E' in corso la seconda votazione delle Camere unite con l'aggiunta dei diversi delegati regionali per l'elezione del nuovo presidente Italiano,il dodicesimo della storia della Repubblica. Alle 9.30 è cominciata la chiama dei milleeotto grandi elettori. Anche questa mattina l'esito della votazione dovrebbe essere un nulla di fatto. ll quorum resta infatti fissato a seicentosettantatré, due terzi dei componenti l'Assemblea. I partiti maggiori,Partito Democratico e Forza Italia in testa, protagonisti ieri di un acceso scontro sul nome proposto da Matteo Renzi, quello del giurista costituzionale Sergio Mattarella,hanno annunciato che anche oggi voteranno scheda bianca con il partito di Silvio Berlusconi che sempre orientato,al pari dell'area centrista,a mantenere quest'atteggiamento anche domani nel caso (tutt'altro che remoto) che si arrivasse alla quarta votazione). La seconda votazione ha visto questi risultati:
Schede Bianche 531
Ferdinando Imposimato 126
Vittorio Feltri 56
Luciana Castellina 34
Schede Nulle 26
Emma Bonino 23
Stefano Rodotà 22
Claudio Sabelli Fioretti 14
Marcello Gualdani 10
Giuseppe Pagano 8
Santo Versace 6
Romano Prodi 5
Paola Severino 5
Sergio Mattarella 4
Antonio Razzi 4
Gian Carlo Sangalli 4
Lucio Barani 3
Ezio Greggio 3
Mauro Guerra 3
Ignazio Messina 3
Pierluigi Bersani 2
Luciano Cimmino 2
Anna Finocchiaro 2
Franco Frattini 2
Agostino Marianetti 2
Giuseppe Scognamiglio 2
Angelo Caloia 1
Francesco Celi 1
Giuliano Cerulli 1
Sergio Cofferati 1
Stefania Craxi 1
Massimo D'Alema 1
Barbara D'Urso 1
Luigi Faramonti 1
Sabrina Ferilli 1
Giuliano Ferrara 1
Fornaro 1
Bruno Giraudo 1
Enzo Iacchetti 1
Maria Carmela Lanzetta 1
Claudio Lombardo 1
Giovanni Malagò 1
Luigi Manconi 1
Marantelli 1
Antonio Martino 1
Alfredo Messina 1
Monaco 1
Roberta Oliaro 1
Arturo Parisi 1
Perrone 1
Giorgio Rebuffa 1
Antonino Romano 1
Renato Schifani 1
Anche la terza votazione,così come le precedenti due,vede il quorum fissato a seicentosettantatré voti (pari ai due terzi dei componenti dell'Assemblea). Neanche stavolta è stato raggiunto il quorum,e quindi ci sarà bisogno almeno di una quarta votazione domani mattina quando il quorum si abbasserà a cinquecentocinque voti. Questo comunque l'esito complessivo,dispersi compresi:
Schede Bianche 517
Ferdinando Imposimato 126
Vittorio Feltri 56
Luciana Castellina 33
Schede Nulle 26
Emma Bonino 23
Stefano Rodotà 22
Lucio Barani 21
Giuseppe Pagano 11
Claudio Sabelli Fioretti 8
Marcello Gualdani 7
Mauro Guerra 5
Francesco Guccini 4
Luigi Manconi 4
Sergio Mattarella 4
Giovanni Malagò 3
Ignazio Messina 3
Antonio Palmieri 3
Romano Prodi 3
Angelo Maria Perrino 3
Fulvio Abbate Russo 2
Pierferdinando Casini 2
Michele Emiliano 2
Franco Frattini 2
Ezio Greggio 2
Luigi Marino 2
Vincenzo Olita 2
Antonio Razzi 2
Pasquale Sollo 2
Andrea Vecchio 2
Franco Bechis 1
Pierluigi Bersani 1
Roberto Bettega 1
Borletti Buitoni 1
Antonio Calabrò 1
Andrea Cambiaso 1
Raffaele Cantone 1
Maria Pia Caravaglia 1
Gian Marco Chiocci 1
Luigi Ciotti 1
F.Conti 1
Sabrina Ferilli 1
Maria Carmela Lanzetta 1
Antonio Martino 1
Monaco 1
Luigi Ramponi 1
Antonino Romano 1
Paolo Romani 1
Giuseppe Scognamiglio 1
Mario Segni 1
Paola Severino 1
Santo Versace 1
Luigi Zanda 1
CONIGLIO BIANCO IN CAMPO BIANCO
Di Marco Travaglio.
