Le previsioni della vigilia vengono rispettate,il Presidente degli Stati Uniti Barack Obama,nonostante gli appelli alla parità retributiva tra donne e uomini non recupera con i repubblicani che fanno incetta di seggi molto probabilmente aldilà anche dei peggiori incubi della vigilia dei democratici nelle elezioni di “mid-term” (NELLA FOTO LA PRIMA PAGINA DEL NEW YORK POST DEDICATA ALLE ELEZIONI MID-TERM): la destra stravince, come previsto, alla Camera, ma, soprattutto, strappa al partito di Obama anche il Senato: un’impresa che,a dire tutta la verità, appariva ancora proibitiva giusto una settimana fa e che alla vigilia del voto, dopo i nuovi sondaggi favorevoli ai conservatori, veniva vista da molti come possibile ma solo grazie ad un successo che sarebbe arrivato sul filo di lana, da proclamare dopo aver contato fino all’ultimo voto. E invece i repubblicani, che partivano da quarantacinque senatori su cento, hanno conquistato uno dopo l’altro sette collegi dai quali sino stati scalzati i senatori democratici: il primo a cadere è stato il West Virginia. Poi è toccato a Colorado, Arkansas, South Dakota, Montana, North Carolina, Iowa. La destra è arrivata a quota cinquantadue prima ancora della chiusura delle urne nell'Alaska, l’ultimo Stato a votare per motivi di fuso orario e nonostante che il risultato della Louisiana sia ancora in bilico con il ballottaggio previsto per il prossimo 6 dicembre.
In molti casi ad impressionare casi sono anche i divari fatti registrare in termini numerici,le distanze tra le due fazioni. In Kentucky ad esempio Mitch McConnell, che sarà il leader della nuova maggioranza al Senato, si pensava che avrebbe si prevalso ma con un margine massimo tre o quattro punti percentuali, non di quindici come in realtà accaduto. I democratici sono stati sconfitti anche nel North Carolina, lo Stato che ha ospitato la loro “convention” appena due anni fa, mentre è testa a testa in Virginia tra il democratico Mark Warner ed il repubblicano Ed Gillespie (49 contro 48,5 % alle ultime notizie). E pure questa è una notizia che mozza il fiato al partito di Obama perché l’ex governatore democratico avrebbe dovuto vincere con ampio margine ed invece risulta totalmente in bilico. Giusto Obama chiamato ora a dover fare delle mosse per andare avanti in questi due anni e mezzo:di certo si sa già che venerdì alla Casa Bianca ci sarà una riunione con i leader dei due schieramenti politici. Sicuramente ci saranno dichiarazioni di umiltà, tutti si diranno aperti alla collaborazione. Ma è difficile che si riesca ad andare molto al di là di un’agenda minima sui provvedimenti di spesa di fine anno e, forse, sui negoziati per la conclusione di trattati di libero scambio con l’Europa e gli alleati degli Usa nell' Asia e nel Pacifico. Il cammino si farà molto più arduo ed in salita sui temi della riforma fiscale, dell'immigrazione,della scuola in quanto son tanto innegabili quanto profonde le divisioni tra democratici e repubblicani su queste tematiche. Obama potrebbe anche essere tentato di governare negli ultimi due anni a colpi di decreti basati sui poteri esecutivi presidenziali. Ma si tratterebbe comunque di interventi di portata limitata. Provvidenziale arriva, per il presidente, la pausa di una lunga missione internazionale in Cina, Birmania e in Australia per il G20. Ma sarà un Obama azzoppato,al pari dell'anatra zoppa del Congresso,quello che si presenterà al mondo nei prossimi giorni a Pechino dalla nuova dirigenza cinese,sede in cui incontrerà anche il presidente russo Vladimir Putin per poi andare a discutere,nel vertice di Brisbane,del futuro del mondo.
Il pragmatismo tipico dei repubblicani portando ad esempio,sempre in materia di politica estera,ad un ancora maggiore impegno contro la minaccia mondiale dell'Isis ma anche con una chiusura stile politica reaganiana nei confronti della Russia allora Urss. Ed anche l'Europa potrebbe giovarsi della situazione rafforzando la difesa dei propri interessi primari (anche in materia economica) subendo meno,nello stesso periodo,i tipici dictat a stelle e strisce.
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