martedì 21 ottobre 2014

LA CHIESA SI SCHIERA CON I LAVORATORI "MERIDIANA VA SALVATA" (20/10/2014)

Di Marco Bittau.

Il simbolo della solidarietà è una t-shirt rossa con la scritta “Io sono un esubero Meridiana”. Un modo per entrare in contatto con il dramma di una ex ricca e gloriosa compagnia aerea che, a un passo dal baratro, oggi si appresta a tagliare qualcosa come 1.634 dipendenti. Ieri pomeriggio, quella t-shirt rossa l’ha indossata anche il vescovo di Tempio, monsignor Sebastiano Sanguinetti, ai piedi della torre dell’illuminazione dell’aeroporto Costa Smeralda dove da mercoledì scorso si trovano due dipendenti Meridiana, il comandante pilota Andrea Mascia e l’assistente di volo Alessandro Santocchini. Per loro è la quinta notte passata a guardare il cielo e sfidare la vertigine del vuoto. In gioco c’è tanto: il lavoro, lo sviluppo economico, il diritto alla mobilità. Per Olbia, per la Gallura e per la Sardegna. Una battaglia drammatica che domani a Roma potrebbe registrare l’ultima puntata. Nel senso che, in assenza di accordi diversi Meridiana avvierà la procedura di mobilità, anticamera dei licenziamenti. Nel giorno della solidarietà, alla vigilia dell’incontro decisivo, domani a Roma, ai lavoratori il vescovo non ha rivolto solo parole di speranza e una preghiera. Monsignor Sanguinetti si è spinto oltre, mandando un chiaro messaggio all’azienda ma anche alle istituzioni (locali, regionali, nazionali ed europee) e alle forze politiche: «Tutti devono fare uno sforzo, ma la compagnia aerea non può essere lasciata sola e sul mercato deve poter lavorare in regime di vera concorrenza». Tra le righe, il riferimento è alla questione delicata del sostegno alle compagnie low cost. Uno dei nodi della complessa vertenza Meridiana. Il punto fermo restano i 1.634 lavoratori da collocare in mobilità. La società dell’Aga Khan venerdì scorso a Roma ha proposto una riduzione degli esuberi a 1.356 (possibile uno sconto di altre 100 unità) e l’auspicio del vescovo è che il numero possa diminuire ancora. «È l’invito che rivolgo oggi alla compagnia che ha dato tanto alla Sardegna e che tanto ancora può dare – così monsignor Sanguinetti ai lavoratori – Meridiana e la Sardegna sono cresciute insieme e se la compagnia dovesse scomparire sarebbe un grave indebolimento per l’intera Sardegna. Meridiana però, lo ripeto, non può essere lasciata sola e per questo rivolgo un appello anche alle istituzioni e alla politica». Per ascoltare le parole del vescovo, Andrea Mascia e Alessandro Santocchini hanno abbandonato per qualche minuto il loro rifugio a 30 metri d’altezza e si sono accovacciati nel livello appena inferiore della torre. Ai loro piedi, nel parcheggio davanti al terminal dell’aeroporto Costa Smeralda, un gruppo di compagni di lavoro che in precedenza avevano improvvisato un flash mob, sempre davanti al terminal, per sensibilizzare l’opinione pubblica sulle ragioni della protesta. «Da questa altezza – ha detto il comandante Mascia rivolto al vescovo – vediamo la pista, l’hangar e gli uffici di Meridiana dove lavorano i nostri colleghi. Più avanti vediamo anche quell’enorme palazzo bianco che dovrebbe diventare un ospedale d’eccellenza ma che ancora è vuoto e incompiuto. Ecco, il San Raffaele e Meridiana, il nostro futuro, quello delle nostre famiglie e quello della nostra terra, è appeso a un filo». Per tutta risposta, monsignor Sanguinetti ha indossato la t-shirt rossa della solidarietà, il simbolo della protesta. Come dire, sono con voi. Al termine dell’incontro i lavoratori hanno affidato al vescovo un messaggio: sollecitare l’amministrazione comunale a convocare il consiglio comunale in seduta straordinaria nel parcheggio dell’aeroporto, sotto la torre dell’illuminazione occupata dai lavoratori, il simbolo della protesta. Domani, mentre a Roma si svolge l’incontro con i ministri. Oggi, intanto, alle 15 nella sala convegni del museo archeologico, una nuova assemblea dei dipendenti sempre in vista dell’incontro di Roma

(Da "La Nuova Sardegna")

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