Siccome è una partita tra furbi che si credono l’uno più furbo dell’altro, nessuno può dire se la carta Mattarella sia un atto di guerra di Renzi contro B. per rompere il Nazareno, o una manfrina per consolidare il Patto ma con il coltello dalla parte del manico. Stando a quel che è accaduto ieri, si sa solo che Renzi ha detto: il Nazareno è vivo, ma comando io, quindi votiamo Mattarella al primo scrutinio. E B. ha risposto: no, comando anch’io, dunque al primo scrutinio Mattarella non lo voto, si va a sabato, e intanto vediamo cosa mi offri in cambio. I due compari erano d’accordo per un nome condiviso (da loro, s’intende) che non si chiamasse Prodi.A dicembre era Casini, a gennaio Amato. Poi, anche grazie a un giornale con un pizzico di memoria storica e alle reazioni dell’opinione pubblica, Renzi ha capito quanto sia impopolare Amato, e ha virato su Mattarella. Che, sì, lasciò il governo Andreotti contro la legge Mammì con gli altri ministri della sinistra Dc. Ma questa è preistoria. Da anni il buon Sergio s’è inabissato in un mutismo impenetrabile, ai confini dell’invisibilità, che non autorizza nessuno a considerarlo né amico né nemico del Nazareno. Quel che si sa è che, pur essendo un ex Dc, non appartiene al giglio magico renziano, ma è molto ben visto dall’ex re Giorgio e dalla sottostante lobby di Sabino Cassese, di cui fanno parte i rispettivi rampolli Giulio Napolitano e Bernardo Mattarella (capufficio legislativo della ministra Madia, ex fidanzata di Giulio). La solita parrocchietta di establishment romano.Altro che rottamazione. Altro che il “nuovo Pertini” di “statura internazionale” promesso da Renzi. Brava persona, per carità, ma non proprio “simbolo della legalità” per comportamenti, frequentazioni e parentele. È l’ennesimo “coniglio bianco in campo bianco” (com’era chiamato anche Napolitano, prima che smentisse tutti sul Colle). Una figura talmente sbiadita che il premier sperava mettesse d’accordo tutti: renziani e antirenziani del Pd, ma anche B. che comunque allontana definitivamente lo spettro di Prodi. Diciamola tutta: se Renzi avesse voluto rompere il Patto del Nazareno, avrebbe candidato l’unico vero ammazza-Silvio del Pd, e cioè il Professore. Perciò sarebbe il caso che Imposimato – anche alla luce di quel che abbiamo scritto ieri e aggiungiamo oggi sulla sua carriera tutt’altro che lineare – venisse pregato dai 5Stelle di ritirarsi a vantaggio del secondo classificato alle Quirinarie. E che votassero Prodi anche Sel e la minoranza Pd, che ieri hanno incredibilmente abboccato all’amo di Renzi nella pia illusione che Mattarella segni la fine del Nazareno. A meno che B. non scelga spontaneamente il suicidio votandogli contro al quarto scrutinio di sabato, Mattarella non è affatto un candidato anti-B.. Non a caso Renzi, quando ha visto l’amico Silvio vacillare, ha consultato Confalonieri, che è subito sceso a Roma per convincere B. a restare in partita. Se alla fine, come in tutti questi anni, fra gli umori del partito e gli interessi dell’azienda, B. sceglierà i secondi e voterà Mattarella, potrà metterci il cappello e continuare a spadroneggiare e a fare affari. Anche perché, senza i suoi voti, Renzi può (forse) eleggere il capo dello Stato grazie all’apporto straordinario dei delegati regionali (quasi tutti pd). Ma poi non può governare né far passare le sue controriforme. Salvo follie autolesionistiche di un Caimano bollito, è probabile che i tamburi di guerra forzisti di ieri siano solo l’ultimo ricatto per alzare la posta, e siano destinati a trasformarsi nel breve volgere di 24 ore in viole del pensiero. Magari in cambio del salvacondotto fiscale del 3%, dato troppo frettolosamente per morto; o addirittura di qualche ministero tra qualche mese. Domani, comunque, tutte le carte saranno scoperte. Compresi i bluff.
