Al via quest'oggi in un'aula gremita di giornalisti e cronisti del Tribunale di Reggio Calabria,il processo per procurata inosservanza della pena per favorire la latitanza di Claudio Matacena (tutt'ora negli Emirati Arabi con quest'ultimo stato che ha respinto la prima richiesta di estradazione pervenuta dall'Italia) a Claudio Scajola (NELLA FOTO):Matacena è a Dubai dopo aver ricevuto una condanna a cinque anniper concorso esterno in associazione mafiosa, ridotta di recente dalla Cassazione a tre anni. Saranno ben duecentoventi i testimoni chiamati a testimoniare e tra tutti questi il nome di spicco è certamente quello dell'ex presidente del Libano e ex capo capo delle Falangi Amin Gemayel chiamato dalla Difesa.
L'ex ministro dello Sviluppo Economico,dell'Interno e per il Programma di Governo era stato arrestato lo scorso maggio nell'ambito dell'operazione Breakfast condotta dalla Dia e, dopo un periodo in cui è stato sottoposto a misura cautelare in carcere, attualmente è agli arresti domiciliari nella sua villa, in Liguria. Coimputata nello stesso procedimento che si svolgerà con rito ordinario, anche Maria Grazia Fiordelisi, ex segretaria di Matacena. In abbreviato invece, il 13 novembre prossimo, compariranno davanti al Gup di Reggio la moglie di Matacena, Chiara Rizzo, Martino Politi, indicato come il factotum di Matacena e Roberta Sacco, segretaria dell'ex ministro. Per gli altri indagati inizialmente coinvolti la procura ha già chiesto l'archiviazione (tra di loro la madre di Matacena, l'ex Miss Italia 1962, Raffaella De Carolis). Un processo che si presenta come particolarmente lungo anche alla luce del numero di testimoni chiamati dalle parti. I legali di Scajola hanno chiamato a deporre anche la sorella dell'ex ministro Maria Teresa, funzionari di banca e imprenditori come Paolo Pipitone (banca Carige), Enrico Braggiotti (Compagnie Monégasque de Banque), Carlo D'Onofrio (Banco di napoli, presso la Camera) Sergio Billè, Ignazio Abrignani, Antonio Della Corte, Guido Rovetta e Massimo Del Lago. Tutte persone che sarebbero in grado di spiegare la liceità dei rapporti tra Scajola e la Rizzo. Infine ci sarà la testimonianza di Vincenzo Speziali, imprenditore calabrese residente in Libano, che sarebbe stato in grado di organizzare lo spostamento a Beirut di Amedeo Matacena dove avrebbe potuto, secondo l'accusa, fargli ottenere l'asilo politico. L'accusa che sarà rappresentata dal pm della Dda Giuseppe Lombardo e dall'aggiunto della Dna Francesco Curcio hanno chiesto di sentire in aula centosessantadue tra funzionari e ufficiali che hanno condotto le indagini per conto della Dia. Tra i testi inoltre alcuni imprenditori del settore eolio ed i sette pentiti della 'ndrangheta (Nino Fiume, Paolo Iannò, Francesco Pino, Antonino Zavettieri, Emilio Di Giovine e Antonino Rodà), segno che la Procura intende affondare sui rapporti tra Matacena ed i clan per poi tornare a contestare reati associativi e di mafia.
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