Seconda giornata della decima edizione del Salone del gusto a Torino e terra madre (NELLA FOTO L'ENORME FOLLA ODIERNA IN ATTESA DELL'INGRESSO NELLO SPAZIO DEL LINGOTTO). E dieci sono anche le proposte per rilanciare l’Italia partendo proprio dalla terra e dall’agricoltura un tempo parte della crescita esponenziale del nostro paese a livello globale. Sei le ha presentate Carlin Petrini, il creatore di Slow Food nonché ideatore dello stesso Salone, e quattro il ministro delle Politiche agricole, Maurizio Martina. L’inaugurazione si è così trasformata nel confronto politico sul futuro del nostro paese in questo settore, un futuro che deve necessariamente passare attraverso il rafforzamento di uno dei pochi settori con segnali positivi nel panorama economico italiano specialmente in un periodo di crisi e recessione come quello che stiamo vivendo da diversi anni. Petrini è partito dalla richiesta di una legge per la difesa del suolo agricolo, che impedisca la cementificazione delle stesse terre che son dedite a tale scopo chiedendo poi alle banche di prevedere linee di credito “slow” a favore dei giovani contadini, con tempi di pagamento compatibili con i tempi agricoli e con le rese della stessa.
Ed ancora il rafforzamento di nuove tecnologie, la formazione di livello universitario anche per professioni come l’affinatore di formaggi o il birraio, nuove forme di distribuzione e una drastica riduzione delle incombenze burocratiche. Quanto al ministro Martina, le sfide da lui enunciate,a nome dell'esecutivo mai eletto presieduto da Matteo Renzi,riguardano il reddito da lavoro nelle piccole imprese agricole, l’innovazione organizzativa, la distintività per tutelare la biodiversità ed evitare l’omologazione, la sfida generazionale perché la presenza di giovani, limitata al cinque per cento delle imprese, non è compatibile con la speranza del futuro. Ma il Salone del Gusto non vuol essere solamente numeri ed economia ovviamente ma anche un appuntamento di cultura e di politica. Che non prescinda dal mito perché, ha ricordato Petrini,è dal mito che si parte per costruire. Anche la costruzione dell’immagine di prodotti all’apparenza semplici. Quel mito che, per il momento, sembra essere assente dall’Expo di Milano. Martina ha insistito sullo stretto legame tra le due iniziative, a poche decine di km di distanza, ma Petrini ha ribadito che all’Expo manca l’anima. E anche se i capannoni saranno realizzati e la merce sarà esposta, la manifestazione non passerà alla storia se non diventerà l’agorà dove le comunità discutono, riflettono, si confrontano. Un’opportunità, ha aggiunto l’assessore all’agricoltura della Regione Piemonte, Giorgio Ferrero, anche per evitare i tanti rischi collegati ai nuovi trattati tra Europa è Stati Uniti. E lo stesso ministro ha sottolineato come, a fianco delle opportunità, permangano forti rischi. Dunque, in attesa che l’Expo segua l’esempio, sarà a Torino che si potrà discutere di ambiente, di qualità della vita, di solidarietà, del modello di sviluppo del Paese. Ma, per Petrini, anche del modello di sviluppo del Pianeta. Anche Papa Francesco intanto ha voluto far sentire la propria presenza e vicinanza agli organizzatori ed a tutti i partecipanti a questa edizione della rassegna torinese mandando un messaggio di augurio per la buona riuscita della stessa.
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