(Da "Il Fatto Quotidiano")
CATTOLICO DI SINISTRA SGRADITO ALL'EX CAV
Di Gianfranco Pasquino.
Dalla sua tradizione politica e personale, quella della Democrazia Cristiana, dei Popolari, forse anche dell’Ulivo e poi della Margherita, Matteo Renzi ha estratto una buona candidatura per il Quirinale. L’attuale giudice costituzionale Sergio Mattarella, più volte ministro, autore, ironia della sorte, di una buona legge elettorale che Renzi seppellisce definitivamente con il suo meno buono Italicum, è in effetti, un ex-democristiano, che non ha nessun motivo di pentirsi, di basso profilo. Non è, però, un ex-democristiano di bassa qualità. Anzi, nell’ambito dei molti nomi di dc di vario genere che Renzi e il suo entourage hanno fatto circolare, per lo più strumentalmente, nei gossip pre-presidenziali, è sicuramente il migliore. Sobrio, riservato, sempre equilibrato nelle sue, rarissime, dichiarazioni, la carriera politico-parlamentare di Mattarella evidenzia anche la sua capacità di non rinunziare alle proprie convinzioni. Nel 1990 le sue dimissioni da ministro, unitamente ad altri quattro ministri della sinistra democristiana, furono motivate dal dissenso profondo sulla legge del repubblicano Mammì che aprì una prateria alle scorribande delle televisioni di Silvio Berlusconi. Probabilmente, sono proprio quelle dimissioni a renderlo non votabile da Berlusconi, che ha la memoria lunga, ma che deve anche avere capito che Mattarella non sarà un Presidente della Repubblica malleabile. Se, dunque, Berlusconi voleva qualcosa in cambio dei suoi voti, si è reso immediatamente conto che quel qualcosa Mattarella non glielo avrebbe dato. Non glielo darà. Naturalmente, neppure Renzi avrà un trattamento di favore poiché la cultura costituzionale di Mattarella a nessun favore si piega. Semmai, in quanto Presidente della Repubblica, Mattarella cercherà nei limiti del possibile di ricostruire quell’equilibrio fra le istituzioni che il fortissimo ridimensionamento del Senato e il grande potere conferito dal premio elettorale alla lista vittoriosa e al suo capo mettono in seria discussione. Dalla difficile prova dell’elezione presidenziale Renzi esce finora giustamente soddisfatto. Ha evitato che il Pd andasse in ordine sparso perseguendo candidature che, in generale, erano in parte divisive in parte inadeguate, a lui, comunque, non pienamente gradite. Ha dimostrato che il Patto del Nazareno non implicava nessun accordo segreto e inconfessabile riguardo all’inquilino da collocare al Colle per i prossimi sette anni. Ha messo in serie difficoltà l’area Nuovo Centro Destra e Udc, molti dei quali ex-democristiani dovranno dare delle spiegazioni a se stessi e alla loro coscienza se finiranno per non votare uno dei migliori di loro. Alfano non potrà cavarsela portando l’Ncd, come ha dichiarato, su posizioni più critiche dell’azione del governo di cui lui fa parte e dal quale non può staccarsi se non a rischio, quasi letale, di provocare nuove difficoltosissime elezioni. Dal canto suo, Berlusconi non può abbandonare gli accordi sulle riforme elettorali e costituzionali da concludere. Forse riuscirà a capire in tempo che votare Ma. ttarella spiazzerebbe l’Ncd e lo rimetterebbe in sintonia con Renzi, una sintonia di cui Forza Italia al 16 per cento ha molto più bisogno che non il segretario del Partito Democratico. I falchi di Forza Italia volano incattiviti, ma non sanno dove andare a posarsi. Infine, la mossa di Renzi ha reso visibilissime l’incapacità e l’irrilevanza dei grillini che sono in imbarazzo, anche perché poco sanno della storia della Repubblica, a giustificare il non–voto per Mattarella. Una vittoria presidenziale è molto importante. Cancellerà per qualche tempo le molte preoccupazioni che il capo del governo deve avere soprattutto in termini di rilancio dell’economia. Sopirà anche le tensioni fra i renziani e le maltrattate minoranze interne, meno quella di Civati che s’inventerà qualcosa per rilasciare interviste. Metterà anche in soffitta la prospettiva, del tutto illusoria, di un progetto Tsipras Italian-style. Renzi si troverà al tempo stesso più libero nelle scelte, ma privo del sostegno che Napolitano gli ha garantito.
