Pompe di benzina resteranno chiuse fino alle ventidue dopo uno sciopero che durerà complessivamente ventisei ore. «Non ci fermeremo finché il Governo ed il Parlamento non metteranno rimedio alla clamorosa ingiustizia della discriminazione dei prezzi» dei carburanti, «imposta dalle compagnie petrolifere ai gestori ed ai consumatori». Così il presidente di Figisc-Confcommercio (gestori di impianti di distribuzione carburanti), Maurizio Micheli, alla vigilia dello sciopero nazionale di quest'oggi, parlando di «sacrosanta battaglia» per i gestori. Le iniziative programmate unitariamente da tutte le organizzazioni di categoria Federazione Autonoma Italiana Benzinai (Faib),FEderazione Italiana Gestori Carburanti e Affini (Fegica) e dalla Figisc/Anisa che prevedono anche una manifestazione domani mattina a Roma in piazza di Montecitorio e proseguiranno con il blocco delle carte di pagamento e bancomat nei prossimi giorni, dal 22 al 28 giugno compresi. La categoria, afferma inoltre Micheli, «è ormai ridotta allo stremo: migliaia di gestori sono già falliti o stanno abbandonando gli impianti, con un ulteriore duro colpo ai livelli occupazionali. La causa di tutto questo è la persistente condotta commerciale delle compagnie, che vendono ai gestori, in forza del vincolo di esclusiva da cui sono legati, i carburanti a prezzi che sono da sedici a ventidue centesimi al litro più elevati di quelli dalle medesime praticati alle pompe bianche ed alla grande distribuzione. Un disegno cinico di annientamento economico delle decine di migliaia di imprese di gestione».
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