votato". Così il leader di Nuovo centrodestra, Angelino Alfano, nel corso di una conferenza stampa al Senato, dopo che l'aula di Palazzo Madama ha detto sì alla decadenza di Silvio Berlusconi da senatore. Decadenza che, a catena, farà perdere all'ex premier anche l'immunità parlamentare. Alfano, che col suo nuovo gruppo ha detto no alla cacciata di Berlusconi, non ha però preso parte alla manifestazione di piazza organizzata dai sostenitori del Cavaliere. Una decisione che gli è valsa la tirata d'orecchie della rinata Forza Italia - Daniela Santanchè in primis - e che ha sancito la presa di distanza tra le due formazioni politiche. Tuttavia, nei confronti di Silvio le parole di Alfano continuano a essere di riconoscenza: "Oggi è stata una brutta giornata per il parlamento e per l'Italia. Noi rivendichiamo questi ultimi venti anni, e rivendichiamo le battaglie condotte in tema di giustizia. A questo punto anche il Pd non ha più alibi, la riforma della giustizia non può e non deve uscire dell'agenda del Parlamento e del Governo". Quanto al raduno di via del Plebiscito, "la linea oggi - prosegue l'ex fedelissimo di Berlusconi - è di non rispondere" alle critiche degli esponenti di Forza Italia perché "quella di oggi non sarà ricordata come una bella giornata e non ci sembra il caso di rispondere contribuendo a qualcosa che non è esattamente commendevole. Ci teniamo stretta la nostra battaglia al servizio di princìpi e valori e non rispondiamo con toni e aggettivi proporzionati e adeguati a quelli che abbiamo ricevuto addosso". Forza Italia, nel frattempo, chiede un incontro col capo dello Stato. "Al termine di una lunga riunione, i deputati e i senatori di Forza italia hanno espresso la loro solidarietà al presidente Berlusconi e la preoccupazione per la situazione politica determinatasi dopo la decadenza del leader di Forza iItalia. Ed hanno così deciso di incaricare i capigruppo di Camera e Senato, Renato Brunetta e Paolo Romani, di chiedere al presidente della Repubblica di ricevere una delegazione dei gruppi parlamentari per affrontare il delicato momento". E' quanto si legge in una nota di forza italia. Condividi L'attacco al Nuovo centrodestra, poi, arriva dritto da Sandro Bondi: "Mi disgusta profondamente - afferma il senatore di Forza Italia - l'ipocrita messinscena della conferenza stampa di Ncd. Dicono che è stato inferto un colpo mortale alla democrazia e allo stato di diritto e nello stesso tempo confermano il pieno sostegno al governo e l'alleanza con quella sinistra che è artefice dell'estromissione del presidente Silvio Berlusconi dal parlamento e della lesione dei principi fondamentali dello stato di diritto". Ma a commentare quanto accaduto oggi al Senato è pure Marina Berlusconi, primogenita di Silvio: "La politica - dice - si pentirà di essersi arresa alla magistratura. Il Paese si vergogni. L'Italia non merita di vedere l'uomo che milioni di italiani hanno scelto con il voto venire allontanato da uno dei luoghi più solenni della Repubblica, in base ad una assurda condanna senza prove e calpestando principi costituzionali, normative, prassi minime di civiltà. Una violenza di questo tipo rappresenta una macchia che peserà sulla storia del nostro Paese". "La vera decadenza - conclude - è quella imboccata dalle nostre istituzioni: sono loro, e non mio padre, ad uscire profondamente umiliate dallo scempio cui oggi ci è toccato assistere". Le fa eco la sorella Barbara Berlusconi, che ad Arcore è assieme al padre e agli altri figli del Cav: "Con la violenta estromissione di mio padre dal parlamento, avvenuta attraverso norme incostituzionali e palesi violazioni regolamentari, gli avversari politici si illudono di avere la strada spianata verso il potere. E' una operazione politica che si ritorcerà contro chi l'ha messa in atto, nel momento in cui gli italiani torneranno a pronunciarsi con il loro libero voto". 
E parla anche un altro figlio del leader di Forza Italia, Piersilvio: 'Il voto di oggi al Senato mi colpisce come figlio e come cittadino. Come figlio, l'amarezza è profonda perché so quello che mio padre è davvero. E soprattutto quanto ha fatto. Per tutta l'impresa italiana e per il nostro Paese. Come cittadino, provo un forte senso di ingiustizia. Un voto così, che ignora ogni ragionevole dubbio su una vicenda giudiziaria che fa acqua da tutte le parti, non mi sembra in linea con i principi democratici che dovrebbero tutelare gli eletti dal popolo da aggressioni esterne, per di più strumentalizzate da interessi politici. Mi auguro per il futuro dell'Italia che abusi del genere non vengano mai più messi in pratica contro nessun parlamentare di qualsiasi parte politica". Intanto, però, spuntano calici di prosecco alla buvette per alcuni deputati grillini che hanno 'festeggiato' così il voto sulla decadenza di Berlusconi da senatore. Brindisi e foto di gruppo, scattata da Girolamo Pisani. Tra i deputati immortalati nella foto, Massimo De Rosa e Cristian Iannuzzi. E Beppe Grillo, su Twitter, dice che "ora tocca agli altri". Non si festeggia, invece, in casa Pd per la decadenza di Silvio Berlusconi da senatore. Certo è stato "rispettato lo Stato di diritto", come ha detto Guglielmo Epifani, segretario democratico, e portano a "una strada extra-istituzionale pericolosa" i toni di "chi grida al golpe, minaccia sfracelli e usa termini irrispettosi". 
Ma il Cavaliere non è stato battuto politicamente. Non solo. L'ex premier rischia di essere per ora tutt'altro che sconfitto, visti i sondaggi degli ultimi giorni. Da qui la necessità di iniziare la 'fase 2' due del governo, con la nuova maggioranza. E con un occhio attento alle mosse di Angelino Alfano e ai suoi rapporti con Berlusconi. Solo una svolta nell'azione dell'Esecutivo e un cantiere solido delle riforme, è opinione comune, potrà chiudere definitivamente l'era Berlusconi. Ed Enrico Letta ha dato la sua disponibilità: "Il giorno dopo le primarie mi confronterò, e sono convinto sarà un confronto positivo, con il nuovo segretario del Partito Democratico (ovvero sia al 99 % Matteo Renzi)", ha assicurato oggi. 

LE REAZIONI DELLA STAMPA ITALIANA ED ESTERA





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