Schede Bianche 531
Ferdinando Imposimato 126
Vittorio Feltri 56
Luciana Castellina 34
Schede Nulle 26
Emma Bonino 23
Stefano Rodotà 22
Claudio Sabelli Fioretti 14
Marcello Gualdani 10
Giuseppe Pagano 8
Santo Versace 6
Romano Prodi 5
Paola Severino 5
Sergio Mattarella 4
Antonio Razzi 4
Gian Carlo Sangalli 4
Lucio Barani 3
Ezio Greggio 3
Mauro Guerra 3
Ignazio Messina 3
Pierluigi Bersani 2
Luciano Cimmino 2
Anna Finocchiaro 2
Franco Frattini 2
Agostino Marianetti 2
Giuseppe Scognamiglio 2
Angelo Caloia 1
Francesco Celi 1
Giuliano Cerulli 1
Sergio Cofferati 1
Stefania Craxi 1
Massimo D'Alema 1
Barbara D'Urso 1
Luigi Faramonti 1
Sabrina Ferilli 1
Giuliano Ferrara 1
Fornaro 1
Bruno Giraudo 1
Enzo Iacchetti 1
Maria Carmela Lanzetta 1
Claudio Lombardo 1
Giovanni Malagò 1
Luigi Manconi 1
Marantelli 1
Antonio Martino 1
Alfredo Messina 1
Monaco 1
Roberta Oliaro 1
Arturo Parisi 1
Perrone 1
Giorgio Rebuffa 1
Antonino Romano 1
Renato Schifani 1
Anche la terza votazione,così come le precedenti due,vede il quorum fissato a seicentosettantatré voti (pari ai due terzi dei componenti dell'Assemblea). Neanche stavolta è stato raggiunto il quorum,e quindi ci sarà bisogno almeno di una quarta votazione domani mattina quando il quorum si abbasserà a cinquecentocinque voti. Questo comunque l'esito complessivo,dispersi compresi:
Schede Bianche 517
Ferdinando Imposimato 126
Vittorio Feltri 56
Luciana Castellina 33
Schede Nulle 26
Emma Bonino 23
Stefano Rodotà 22
Lucio Barani 21
Giuseppe Pagano 11
Claudio Sabelli Fioretti 8
Marcello Gualdani 7
Mauro Guerra 5
Francesco Guccini 4
Luigi Manconi 4
Sergio Mattarella 4
Giovanni Malagò 3
Ignazio Messina 3
Antonio Palmieri 3
Romano Prodi 3
Angelo Maria Perrino 3
Fulvio Abbate Russo 2
Pierferdinando Casini 2
Michele Emiliano 2
Franco Frattini 2
Ezio Greggio 2
Luigi Marino 2
Vincenzo Olita 2
Antonio Razzi 2
Pasquale Sollo 2
Andrea Vecchio 2
Franco Bechis 1
Pierluigi Bersani 1
Roberto Bettega 1
Borletti Buitoni 1
Antonio Calabrò 1
Andrea Cambiaso 1
Raffaele Cantone 1
Maria Pia Caravaglia 1
Gian Marco Chiocci 1
Luigi Ciotti 1
F.Conti 1
Sabrina Ferilli 1
Maria Carmela Lanzetta 1
Antonio Martino 1
Monaco 1
Luigi Ramponi 1
Antonino Romano 1
Paolo Romani 1
Giuseppe Scognamiglio 1
Mario Segni 1
Paola Severino 1
Santo Versace 1
Luigi Zanda 1
Dispersi:Corrado Paolizzi,Ermanno Leo,Nicola Macerono,Mattia Buonocore,Francesco Esempio,Antonello Piscitelli,Cerulli (2 volte),Valeria Capone,Schiavone,Schillirò,Francesco Ciaulone,Cerulli (2 volte),Chicco Busnelli,Cimino,Ermanno Leo,Ricci,Bianca,Adriana Troisi (2 volte),Antonello Piscitelli (6 volte),Riccardo Piandini,Antonio Piscitelli,Pasquale Florio,Alfredo Dichiarato,Natale Polimeni,Lello D'Ambrosio,Andrea Bello,Salvatore Boemi,Guido Volterrani,Matteo Antonio Guerra,Luigi Bussi,Ciro Calise,Alfredo Giovannozzi,Rodolfo Marcenaro,Chiara Prato,Francesco Saverio Mazzone,Francesco Antonucci.
CONIGLIO BIANCO IN CAMPO BIANCO
Di Marco Travaglio.
Siccome è una partita tra furbi che si credono l’uno più furbo dell’altro, nessuno può dire se la carta Mattarella sia un atto di guerra di Renzi contro B. per rompere il Nazareno, o una manfrina per consolidare il Patto ma con il coltello dalla parte del manico. Stando a quel che è accaduto ieri, si sa solo che Renzi ha detto: il Nazareno è vivo, ma comando io, quindi votiamo Mattarella al primo scrutinio. E B. ha risposto: no, comando anch’io, dunque al primo scrutinio Mattarella non lo voto, si va a sabato, e intanto vediamo cosa mi offri in cambio. I due compari erano d’accordo per un nome condiviso (da loro, s’intende) che non si chiamasse Prodi.A dicembre era Casini, a gennaio Amato. Poi, anche grazie a un giornale con un pizzico di memoria storica e alle reazioni dell’opinione pubblica, Renzi ha capito quanto sia impopolare Amato, e ha virato su Mattarella. Che, sì, lasciò il governo Andreotti contro la legge Mammì con gli altri ministri della sinistra Dc. Ma questa è preistoria. Da anni il buon Sergio s’è inabissato in un mutismo impenetrabile, ai confini dell’invisibilità, che non autorizza nessuno a considerarlo né amico né nemico del Nazareno. Quel che si sa è che, pur essendo un ex Dc, non appartiene al giglio magico renziano, ma è molto ben visto dall’ex re Giorgio e dalla sottostante lobby di Sabino Cassese, di cui fanno parte i rispettivi rampolli Giulio Napolitano e Bernardo Mattarella (capufficio legislativo della ministra Madia, ex fidanzata di Giulio). La solita parrocchietta di establishment romano.Altro che rottamazione. Altro che il “nuovo Pertini” di “statura internazionale” promesso da Renzi. Brava persona, per carità, ma non proprio “simbolo della legalità” per comportamenti, frequentazioni e parentele. È l’ennesimo “coniglio bianco in campo bianco” (com’era chiamato anche Napolitano, prima che smentisse tutti sul Colle). Una figura talmente sbiadita che il premier sperava mettesse d’accordo tutti: renziani e antirenziani del Pd, ma anche B. che comunque allontana definitivamente lo spettro di Prodi. Diciamola tutta: se Renzi avesse voluto rompere il Patto del Nazareno, avrebbe candidato l’unico vero ammazza-Silvio del Pd, e cioè il Professore. Perciò sarebbe il caso che Imposimato – anche alla luce di quel che abbiamo scritto ieri e aggiungiamo oggi sulla sua carriera tutt’altro che lineare – venisse pregato dai 5Stelle di ritirarsi a vantaggio del secondo classificato alle Quirinarie. E che votassero Prodi anche Sel e la minoranza Pd, che ieri hanno incredibilmente abboccato all’amo di Renzi nella pia illusione che Mattarella segni la fine del Nazareno. A meno che B. non scelga spontaneamente il suicidio votandogli contro al quarto scrutinio di sabato, Mattarella non è affatto un candidato anti-B.. Non a caso Renzi, quando ha visto l’amico Silvio vacillare, ha consultato Confalonieri, che è subito sceso a Roma per convincere B. a restare in partita. Se alla fine, come in tutti questi anni, fra gli umori del partito e gli interessi dell’azienda, B. sceglierà i secondi e voterà Mattarella, potrà metterci il cappello e continuare a spadroneggiare e a fare affari. Anche perché, senza i suoi voti, Renzi può (forse) eleggere il capo dello Stato grazie all’apporto straordinario dei delegati regionali (quasi tutti pd). Ma poi non può governare né far passare le sue controriforme. Salvo follie autolesionistiche di un Caimano bollito, è probabile che i tamburi di guerra forzisti di ieri siano solo l’ultimo ricatto per alzare la posta, e siano destinati a trasformarsi nel breve volgere di 24 ore in viole del pensiero. Magari in cambio del salvacondotto fiscale del 3%, dato troppo frettolosamente per morto; o addirittura di qualche ministero tra qualche mese. Domani, comunque, tutte le carte saranno scoperte. Compresi i bluff.
(Da "Il Fatto Quotidiano")
CATTOLICO DI SINISTRA SGRADITO ALL'EX CAV
Di Gianfranco Pasquino.
Dalla sua tradizione politica e personale, quella della Democrazia Cristiana, dei Popolari, forse anche dell’Ulivo e poi della Margherita, Matteo Renzi ha estratto una buona candidatura per il Quirinale. L’attuale giudice costituzionale Sergio Mattarella, più volte ministro, autore, ironia della sorte, di una buona legge elettorale che Renzi seppellisce definitivamente con il suo meno buono Italicum, è in effetti, un ex-democristiano, che non ha nessun motivo di pentirsi, di basso profilo. Non è, però, un ex-democristiano di bassa qualità. Anzi, nell’ambito dei molti nomi di dc di vario genere che Renzi e il suo entourage hanno fatto circolare, per lo più strumentalmente, nei gossip pre-presidenziali, è sicuramente il migliore. Sobrio, riservato, sempre equilibrato nelle sue, rarissime, dichiarazioni, la carriera politico-parlamentare di Mattarella evidenzia anche la sua capacità di non rinunziare alle proprie convinzioni. Nel 1990 le sue dimissioni da ministro, unitamente ad altri quattro ministri della sinistra democristiana, furono motivate dal dissenso profondo sulla legge del repubblicano Mammì che aprì una prateria alle scorribande delle televisioni di Silvio Berlusconi. Probabilmente, sono proprio quelle dimissioni a renderlo non votabile da Berlusconi, che ha la memoria lunga, ma che deve anche avere capito che Mattarella non sarà un Presidente della Repubblica malleabile. Se, dunque, Berlusconi voleva qualcosa in cambio dei suoi voti, si è reso immediatamente conto che quel qualcosa Mattarella non glielo avrebbe dato. Non glielo darà. Naturalmente, neppure Renzi avrà un trattamento di favore poiché la cultura costituzionale di Mattarella a nessun favore si piega. Semmai, in quanto Presidente della Repubblica, Mattarella cercherà nei limiti del possibile di ricostruire quell’equilibrio fra le istituzioni che il fortissimo ridimensionamento del Senato e il grande potere conferito dal premio elettorale alla lista vittoriosa e al suo capo mettono in seria discussione. Dalla difficile prova dell’elezione presidenziale Renzi esce finora giustamente soddisfatto. Ha evitato che il Pd andasse in ordine sparso perseguendo candidature che, in generale, erano in parte divisive in parte inadeguate, a lui, comunque, non pienamente gradite. Ha dimostrato che il Patto del Nazareno non implicava nessun accordo segreto e inconfessabile riguardo all’inquilino da collocare al Colle per i prossimi sette anni. Ha messo in serie difficoltà l’area Nuovo Centro Destra e Udc, molti dei quali ex-democristiani dovranno dare delle spiegazioni a se stessi e alla loro coscienza se finiranno per non votare uno dei migliori di loro. Alfano non potrà cavarsela portando l’Ncd, come ha dichiarato, su posizioni più critiche dell’azione del governo di cui lui fa parte e dal quale non può staccarsi se non a rischio, quasi letale, di provocare nuove difficoltosissime elezioni. Dal canto suo, Berlusconi non può abbandonare gli accordi sulle riforme elettorali e costituzionali da concludere. Forse riuscirà a capire in tempo che votare Ma. ttarella spiazzerebbe l’Ncd e lo rimetterebbe in sintonia con Renzi, una sintonia di cui Forza Italia al 16 per cento ha molto più bisogno che non il segretario del Partito Democratico. I falchi di Forza Italia volano incattiviti, ma non sanno dove andare a posarsi. Infine, la mossa di Renzi ha reso visibilissime l’incapacità e l’irrilevanza dei grillini che sono in imbarazzo, anche perché poco sanno della storia della Repubblica, a giustificare il non–voto per Mattarella. Una vittoria presidenziale è molto importante. Cancellerà per qualche tempo le molte preoccupazioni che il capo del governo deve avere soprattutto in termini di rilancio dell’economia. Sopirà anche le tensioni fra i renziani e le maltrattate minoranze interne, meno quella di Civati che s’inventerà qualcosa per rilasciare interviste. Metterà anche in soffitta la prospettiva, del tutto illusoria, di un progetto Tsipras Italian-style. Renzi si troverà al tempo stesso più libero nelle scelte, ma privo del sostegno che Napolitano gli ha garantito.
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